XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2408
Onorevoli Colleghe e Colleghi! - Tra Ostia e Fiumicino
si trova l'area archeologica dei porti di Claudio e Traiano e
dell'antica città di Portus, unico esempio di città portuale
imperiale dell'ampiezza presunta di circa sessantacinque
ettari, considerato il terzo sito archeologico di Roma per
importanza, dopo il Foro romano-Palatino e gli scavi di
Ostia.
La periferia romana del territorio Ostiense, dal
dopoguerra ad oggi, si è tuttavia caratterizzata per un
intenso sviluppo urbanistico, spesso abusivo ed invasivo, e
per la progressiva perdita della memoria storica delle proprie
origini.
In questo contesto risulta assolutamente emblematica,
oltre che assolutamente paradossale, l'attuale condizione
dell'area portuale di Roma imperiale, la città di Porto,
soffocata da un lato dall'invadenza delle infrastrutture
aeroportuali e dall'altro destinata per anni, dalla proprietà
privata, ad usi assai impropri, quali il famigerato
zoo-safari. Una città ancora oggi dimezzata, separata da una
rete metallica, parte di proprietà pubblica, oggi di
competenza della soprintendenza archeologica di Ostia, parte
di proprietà privata.
I porti di Claudio e Traiano, unitamente all'area urbana
dell'abitato di Portus, con i relativi quartieri al di là
della fossa Traianea, alla necropoli monumentale connessa con
l'antico compendio archeologico della basilica di
Sant'Ippolito e delle attigue terme di Matidia ed allo stesso
Museo delle navi, costituisce un complesso nei confronti del
quale il Ministero per i beni e le attività culturali ha
investito ed investe in termini di impegno e di immagine. Gli
organi della competente soprintendenza di Ostia, nel corso di
decenni, hanno posto in essere con grande tenacia ed
avvedutezza tutti gli atti necessari al completo recupero e al
godimento pubblico del patrimonio archeologico e naturalistico
del territorio Ostiense, attraverso la creazione di un grande
Parco archeologico e monumentale pubblico.
Il Parco archeologico e monumentale del territorio
Ostiense consentirebbe la degna valorizzazione di un enorme
giacimento comprensivo di tre distinti sistemi archeologici
facenti cerniera su Ostia antica: da un lato Ficana, le saline
e l'antico porto repubblicano, dall'altra i porti di Claudio e
Traiano, l'antica città di Porto e l'Isola sacra, ed infine le
ville costiere e gli insediamenti sulla via Severiana
(Pianabella, Procoio, Castel Fusano, Castel Porziano,
Capocotta).
L'esistenza e la degna valorizzazione di un giacimento
archeologico giustificherebbero di diritto - ne siamo convinti
- l'inserimento del Parco archeologico e monumentale del
territorio Ostiense nel patrimonio mondiale dell'UNESCO e la
trasformazione della soprintendenza archeologica di Ostia in
soprintendenza autonoma.
La istituzione di un Parco archeologico e monumentale
pubblico di tale rilevanza dovrebbe rientrare di diritto
nell'intesa istituzionale di programma tra Stato e regione
Lazio, finalizzata a sostenere la valorizzazione dei beni, dei
servizi e delle attività culturali del Lazio.
La istituzione di un Parco archeologico di tale
importanza, inserito armonicamente in un più ampio contesto di
grande rilevanza e valenza ambientale, quale la riserva
statale del litorale romano, avrebbe poi straordinarie
potenzialità culturali, turistiche ed occupazionali per
l'intero quadrante ovest dell'area metropolitana romana, per
l'agevole connessione ai flussi turistici regionali, nazionali
ed internazionali ottenibile in virtù della presenza
dell'aeroporto internazionale di Fiumicino, dell'avvenuta
realizzazione, nel XIII municipio, del porto turistico di
Roma, e della futura realizzazione di quelli turistico e
commerciale nel territorio oggi ricadente nel comune di
Fiumicino, nonché per la naturale esistenza di numerose
direttrici viarie, ferroviarie, fluviali, ciclabili e
pedonali, che garantirebbero il collegamento diretto del Parco
archeologico e monumentale con il centro di Roma.
Il lungimirante tentativo dei competenti organi della
soprintendenza di dar corso al completamento del Parco
archeologico e monumentale del territorio Ostiense si è
purtroppo interrotto per un mero vizio di forma, puntualmente
accertato dalla IV sezione del Consiglio di Stato nel 1996,
con l'annullamento della procedura di esproprio di una
rilevante parte dell'area portuale della Roma imperiale e
della città di Portus.
Crediamo sia giunto finalmente il momento di restituire
alla comunità delle cittadine e dei cittadini del litorale
romano la possibilità di godere pienamente delle testimonianze
storiche delle proprie origini attraverso la realizzazione di
un progetto importante e strategico per lo sviluppo
sostenibile del litorale romano.
Riteniamo sia doveroso per il Parlamento italiano
recuperare finalmente al pieno godimento pubblico questo
enorme patrimonio culturale attraverso specifici piani di
intervento straordinario che coinvolgano, proprio in
attuazione dell'articolo 9 della Costituzione, lo Stato e gli
enti locali cui la normativa vigente riconosce la competenza a
valorizzare i beni culturali presenti nell'ambito territoriale
di riferimento.
A tale proposito già il consiglio comunale di Roma nelle
sedute del 20/21 dicembre 2001, e quello provinciale di Roma,
nella seduta del 28 gennaio 2002, hanno approvato
all'unanimità un apposito ordine del giorno volto ad impegnare
il Ministero per i beni e le attività culturali a provvedere
al rifinanziamento della legge n. 396 del 1990, recante
interventi per Roma, capitale della Repubblica, al fine di
consentire la piena attuazione dei programmi predisposti dai
competenti organi della soprintendenza archeologica di Ostia,
al fine di realizzare il grande Parco archeologico e
monumentale del territorio Ostiense, attraverso le
demanializzazioni e gli interventi infrastrutturali
necessari.
La citata legge n. 396 del 1990, prevede, infatti, tra i
propri obiettivi all'articolo 1, comma 1, lettera b), la
conservazione del patrimonio monumentale, archeologico e
artistico, e la creazione di parchi archeologici, nonché
all'articolo 1, comma 1, lettera c), la più efficace
tutela dell'ambiente e del territorio, attraverso il
risanamento del Tevere e del litorale.
D'altro canto, l'articolo 8 del decreto legislativo n. 368
del 1998 prevede la possibilità di trasformare in
soprintendenze dotate di autonomia scientifica, finanziaria,
organizzativa e contabile le soprintendenze che hanno
competenza sui complessi di beni distinti da eccezionale
valore archeologico, storico-artistico e architettonico, anche
mediante apposito decreto ministeriale, come stabilito dal
regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica
n. 441 del 2000 e come recentemente, proprio in virtù delle
norme citate, è stato disposto per quattro soprintendenze
speciali.
Per dar corso alla volontà di migliaia di cittadine e
cittadini del litorale romano, alla volontà unanimemente
espressa dagli enti locali competenti, ai sensi dell'articolo
152 del decreto legislativo n. 112 del 1998, per la
valorizzazione dei beni culturali presenti nell'ambito
territoriale di riferimento, nonché competenti, ai sensi
dell'articolo 149, comma 5 del medesimo decreto legislativo n.
112 del 1998, a formulare proposte in merito all'esercizio
delle funzioni di competenza statale di cui alle lettere a)
ed e) del comma 3 del medesimo articolo 149, con
specifico riferimento alla espropriazione di beni mobili ed
immobili di interesse storico o artistico, si sceglie la
strada della legge provvedimento.