XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2745
Onorevoli Colleghi! - Il bisogno politico sempre più
avvertito oggi di una comunità sovranazionale come federazione
di popoli e di Stati comporterà, probabilmente, nel prossimo
futuro, la necessità di un'omologazione linguistica europea
che preservi, però, il patrimonio delle lingue nazionali e
garantisca altresì quelle minoritarie; ovvero quelle lingue
regionali di cui tempo addietro Lionel Jospin, a capo del
Governo transalpino, sollecitava l'inserimento tra le
discipline di insegnamento nelle scuole, richiamandosi alla
Carta del Consiglio d'Europa sulle culture locali.
Come è stato autorevolmente sostenuto "le lingue regionali
sono lingue nel pieno significato del termine, e qualche volta
più ricche e più complesse delle lingue dette nazionali".
Tutti sanno, infatti, che queste ultime non si pongono come
espressione di una supremazia politica di un dialetto sugli
altri. Solo le lingue regionali, provenienti da profonde e mai
soppresse tradizioni orali, infatti, sanno tenere viva la
libera ed autentica parola di un popolo e dei suoi
protagonisti.
I mille anni di storia di una lingua come quella
napoletana - ricca oggi di non meno di sei milioni di parlanti
- nobile per la sua antica e sempre nuova cultura letteraria,
in ambito poetico, teatrale, narrativo e musicale, meritano di
essere insigniti attraverso un riconoscimento legislativo, in
conformità agli articoli 3, 5 e 6 della Costituzione.
Giunte alla vigilia di una sempre più cogente unità
politica degli Stati europei, le singole nazioni hanno
l'obbligo di salvaguardare le peculiari identità culturali dei
popoli sovrani. Da ciò nasce il bisogno di riconoscere la
lingua napoletana come un elemento imprescindibile del
patrimonio culturale della città partenopea e della regione
Campania. Peraltro, appare opportuno ricordare,
sull'argomento, come la gran parte della produzione
drammaturgica e poetica avvenga ancora oggi in questa lingua.
Essa circola nel mondo, garantendo reddito ed immagine
all'Italia intera, ma in forme prive dell'insegnamento
necessario.
Il dialetto napoletano viene già regolarmente insegnato in
numerosi istituti di cultura di tutto il mondo, tranne che,
paradossalmente, a Napoli e in Italia.
Tali attività didattiche sono, altresì, presenti in
numerosi conservatori di musica nei quali l'apprendimento
della lingua consente un'adeguata esecuzione di opere
appartenenti al repertorio classico, moderno e contemporaneo
della canzone partenopea.
La presente proposta di legge si colloca, pertanto, lungo
la strada della riqualificazione della cultura partenopea, con
il dichiarato intento di contribuire alla immagine della
intera comunità, troppo spesso deturpata dalla continua
evocazione di malcostumi criminali radicatisi nel
territorio.
La sempre più frequente invadenza, anche nelle
rappresentazioni mediatiche, di una versione "plebea" della
cultura napoletana, caratterizzata da elementi di aggressività
e di qualunquismo culturale, sta provocando un inevitabile
quanto pericoloso fenomeno dissociativo. La maggioranza dei
locutori, infatti, rifiutando ogni rapporto con tali
rappresentazioni, preferisce rimuovere l'uso pubblico della
lingua, optando, in tale modo, per un'autocensura culturale.
Tale rimozione linguistica, estendendosi rapidamente da un
bando personale e familiare ad un tacito bando comunitario,
sta minacciando oggi la trasmissione generazionale del
patrimonio linguistico napoletano.
Per tali ragioni si è ritenuto di proporre una iniziativa
legislativa idonea a consentire, in conformità all'articolo 6
della Costituzione, la valorizzazione della lingua napoletana
(rappresentativa dell'intera cultura napoletana) attraverso
l'applicazione delle norme in materia di tutela delle
minoranze linguistiche storiche di cui alla legge 15 dicembre
1999, n. 482, e successive modificazioni.