XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 3003




        Onorevoli Colleghi! - Il recente omicidio del professor Biagi nonché quello meno recente del professor D'Antona, entrambi consulenti del Ministro del lavoro, sia pure di Governi di opposto orientamento, presentano caratteristiche diverse da quelli che hanno contraddistinto i numerosi episodi che hanno insanguinato l'Italia da Piazza Fontana, all'assassinio di Moro, Rossa, Bachelet, Croce, Occorsio, Palma, Alessandrini, Galli, Ruffilli e tanti altri.
        A ragione, si può parlare, di nuovo terrorismo e ricorrono gli estremi per istituire una Commissione parlamentare d'inchiesta su tale fenomeno.
        Come è noto, una inchiesta sul terrorismo era stata già svolta dalla cosiddetta "Commissione stragi" che aveva indagato sul fenomeno del terrorismo e sui motivi per i quali non erano stati individuati i responsabili di alcuni gravissimi episodi.
        E' chiaro come qualsiasi nuova indagine non possa prescindere dall'attività della precedente Commissione e dal materiale dalla stessa raccolto, ma si rivela necessario concentrare l'attenzione sul nuovo terrorismo e soprattutto sull'ambiente culturale e politico nei quali le vicende D'Antona e Biagi sono maturate.
        E' necessario tenere presente:

            che entrambi erano consulenti dei Ministri del lavoro e che pur facendo parte di Governi di diverso indirizzo politico portavano avanti una linea riformista nel mercato del lavoro;

            che entrambe le vicende presentano lati oscuri dal punto di vista investigativo.

        Le indagini relative all'assassinio del professor D'Antona, a distanza di tre anni dal fatto, non hanno fatto luce sugli autori e sui mandanti. Esse sono state intralciate da gravissime fughe di notizie provenienti da ambienti vicini agli inquirenti che richiedono l'accertamento delle responsabilità relative.
        E' inquietante che nella vicenda Biagi, a distanza di tre mesi dal fatto, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna non abbia disposto il sequestro dei computer sui quali il professore lavorava, consentendone, così, l'uso politico da parte di persone interessate. Ancora non è chiaro se queste persone si sono mosse per colpire il Governo o per colpire Cofferati, o per colpire entrambi!
        E' tuttora da approfondire anche il problema della scorta, prima concessa e poi ritirata al professor Biagi, che si sentiva da tempo minacciato come risulta da una intervista resa dal Ministro Treu al giornalista Massimo Franco ed apparsa sul n. 28 (dell'11 luglio 2001) di Panorama che, fra l'altro, diceva: "Estate del 2000, agosto per l'esattezza. Ricordo che già allora si sentiva poco protetto. C'era il Governo Amato. Biagi era in vacanza nella casa di campagna vicino a Bologna, insieme alla sua famiglia. Mi telefonò e mi disse che riceveva chiamate minatorie e che si sentiva un bersaglio in quel luogo sperduto".
        L'uccisione di Biagi fa pensare ad un nuovo quadro del terrorismo e ha punti in comune ma anche rilevanti differenze rispetto alle Brigate rosse "storiche".
        Infatti, le Brigate rosse "storiche" presentavano l'assassinio come un atto giuridico, come un'esecuzione comandata da un tribunale rivoluzionario. Esse hanno sempre fatto capire d'avere agito in modo da colpire un centro nervoso del potere. Invece, Massimo D'Antona era sconosciuto al pubblico e non a caso ci fu la ricerca di una talpa all'interno del dicastero di Antonio Bassolino.
        D'alta parte, specialmente il testo di rivendicazione dell'assassinio di D'Antona, ma anche quello dell'assassinio di Biagi, rivelano un'approfondita conoscenza sia di tipo culturale, sia di tipo documentale-funzionale delle problematiche economico-sociali e delle piattaforme rivendicative discusse al Ministero del lavoro fra le parti sociali.
        Emanuele Macaluso in una intervista apparsa a pagina 5 del Messaggero dell'8 luglio 2002 sostiene che ci troviamo davanti ad una nuova forma di terrorismo che richiede anche nuovi metodi di indagine. In tale intervista, Macaluso afferma che: "Manca il contesto internazionale, non ci sono più i grandi blocchi, ed i delitti come quelli di D'Antona e poi di Biagi s'inseriscono in logiche ristrette al mondo del lavoro, l'obiettivo è la concertazione, ci sono menti esperte, quasi addetti ai lavori".
        E' anche importante accertare per quale motivo le denunzie del professor Biagi vennero sottovalutate e lo stesso non fu tempestivamente ed adeguatamente protetto.
        Infine, bisogna accertare se gli organi deputati alla tutela delle persone a rischio sono attrezzati alla comprensione del nuovo fenomeno. E se lo siano anche tutti gli altri organi investigativi. Bisognerà accertare se nel corso degli anni '90 non sono state "smontate" le migliori competenze investigative sul terreno dell'antiterrorismo. La Commissione sarà chiamata ad indagare sul nuovo terrorismo sia sotto il profilo tecnico che sotto quello culturale senza interferire con l'attività investigativa.




Frontespizio Testo articoli