XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2374
Onorevoli Colleghi! - L'immigrazione č un fenomeno di
crescenti proporzioni che - in tema di diritti e di doveri -
richiede risposte urgenti, ispirate ai princėpi di solidarietā
e di convivenza civile.
Gli stranieri non devono e non possono essere considerati
una minaccia per l'ordine pubblico e per l'occupazione, ma una
straordinaria risorsa per il progresso civile, culturale ed
economico della nostra societā. Il riconoscimento della
ricchezza, certo non solo economica, che dā al nostro Paese la
presenza di donne e uomini provenienti da altri Stati, che
risiedono regolarmente in Italia, non puō essere disgiunta dal
riconoscimento dei diritti giuridici, civili e politici che
rappresentano la precondizione per rendere effettiva la
partecipazione dei migranti nella societā di accoglienza. E'
urgente, dunque, la necessitā di definire e rafforzare
politiche di cittadinanza nei confronti di chi vive, risiede,
studia, lavora nel nostro Paese.
Al termine del suo mandato triennale, la Commissione per
le politiche di integrazione degli immigrati ha evidenziato,
in un documento presentato al Governo, che le politiche di
integrazione in Italia sono all'avanguardia in alcuni settori
e in retroguardia in altri.
Il testo unico delle disposizioni concernenti la
disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello
straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n.
286, prevede una serie di norme tese a favorire l'inserimento
degli stranieri extracomunitari regolarmente presenti in
Italia, anche con misure atte a garantire alcuni diritti
fondamentali della persona.
Gli immigrati regolari godono di diritti fondamentali in
materia di tutela della maternitā e dell'infanzia, di lavoro
(anche autonomo), di accesso alle libere professioni e ai
diritti previdenziali, in condizioni di paritā con i cittadini
italiani. In altre materie, che riguardano fondamentali
diritti individuali, il nostro Paese, invece, č tuttora
ancorato a concezioni ormai anacronistiche, che non hanno
giustificazione rispetto ai princėpi base di una moderna
democrazia.
Una delle gravi lacune - rispetto all'auspicato processo
di integrazione nel nostro sistema politico e sociale di tali
soggetti - consiste nel mancato riconoscimento agli stranieri,
regolarmente e stabilmente residenti nel territorio nazionale,
dell'elettorato attivo e passivo.
L'Italia, fino ad oggi, non si č adeguata alla linea di
tendenza europea rispetto al diritto di voto, e quindi alla
partecipazione dello sviluppo democratico, non solo nelle
consultazioni elettorali nazionali, ma neppure in quelle
locali (giā previsto, ad esempio, in Spagna e in Belgio).
La presente proposta, che modifica gli articoli 48 e 51
della Costituzione, č finalizzata al riconoscimento del
diritto di voto attivo e passivo agli stranieri. Alla modifica
costituzionale deve evidentemente seguire una specifica
regolamentazione mediante legge ordinaria: proprio per questo
motivo, i proponenti hanno presentato - contemporaneamente
alla presente proposta di legge costituzionale - una
complementare proposta di legge tesa a modificare anche il
citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 (atto
Camera n. 1894), prevedendo l'estensione del diritto di voto
locale, attivo e passivo, per gli stranieri che risiedono
stabilmente e regolarmente in Italia da almeno cinque anni,
come peraltro era previsto inizialmente dall'articolo 38, poi
stralciato nel corso dei lavori parlamentari, del disegno di
legge governativo (atto Camera n. 3240, XIII legislatura, che
č divenuto legge n. 40 del 1998).
Un'ultima, ma significativa, considerazione:
l'interpretazione corrente della nostra Carta costituzionale,
sancita anche dalla giurisprudenza, estende i diritti
fondamentali a "tutti" e non solo ai "cittadini". Nello stesso
senso vanno numerose convenzioni internazionali ratificate
dall'Italia, tra cui, in particolare - per quanto riguarda i
diritti dei cittadini dell'Unione europea - il Trattato di
Maastricht, sottoscritto e ratificato dal nostro Paese, che
sancisce il passaggio da una situazione di "tolleranza" ad
un'altra caratterizzata da diritti garantiti a tutti, senza
discriminazioni.