XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2192
Onorevoli Colleghi! - Il 12 dicembre cade
l'anniversario della strage di Piazza Fontana a Milano che,
nel 1969, inaugurò uno dei periodi più oscuri e dolorosi della
storia repubblicana. Da quella data, una lunga teoria di
attentati insanguinò, per oltre un ventennio, le strade e le
piazze del nostro Paese, causando la morte di centinaia di
cittadini e minacciando le fondamenta delle istituzioni
democratiche attraverso una drammatica concatenazione di
eventi di cui ancora oggi si stenta a ricostruire la trama e,
in molti casi, si è ben lontani dal conoscerne gli autori.
Sappiamo solo che un coacervo di forze, sovente dai connotati
occulti, ha giocato in quegli anni una partita di morte
passata alle cronache come "strategia della tensione" e che
commissioni d'inchiesta, indagini della magistratura, attività
di denuncia di comitati e associazioni, non sono riusciti a
far luce su di essa, scontrandosi contro ostacoli
insormontabili come il segreto di Stato di cui, in questi
anni, si è chiesta inutilmente la revoca da parte di settori
significativi della società civile e da parte di varie forze
politiche. Tuttavia, nulla può occultare la lacerazione
profonda che quegli eventi hanno determinato nel tessuto della
nostra identità culturale, nelle coscienze e nella formazione
politica di più di una generazione. La stagione delle stragi,
infatti, costituisce uno snodo cruciale da cui è impossibile
prescindere per progettare un futuro di libertà e di
coesistenza pacifica, è un'eredità che la storia deve
consegnare alla memoria affinché il buio di quegli anni funga
da insegnamento e da monito. Il Presidente della Repubblica
Ciampi si è in più occasioni mostrato particolarmente
sensibile al tema della memoria delle stragi terroristiche: il
13 dicembre del 1999 ha ricevuto una delegazione del Comitato
per la memoria e la verità sulle stragi terroristiche,
composto - tra gli altri - dal premio Nobel Dario Fo e dal
presidente dell'Unione dei familiari delle vittime per stragi
Paolo Bolognesi - e in occasione del ventennale della strage
di Bologna ha invocato con forza "il sentimento di giustizia
che deve guidare la ricerca della verità e la ricostruzione
della storia di quella terribile stagione (...) poiché anche
da ciò dipende la speranza di preservare la società del futuro
da ogni intolleranza". Il sindaco di Bologna, Giorgio
Guazzaloca, ha raccolto tale invito proponendo l'istituzione
di un giorno della memoria delle stragi per ricordare in
tutte le scuole del Paese quei tragici eventi; il municipio di
Mestre, in collaborazione con varie associazioni, organizza da
diversi anni un "Memorial Day" il 23 maggio,
anniversario della strage di Capaci, occasione per commemorare
il giudice Falcone e tutte le vittime del terrorismo, delle
trame occulte e di ogni forma di criminalità. Molte
associazioni di familiari delle vittime, infine, propongono da
tempo l'istituzione di una data simbolica che contribuisca a
non dimenticare quelle pagine dolorose della nostra storia
recente.
Queste autorevoli prese di posizione, questi forti segnali
provenienti dalla società civile riteniamo debbano essere
fatti propri dal Parlamento, che nella scorsa legislatura ha
dimostrato grande sensibilità sul tema della memoria del male
approvando all'unanimità la legge 20 luglio 2000, n. 211,
che istituisce il 27 gennaio - data dell'abbattimento dei
cancelli di Auschwitz - il "Giorno della memoria" in ricordo
dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico. Il 12
dicembre riveste la stessa, grande, portata simbolica
relativamente alla stagione delle stragi e istituire in quella
data una "Giornata in ricordo delle vittime delle stragi
terroristiche" significherebbe lanciare un importante
messaggio al Paese sulla democraticità e sulla solidità delle
nostre istituzioni e testimonierebbe la volontà dell'attuale
Governo di fare finalmente piena luce sulle trame occulte che
minacciarono in quegli anni la nostra Repubblica. Tale
giornata, inoltre, dovrebbe trascendere la ritualità
commemorativa divenendo l'occasione per stilare, ogni anno, un
bilancio sulla "salute" della nostra democrazia e per
responsabilizzare le nuove generazioni - attraverso incontri e
seminari tematici nelle scuole - sulla necessità di costruire
una coesistenza pacifica nel pieno rispetto delle diversità
ideologiche, culturali, religiose.
Il premio Nobel Desmond Tutu, in un celebre discorso alle
Nazioni Unite in occasione della "Giornata della memoria"
affermò: "In Africa diciamo che una persona è una persona
attraverso altre persone. Siamo legati da una delicata rete di
interdipendenze. Crediamo nell'ubuntu, la mia umanità è
dentro la tua umanità e l'ubuntu parla di generosità, di
ospitalità, di condivisione. Io sono perché voi siete. Se io,
non riconoscendo la diversità, calpesto la vostra umanità,
allora, che lo voglia o no, io perderò la mia". Nelle
parole dell'arcivescovo di Pretoria è possibile rintracciare
l'antidoto più potente all'intolleranza e all'odio, che dello
stragismo e del terrorismo sono l'alimento indispensabile, e
ricordare, il 12 dicembre, quanto dolore abbia procurato al
Paese l'avere calpestato, da parte di alcuni, questo
insegnamento, rappresenta un'occasione formidabile per fare
della memoria uno strumento concreto di democrazia e di
sviluppo sociale.