XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3194
Onorevoli Colleghi! - Nel nostro Paese sono sempre più
numerosi i pazienti che si affidano alle cure mediche
cosiddette alternative. Statistiche approssimative parlano di
diversi milioni di persone per un fatturato annuo che sfiora i
260 milioni di euro.
Tali discipline, che hanno secoli di vita, vengono
tacciate dalla scienza ufficiale di scarso valore scientifico
per l'impossibilità di dimostrazione ripetibile del risultato
ottenuto.
Non si capisce, però, il perché sempre più gente cerca una
via alternativa o soprattutto integrativa a quella che è la
medicina ufficiale, la quale ha raggiunto grandissimi
traguardi nel campo della sperimentazione, della chirurgia,
delle varie specializzazioni ma proprio per questo ha
trascurato talvolta l'uomo nella sua essenza psicofisica.
Il disinteresse che per tanti anni le istituzioni hanno
avuto per tali discipline ha fatto sì che non ci fossero
organi di vigilanza preposti a seguire eventuali progressi in
questo campo e, cosa ancor peggiore, che non ci fosse nessuna
regolamentazione.
Per questo capita che tali discipline vengano praticate da
soggetti senza qualifica né titoli, che fanno dell'arte medica
una mera speculazione commerciale o tanto peggio una
esaltazione di proprie capacità taumaturgiche e
sovrannaturali. E' cronaca che esistono addirittura "maghi"
che preparano pozioni a base di erbe o farmaci omeopatici,
impongono le mani o fanno manipolazioni strane vendendo per
capacità "particolari" quelle che sono tecniche di agopuntura,
riflessologia, shatsu, osteopatia, eccetera.
La necessità di staccarsi dal pur efficace metodo della
medicina convenzionale dotata di mezzi terapeutici e
diagnostici sicuramente efficaci, trova la sua ragion d'essere
nella ricerca di una terapia alternativa cosiddetta "dolce"
che tende a riequilibrare sistemi malati ed intossicati
portando ad un riequilibrio della reattività del paziente che
nei suoi sistemi di difesa trova naturalmente la giusta forza
per reagire e sconfiggere il male che lo attanaglia.
Ciò non significa tuttavia che la medicina convenzionale e
quelle complementari si escludano a vicenda, ma anzi, al
contrario, esse possono integrarsi a tutto vantaggio dei
pazienti. Tale possibilità può essere raggiunta soltanto se,
in primis, tali medicine vengono riconosciute
paritariamente dalle preposte autorità mediche e non sono
oggetto di discriminazione.
Perché tale complementarità si realizzi in concreto è
necessario intervenire sull'elemento che esse hanno in comune:
il fatto di non essere riconosciute o di essere riconosciute
in modo differenziato dalle autorità mediche. Invece, negli
ultimi anni sono stati fatti tentativi per avvicinare la
medicina tradizionale a quelle complementari, da una parte
analizzando i pregiudizi di irrazionalità scientifica con cui
vengono bollate e, dall'altra, avviando, nella prassi,
esperienze di complementarità di trattamento.
Un intervento di regolamentazione del settore attraverso
la predisposizione di una legislazione quadro sulle medicine
complementari è auspicabile al fine di favorire la
complementarità e l'integrazione di diversi approcci
terapeutici, nonché di valorizzare, anche nel nostro Paese, in
analogia con gli altri Paesi dell'Unione europea, pratiche
terapeutiche che interessano milioni di cittadini. La presente
proposta di legge mira, quindi, a individuare un insieme
organico di norme, che costituisca un riconoscimento giuridico
di determinate terapie complementari per la cura della salute
come l'omeopatia, la fitoterapia, l'omotossicologia,
l'agopuntura, l'antroposofia, la medicina tradizionale cinese,
l'ayurveda, l'osteopatia e la posturologia, in
applicazione del principio universale di libertà di scelta
terapeutica.
L'articolo 1 della presente proposta di legge fissa le
finalità e l'oggetto della legge ponendo l'accento
sull'aspetto della formazione di base, affidata alle
università, basata su insegnamenti che sono definiti con
decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della
ricerca.
L'articolo 2 indica le modalità per la qualificazione
professionale dei medici. Il comma 2 garantisce, nel Consiglio
superiore di sanità, una rappresentanza dei settori
terapeutici complementari.
L'articolo 3 indica gli indirizzi terapeutici
complementari che vengono riconosciuti e che,
conseguentemente, permettono a chi li pratica di definire
pubblicamente la propria qualificazione professionale.
L'agopuntura è una forma di terapia medica che si avvale
della stimolazione di determinate zone cutanee per mezzo
dell'infissione di aghi metallici, con lo scopo di raggiungere
un equilibrio da qualsiasi causa alterato. Per la cultura
orientale le malattie sono generate da un alterato equilibrio
"energetico" delle due manifestazioni, lo yin e lo
yang, dell'energia dell'universo, energia grazie alla
quale noi viviamo e la cui alterazione, dovuta ad anormale o
difficoltosa circolazione nel nostro organismo, genera lo
stato morboso. Gli aghi, infissi nei punti di affioramento dei
meridiani energetici, fanno sì che si ristabilizzi la normale
circolazione energetica. Per la cultura occidentale, invece,
l'agopuntura provoca una stimolazione di neurorecettori,
agendo per via diretta su terminazioni libere di fibre
nervose; tramite tale stimolazione del sistema nervoso
periferico si ha la possibilità di agire, per via diretta,
umorale o vascolare, su un organo o apparato che
frequentemente non è in relazione topografica o metamerica con
il punto cutaneo stimolato.
La fitoterapia è un sistema terapeutico che interviene
sulle malattie mediante la somministrazione di sostanze
vegetali, piante intere o parti di esse, piante allo stato
naturale o preparazioni da esse ricavate. La fitoterapia è la
medicina più conosciuta e utilizzata in Occidente, dove vanta
un'antica tradizione. Fino all'invenzione dei primi farmaci,
nel XIX secolo, le preparazioni a base di piante erano,
infatti, i principali medicinali a disposizione, e la maggior
parte di essi sono stati sintetizzati a partire da noti
princìpi attivi contenuti nelle specie vegetali. Altra
caratteristica della fitoterapia è l'estrema versatilità,
dovuta al fatto che tante sono le proprietà delle piante, che
non esistono indicazioni terapeutiche privilegiate e che il
suo campo di applicazione è pressoché totale.
L'omeopatia è un metodo clinico e terapeutico basato sulla
legge dei simili formulato da S. Hahnemann all'inizio del
secolo XIX.
La legge dei simili afferma che è possibile curare un
malato somministrandogli una sostanza che, in un uomo sano,
riproduce tutti i sintomi della sua malattia. La farmacologia
omeopatica classica è costituita da una serie di "rimedi"
tratti dal mondo minerale, vegetale, animale e di sintesi.
Ogni rimedio è stato singolarmente testato a dosi
sub-tossiche sull'uomo sano, attraverso la
sperimentazione patogenica pura, per evidenziare i sintomi
provocati. Il rimedio è poi somministrato al malato in dosi
più o meno attenuate, preparato attraverso un ben codificato
procedimento di fabbricazione, progressive diluizioni e
succussioni.
La medicina antropofisica è un ampliamento della medicina
convenzionale. Fu sviluppata, a partire dal 1920, dal dottor
Rudof Steiner, fondatore dell'antroposofia, in collaborazione
con la dottoressa Ita Wagman e con altri medici.
L'antroposofia inaugura un metodo conoscitivo, fondato su una
propria epistemologia, che guida la ricerca delle leggi che
stanno a fondamento delle manifestazioni della vita,
dell'anima e dello spirito, nell'uomo e nella natura. Frutto
di tale ricerca è un'immagine integrata dell'uomo che permette
di valutare tutti gli aspetti in cui la vita umana si
realizza. Ciò rende possibile, tra l'altro, una concezione
unitaria, razionale e inevitabile di fisiologia, patologia e
terapia. Il medico che orienta la sua professione in senso
antroposofico si sforza di cogliere, assieme al paziente, il
significato della malattia riguardo alla sua evoluzione
corporea, psichica e spirituale, tenendo conto delle leggi
intrinseche alla biografia dell'uomo.
L'omotossicologia è una concezione innovativa
dell'omeopatia con un suo proprio corpus teorico e
metodologico e una sua caratteristica strategica terapeutica.
Per l'omotossicologia lo stato di salute è interpretato come
omeostasi dinamica; la malattia è interpretata come
espressione della lotta fisiologica dell'organismo che tende a
eliminare quelle omeo-tossine o stressor endogene ed esogene
che hanno superato la soglia di allarme. La terapia tende, di
conseguenza, a stimolare i meccanismi di disintossicazione
propri dell'organismo, incrementando la risposta immunitaria
specifica di ciascun soggetto. Ayurveda, in lingua
sanscrita, significa scienza della vita. Ma ayurveda è
anche definito il contatto del corpo con lo spirito, l'unione
attraverso cui si determina la durata della vita, secondo il
principio che tutto ciò che è materia ed energia sia parte di
un ordine cosmico assoluto dove tutto vive in un'armoniosa
sintonia, il microcosmo con il macrocosmo, e dove anche
l'uomo, pertanto, è iscritto in questo rapporto universale.
Ispirandosi ai Veda, i più antichi libri sapienzali
dell'India, l'ayurveda si prende cura della salute della
persona nella sua totalità. Rispetto alla medicina
occidentale, l'ayurveda si fonda su un concetto di
salute molto più ampio, che non si identifica solo con
l'assenza della malattia ma con il perfetto equilibrio
dell'organismo. La medicina indiana ritiene che l'origine
della malattia sia da ricercare in particolare nello
squilibrio interno del corpo e che quindi la diagnosi e la
cura devono essere mirate esclusivamente a ripristinare il
corretto funzionamento dei processi fisiologici e l'equilibrio
delle energie vitali.
La posturologia è una disciplina medica che rappresenta
l'evoluzione della biomeccanica, della osteopatia e della
kinesiologia applicata. Essa ha come oggetto lo studio della
postura eretta, delle cause alla base delle anomalie e dello
sviluppo di metodiche diagnostiche e terapeutiche.
L'antropologia ha insegnato che mente e postura verticale
si sono evoluti contemporaneamente poiché lo sviluppo dei
processi mentali prevedeva la capacità dell'inferenza che si
acquisisce solo potendo volgere lo sguardo verso l'orizzonte.
Questa condizione necessaria per l'evoluzione della specie
umana ha avuto dei costi sull'armonia ed equilibrio del corpo.
La biomeccanica ci ha mostrato come la posizione bipede sia,
tra le diverse posture, la più precaria e scomoda e, quindi,
più facilmente soggetta a squilibri.
L'osteopatia ha fornito il senso dell'unità del sistema
muscolo-scheletrico ovvero qualunque modificazione avvenga in
un distretto corporeo, esso si riverbera su tutto il
sistema.
La posturologia ha rielaborato tutte le informazioni che
provengono da queste discipline effettuando delle modifiche
diagnostiche e terapeutiche dovute alle nuove conoscenze
scientifiche. L'originalità di questa disciplina sta nel fatto
che essa giudica le modificazioni del sistema
muscolo-scheletrico un effetto di un'alterazione dei sistemi
di informazione e controllo della postura.
In questo senso essa è vicina alle discipline solistiche
perché riafferma l'interdipendenza delle varie aree del corpo
umano, ma se ne allontana perché sostiene che tale sistema è
sotto controllo di agenti specifici e che le alterazioni della
postura sono secondarie ad un loro cattivo funzionamento.
Le strutture che hanno il compito di informare il cervello
della disposizione del corpo nello spazio sono poste
diffusamente nel corpo sia in aree aspecifiche (cute), sia
specifiche (apparato acustico vestibolare, visivo,
stomatognatico, podalico). Esse informano, di continuo, i
distretti celebrali che danno origine a risposte dirette
all'apparato muscolare che in tale modo controlla la postura
dell'individuo, sia in fase statica che dinamica.
Un cattivo funzionamento a carico delle strutture
informative, del sistema effettore (fasce, legamenti, muscoli)
del cervello, pregiudica sia la posizione eretta, sia la
dinamica del movimento ed il rapporto spazio-temporale che è
alla base della coordinazione motoria.
L'obiettivo della posturologia è individuare non solo
quanta parte del sistema effettore è coinvolto nello
squilibrio posturale ma, principalmente, quali parti del
sistema informativo e di controllo presentano un cattivo
funzionamento e quali sistemi bisogna adoperare per
ristabilire l'equilibrio posturale.
In conclusione, la figura del posturologo è quella di un
clinico che insieme alla diagnosi ed alla terapia a carico dei
sistemi d'informazione e di controllo, stabilisce anche un
intervento terapeutico costituito da tecniche manuali che
hanno il compito di agire non solo sulla sede del dolore ma
anche sull'intero sistema muscolo-scheletrico, poiché
l'obiettivo è il recupero dell'armonia fisica.
Per tale motivo si utilizzano le tecniche terapeutiche di
osteopatia, di kinesiologia applicata e di ginnastica
posturale e per il medesimo motivo sembra quanto mai opportuno
costituire corsi, in tali discipline, per operatori
sanitari.
Per superare la diffidenza, e, a volte, l'aperta ostilità
dei settori medici, ma anche per garantire ai cittadini la non
pericolosità di queste terapie nel rispetto dei diritti del
malato, l'articolo 4 prevede l'istituzione, presso l'ordine
dei medici, di sette registri degli operatori delle medicine
complementari, per la cui iscrizione sono indicati requisiti
soggettivi relativi agli studi effettuati ed ai titoli
conseguiti, così da fornire tali garanzie.
D'altronde, gli operatori delle terapie complementari sono
professionisti seri, che hanno seguito studi approfonditi,
spesso all'estero, visto il modesto interesse del nostro Paese
a promuovere lo studio di tali discipline e la formazione di
tali professionalità.
Lo sviluppo di queste figure va incentivato non solo
perché è in netta crescita il numero di pazienti che vi
ricorre, ma anche per le interessanti conseguenze
occupazionali che, da tale sviluppo, possono derivare. E' noto
a tutti che, mentre la popolazione nazionale vede scendere il
tasso annuo di natalità, "invecchiando" progressivamente, le
università devono limitare, ricorrendo al numero chiuso, la
gran quantità di studenti che si iscrivono ogni anno alle
facoltà di medicina e chirurgia. Sarebbe, quindi, opportuno
indirizzare i giovani verso diverse qualificazioni
professionali finalizzate alla cura della salute.
La Commissione permanente per le metodiche mediche e
terapeutiche innovative di cui agli articoli 5 e 6 svolge
l'importante compito del riconoscimento dei titoli
equipollenti di studio conseguiti all'estero, il coordinamento
della ricerca nel campo delle terapie complementari e la
sorveglianza sui relativi indirizzi.
L'articolo 7, invece, prevede l'istituzione dei corsi di
formazione post laurea ed il riconoscimento delle scuole
di formazione privata ed istituisce la Commissione per la
formazione in terapie e medicina complementari che ha il
compito di definire l'iter di formazione degli operatori
e l'esame di qualificazione.
L'articolo 8 fissa i compiti delle regioni e delle
province autonome di Trento e di Bolzano.
L'articolo 9 istituisce per i sette indirizzi terapeutici
complementari che prevedono medicinali specifici, sette
commissioni tecniche incaricate di definire i criteri di
qualità, sicurezza ed efficacia richiesti per l'autorizzazione
all'immissione in commercio dei medicinali necessari per la
pratica professionale.
Sulla base dei criteri e delle procedure fissate da questi
organi, composti da medici, farmacisti, ricercatori, esperti
in produzione e controllo dei medicinali in questione,
rappresentanti ministeriali e dei consumatori, il Ministero
della salute procederà a definire le prove farmacologiche,
tossicologiche e cliniche ai fini dell'immissione in
commercio. Ci si augura che la procedura prevista, dalla
presente proposta di legge, per giungere ad una normativa
specifica per i medicinali complementari, raggiunga lo scopo
per il quale è stata delineata così da allineare, finalmente,
in questa materia, l'Italia ad altri Paesi dell'Unione
europea.
Per evitare che l'imposta sul valore aggiunto penalizzi
eccessivamente l'acquisto dei prodotti omeopatici,
antroposofici e fitoterapici, l'articolo 10 prevede che essa
non possa superare l'aliquota massima prevista per gli altri
farmaci, mentre l'articolo 11 prescrive il loro inserimento in
specifici prontuari farmaceutici elaborati dalla Commissione
permanente per le innovazioni terapeutiche e approvati dal
Ministero della salute.
L'articolo 12 mira ad incentivare l'uso dei prodotti
omeopatici nelle cure veterinarie, imponendo alle regioni e
alle province autonome di Trento e di Bolzano l'istituzione
presso ogni azienda sanitaria locale di un servizio
veterinario omeopatico.
L'articolo 13 prevede che il Governo presenti ogni anno al
Parlamento una relazione sullo stato di attuazione della
legge.
L'articolo 14 reca le disposizioni transitorie.