XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2325
Onorevoli Colleghi! - Da anni si parla, in maniera
sempre più insistente, della necessità di creare un'Europa dei
popoli, di consolidare il principio di autodeterminazione
introdotto dal trattato di Helsinky quale diritto implicito
per le democrazie compiute, di applicare un modello
federalista che reclama a gran voce la presenza territoriale
di soggetti istituzionali veramente rappresentativi di
comunità omogenee. Parimenti, in una zona fortemente omogenea
della Nazione, e più precisamente in quel territorio che
storicamente viene denominato "Romagna", da anni si levano
richieste di autonomia perfettamente inquadrabili
nell'ordinamento costituzionale. Stiamo parlando, per essere
chiari sin dal principio, della richiesta di realizzare la
ventunesima Regione d'Italia; la Regione Romagna appunto.
Questa richiesta ben si inquadra in un momento storico
così tremendamente cruciale per le riforme istituzionali del
Paese. Coloro i quali (come i componenti della Casa delle
libertà tutti e della Lega nord in particolare) hanno difeso
strenuamente ogni istanza autonomistica che fosse supportata
da evidenti ed inconfutabili ragioni culturali, storiche e
linguistiche, ora non possono che farsi portatori di questa
istanza.
Tuttavia, non sono solo ragioni di carattere politico che
ci spingono a volere ridare democraticamente la dignità ad un
popolo. Uno Stato che si avvia rapidamente ad attivare un
processo devolutivo è infatti uno Stato che ben si presta a
fare da testimone alla nascita di nuovi soggetti istituzionali
che siano pienamente rappresentativi di una realtà
territoriale ben definita ed omogenea. Ben venga quindi,
laddove sia giustificata da ragioni storiche, culturali e
linguistiche incontrovertibili, la nascita di una nuova
regione che avrà da subito, assieme alle altre già esistenti,
ampie competenze in materia di scuola, sanità ed ordine
pubblico oltre alle altre, previste dall'attuale ordinamento.
Ben venga, in una visione ormai ampiamente consolidata di
maggiore coinvolgimento diretto del cittadino, una nuova
istituzione regionale pronta a colmare lo squilibrio
territoriale che una gestione centralizzata ha creato nelle
terre romagnole, dove il reddito medio pro capite è
circa il 25 per cento più basso rispetto alla media rilevabile
nell'attuale regione Emilia-Romagna.
La medesima situazione (forse solo parzialmente mitigata
dalla ricchezza del turismo che si sviluppa lungo la costa
romagnola), in cui versava la comunità molisana prima di
divenire Regione con apposita legge costituzionale, nel 1963.
Regione che, in pochissimi anni, ha fatto un vero e proprio
balzo in avanti tanto in ricchezza quanto in competitività.
Esperienze come quella del Molise (divenuta regione nonostante
una popolazione di soli 336 mila abitanti contro il milione
richiesto dall'articolo 132 della Costituzione) insegnano che
il primo aiuto che uno Stato può dare allo sviluppo del
proprio territorio è quello di mantenere il potere decisionale
il più possibile vicino al territorio differenziandolo per
comunità omogenee.
Pur non essendo il presentatore di origini romagnole,
riteniamo ingiusto che il popolo romagnolo, una comunità che
esiste da secoli, non abbia ancora ottenuto il diritto di
autogovernarsi nel rispetto dell'ordinamento statale.
Ordinamento che pur prevede senza grosse difficoltà di
cogliere democraticamente l'obiettivo.