XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2373
Onorevoli Colleghi! - Considerazioni di ordine etico,
giuridico e pratico portano a ritenere, in uno Stato
democratico, inammissibile la pena capitale.
L'Italia, terra natale di Cesare Beccaria e uno dei primi
Paesi al mondo ad abolire la pena di morte (cancellata dai
nostri codici nel 1890, se si eccettua la parentesi fascista),
può rivendicare con orgoglio il fatto di essere in prima fila
a livello internazionale nella battaglia per l'abolizione di
tale pena.
Nessun ordinamento giuridico e nessun crimine, neanche il
più efferato, può giustificare il fatto che lo Stato metta a
morte un essere umano, dimostrando in tal modo di parlare lo
stesso linguaggio dei criminali che ha condannato.
"Assassinio e punizione capitale - ammoniva George Bernard
Shaw - non sono opposti che si cancellano a vicenda, ma simili
che generano la loro natura".
L'attuale formulazione dell'articolo 27 della nostra
Costituzione, però, presenta un'antinomia: da un lato, si
proclama il principio della finalità rieducativa e
dell'umanità della pena; e dall'altro si consente, seppure in
ipotesi residuali ed eccezionali, quali quelle previste dalle
leggi militari di guerra, il ricorso alla pena capitale.
Sebbene tali ipotesi siano già state eliminate sul piano
della normazione ordinaria con la legge n. 589 del 1994,
recante "Abolizione della pena di morte nel codice penale
militare di guerra" è necessario porre rimedio al più presto
al fatto che nel testo costituzionale permanga il riferimento
ad ipotesi che giustificano il ricorso alla pena di morte.
La presente proposta di legge costituzionale è tesa ad
eliminare in maniera definitiva e irreversibile la pena
capitale dal nostro ordinamento costituzionale.
Analoga proposta fu anche presentata nella scorsa
legislatura alla Camera dei deputati (atto Camera n. 3484) da
numerosi deputati appartenenti a schieramenti politici
diversi, ed approvata nella seduta del 14 aprile 1999
pressochè all'unanimità (362 voti favorevoli, 4 astenuti e un
solo voto contrario), ma purtroppo l'iter di
approvazione non venne concluso prima della fine della
legislatura.
La modifica dell'articolo 27 della nostra Costituzione
costituisce un ulteriore passo del percorso che pone il nostro
Paese in prima fila nella lotta contro la pena capitale nel
mondo e che collocherebbe l'Italia fra le Nazioni che hanno
deciso di rinunziare a ricorrere, in qualsiasi circostanza,
all'uccisione legale di un essere umano.
Il raggiungimento di tale obiettivo sarà, inoltre, di
estrema importanza per la battaglia che già da tempo il nostro
Paese sta conducendo per l'abolizione della pena di morte in
tutto il mondo.
Si tratta di una battaglia che, con l'ingresso dell'Italia
nel novero di quelli che le organizzazioni per i diritti umani
definiscono Stati "totalmente abolizionisti", potrà proseguire
con maggior forza, affinchè siano effettivamente garantiti, in
tutto il mondo, quei diritti fondamentali della persona, primo
fra tutti il diritto alla vita, che consideriamo un patrimonio
irrinunciabile dell'umanità.
Basti pensare all'apporto che, in occasione
dell'istituzione della Corte penale internazionale per i
crimini contro l'umanità, ha dato il nostro Paese, battendosi
con successo per l'istituzione di un giudice internazionale
precostituito per legge, che giudicasse i crimini contro
l'umanità e, in particolare, per eliminare la pena capitale
tra le pene previste anche per reati di tale gravità.