XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2645
Onorevoli Colleghi! - Nella notte di Natale del 1996 è
avvenuto il più grave disastro marittimo del Mediterraneo
dalla fine della II Guerra mondiale. Duecentottantatre
emigrati, soprattutto cittadini del Pakistan, dell'India e
dello Sri-Lanka sono morti annegati nelle acque davanti a
Portopalo di Capo Passero in Sicilia.
Questa la tragica cronologia dei fatti: la motonave Johan,
navigando nel Mediterraneo, aveva raccolto 450 persone
provenienti da India, Pakistan e Sri-Lanka, con l'intenzione
di trasferirli su un'altra nave, un ferry-boat battente
bandiera maltese, che avrebbe poi dovuto provvedere allo
sbarco degli immigrati sul territorio italiano.
In quella notte il mare era in tempesta e durante le
operazioni di trasbordo - dalla Johan al ferry-boat Fi
74 (lungo solo 19 metri) - avviene una collisione. Il ferry
boat affonda rapidamente con il suo carico umano: 283
persone, uomini, donne e bambini perdono la vita, solo 29
riescono a salvarsi e vengono ripescate dalla nave da cui
erano scesi.
Il 29 dicembre 1996 la Johan sbarca in Grecia 172
immigrati clandestini tra cui i 29 superstiti del naufragio
che, interrogati da un magistrato greco, raccontano la
disgrazia.
Da allora, nonostante dai giorni seguenti il naufragio
circolassero insistentemente voci tra i pescatori di Portopalo
circa una nave di clandestini affondata e si parlasse di
cadaveri pescati dalle paranze e rigettati in mare, solo il 17
giugno del 2001, grazie ad un'inchiesta giornalistica de La
Repubblica, curata da Giovanni Maria Bellu, vengono
ritrovati e fotografati i resti dei naufraghi, adagiati
intorno al relitto. Il "naufragio fantasma" finisce di essere
tale: Nord: 36,25',31"; Est: 14,54',34", acque internazionali
a diciannove miglia da Portopalo di Capo Passero, a 108 metri
di profondità. Un Rov (remotely-operated vehicle) filma
l'orrore, il relitto squarciato e oggetti e resti umani sparsi
ovunque dentro di esso e all'intorno.
Pochi giorni dopo, il 15 giugno, quattro Premi Nobel
italiani, Renato Dulbecco, Dario Fo, Rita Levi Montalcini e
Carlo Rubbia sottoscrivono un appello: "La tragedia dei 283
clandestini morti in un naufragio al largo della Sicilia e
dimenticati da tutti per oltre quattro anni non può cadere nel
silenzio. Chiediamo alla Repubblica italiana di adoperarsi per
recuperare e dare sepoltura a quei corpi: lasciarli in fondo
al mare sarebbe l'ultimo oltraggio alla loro memoria in una
Europa civile". Con numerosi colleghi parlamentari abbiamo
inteso unirci all'appello dei quattro Premi Nobel e con una
lettera indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri
abbiamo chiesto che il Governo italiano si adoperi per il
recupero delle salme dei naufraghi del Natale 1996 per
consentire ai familiari delle vittime di rendere loro
degnamente l'ultimo omaggio.
La presente proposta di legge dispone all'articolo 1,
comma 1, che si provveda al recupero marittimo del
Ferry-Boat Fi 74 e delle salme dei naufraghi. Poiché è
presumibile la difficile identificazione delle vittime, a sei
anni dal disastro, il comma dell'articolo 1 prevede la
realizzazione di un sacrario interreligioso per il ricordo
delle vittime.
L'articolo 2 individua la copertura finanziaria.