XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 2285




        Onorevoli Colleghi! - Nel corso della storia italiana del millennio testè trascorso poche figure hanno avuto una rilevanza ed una venerazione universale come quella di Francesco di Pietro di Bernardone, il figlio del mercante di Assisi che, fattosi piccolo e povero per la causa di Cristo, fu all'origine di un grande ed universale movimento di rinascita e di rinnovamento spirituale.
        Cantato in versi sublimi da Dante, immortalato da Giotto in affreschi che ancora oggi sembrano un miracolo di bellezza incomparabile, caro all'affetto non solo dei cattolici ma anche di protestanti come Paul Sabatier e Karl Barth, come pure di laici quali Giosuè Carducci ed Ernest Renan e, più recentemente, oggetto di un penetrante studio di quello che rimane uno dei più grandi storici viventi, Jacques Le Goff, Francesco d'Assisi rappresenta a tutt'oggi un patrimonio spirituale per il nostro Paese, ed è sembrato del tutto logico che il Papa Pio XI decidesse di nominarlo patrono d'Italia, accanto ad un'altra figura straordinaria come quella di Caterina da Siena.
        Ma nel corso degli anni la figura di San Francesco è venuta a significare anche altro: in particolare, a lui si guarda come ad un campione della "pace" e ad un precursore della "valorizzazione dell'ambiente".
        Infatti, la sua missione presso il sultano d'Egitto Malik al Kamil, sebbene fallita nel suo tentativo fondamentale, che era quello di convertire al cristianesimo quel principe islamico, ebbe come effetto quello di rendere possibile una presenza pacifica dei cristiani in Terrasanta, al punto tale che da sempre i figli della famiglia francescana hanno il compito della custodia del luoghi sacri in quella terra tormentata, per speciale ed antico privilegio che si fa risalire per l'appunto all'impressione ed al rispetto che anche presso i musulmani il loro fondatore seppe suscitare.
        Più in generale, sempre in un contesto di fedeltà assoluta al Vangelo, Francesco d'Assisi durante tutta la sua vita volle essere "strumento di pace", ed una delle più note preghiere a lui attribuite lo ripete con parole chiarissime: "dove c'è odio portare il perdono, dove c'è discordia l'unità, dove c'è disperazione la speranza". E di ciò egli seppe essere fedele interprete, dedicando la sua vita a riconciliare le famiglie e le città divise da odii atavici, mostrando con la parola e con l'esempio che è possibile un modello di vita distaccato dall'ansia del potere e dell'arricchimento.
        Sull'altro versante, il rimando più ovvio è quello al "Cantico delle creature", che è certo in primo luogo una lode a Dio, concepito come creatore di tutto l'universo, ma è anche, per la prima volta dopo alcuni libri della Bibbia, un esplicito riconoscimento dell'importanza e della bellezza di ogni cosa e di ogni persona che popola il nostro universo, richiamata alla sua dignità originaria oltre ogni forma di manipolazione.


Una festa da riscoprire.

        Da sempre la festa di San Francesco, il 4 ottobre, richiama grandi folle in Assisi e nei luoghi legati alla memoria del Poverello o cari alla tradizione del suo Ordine (la Verna, il santuario di Padova, San Giovanni Rotondo, eccetera).
        Fino a qualche anno fa essa era considerata anche festa nazionale, successivamente soppressa nel quadro della generale riorganizzazione del calendario civile legato alla crisi economica degli anni settanta.
        Non è possibile tuttavia non rilevare come vi sia ormai una crescente campagna, lanciata dall'amministrazione provinciale di Perugia e raccolta trasversalmente da esponenti politici ed operatori economici e sociali, finalizzata al ripristino di tale festa in omaggio non solo ai sentimenti religiosi di settori significativi della società, ma anche alla promozione dei valori civili ed umani che sono da sempre connessi alla figura di Francesco d'Assisi: la volontà di pace, la tenerezza nei confronti di tutte le creature, il rifiuto di uno stile di vita basato sul possesso e sulla manipolazione.
        E' poi da rilevare che il ripristino di tale festività inciderebbe in misura quasi irrilevante sull'attività lavorativa del settore pubblico e di quello privato, venendosi ad affiancare alle solennità civili (Capodanno, Festa della Liberazione, Festa dei lavoratori, Festa della Repubblica) e religiose (Epifania, Lunedì dell'Angelo, Assunzione, Ognissanti, Immacolata Concezione, Natale, Santo Stefano) infrasettimanali, per un totale di dodici giorni lavorativi, permettendo altresì di recuperare uno spazio di riflessione per la riconciliazione fra gli esseri umani e con la natura in un giorno in cui gli occhi di tutto il mondo sono fissi al luogo "infra Tupino e l'acqua che discende del colle eletto del beato Ubaldo", dal quale, sempre seguendo le parole del divino Poeta "nacque al mondo un Sole".


L'articolato.

        Per stretta conseguenza, l'articolato che di seguito si illustra è estremamente breve, constando all'articolo 1 della dichiarazione del 4 ottobre come giornata festiva, equiparata a tutte quelle che sono riconosciute come tali dall'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1985, n. 792.
        L'articolo 2 stabilisce l'entrata in vigore della legge.




Frontespizio Testo articoli