XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2660
Onorevoli Colleghi! - Il decreto legislativo 25
febbraio 2000, n. 61, reca l'attuazione della direttiva
97/81/CE del Consiglio, del 15 dicembre 1997, relativa
all'accordo quadro sul lavoro a tempo parziale concluso
dall'UNICE (Unione delle confederazioni europee dell'industria
e dei datori di lavoro), dal CEEP (Centro europeo dell'impresa
pubblica) e dalla CES (Confederazione europea dei sindacati)
il 20 gennaio 1998.
La conclusione dell'accordo quadro ha sancito il
particolare rilievo che a livello europeo le parti sociali
hanno assegnato - nell'ambito di una strategia globale per
l'occupazione - al lavoro a tempo parziale, al fine di
raggiungere l'obiettivo di procedere in modo organico alla
modernizzazione dell'organizzazione dei rapporti di lavoro. In
quest'ottica, il part time è da ritenersi una
manifestazione concreta della diversificazione e
flessibilizzazione del rapporto di lavoro rispetto al modello
tradizionale, in grado di favorire nuove occasioni di lavoro
in quanto può contemperare, da un lato, le esigenze del mondo
della produzione, attraverso assetti organizzativi più
funzionali ed articolati e, dall'altro, le esigenze di vita
dei lavoratori.
La stessa "Agenda della politica sociale", concordata al
Consiglio europeo di Nizza nel dicembre 2001, ha ribadito
l'importanza di adattare la regolazione dei rapporti e dei
mercati del lavoro al fine di creare un opportuno equilibrio
tra flessibilità e sicurezza, invitando apertamente le parti
sociali a continuare nel loro dialogo sull'organizzazione del
lavoro ed in particolare sulle nuove forme di occupazione.
Le sollecitazioni provenienti dalle istituzioni
comunitarie hanno come base la consapevolezza che
l'habitat in cui le imprese si trovano ad operare è
irrevocabilmente mutato; si è, infatti, determinata una
crescente necessità di reagire con maggiore flessibilità ai
cambiamenti sul fronte dell'offerta e della domanda, mentre
gli sviluppi tecnologici hanno consentito alle imprese di
introdurre modalità nuove e più flessibili nell'organizzazione
dei processi produttivi.
E' apparsa evidente, a questo punto, la necessità di
adattare il quadro normativo al nuovo panorama di riferimento,
in cui le modalità di organizzazione del lavoro risultavano
completamente superate.
Gli interventi realizzati in Italia - nella scorsa
legislatura - con questo scopo sono apparsi del tutto
insufficienti; in particolare, l'attuazione della direttiva
europea 97/81/CE in materia di lavoro a tempo parziale, ad
opera dei decreti legislativi n. 61 del 2000 e n. 100 del
2001, è risultata non aderente allo spirito della direttiva:
mentre, infatti, l'Unione europea ha invitato gli Stati membri
a rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla piena
utilizzazione di questa tipologia contrattuale in una logica
di promozione dell'occupazione, i decreti legislativi emanati
introducono nuovi vincoli e appesantimenti burocratici, che
hanno finito per mortificare l'autonomia contrattuale delle
parti.
La presente proposta di legge costituisce un primo, ma
senza dubbio significativo, passo verso la restituzione
dell'autonomia alle parti sociali e ai soggetti titolari dei
rapporti di lavoro.
L'obiettivo è quello di ripristinare la piena operatività
per la contrattazione collettiva e le pattuizioni individuali,
tenendo anche presente che le incongruenze del quadro
normativo scaturite dal decreto legislativo n. 61 del 2000 -
non rimosse dal decreto legislativo n. 100 del 2001 - hanno
del tutto vanificato l'effetto delle misure legislative, di
natura previdenziale, emanate con lo scopo di incentivare il
ricorso al tempo parziale.