XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 2100




        Onorevoli Colleghi! - La proposta di istituzione di una Commissione parlamentare permanente per la valutazione retrospettiva della spesa e delle politiche pubbliche nasce dall'esigenza di verificare l'efficacia e l'efficienza degli obiettivi raggiunti da queste per poter meglio perseguire il soddisfacimento di determinate esigenze collettive o indirizzare l'azione dello Stato verso bisogni alternativi.
        Mentre il problema dell'ammontare della spesa pubblica (delle entrate tributarie insufficienti, del debito accumulato e del deficit corrente) ha un ruolo di primo piano nella vita del Paese, nessuno - o quasi - si occupa seriamente dei risultati concreti della spesa, dei danni incalcolabili derivanti dalla mancata valutazione delle spese e delle politiche dell'amministrazione pubblica a tutti i livelli.
        All'estero l'interesse per la valutazione dei risultati della spesa è andato crescendo rapidamente. I governi dei principali Paesi occidentali hanno creato propri specifici osservatori, mentre alcune istituzioni internazionali hanno maturato, a questo proposito, ormai una solida tradizione. Basti considerare l'esperienza del General accounting office e dell'audit pubblico del Congresso degli USA, quella di un Ministero per la valutazione del Giappone e quella del Conseil national de l'evaluation in Francia.
        L'Italia è l'unico Paese dell'Occidente sviluppato in cui l'attività di valutazione viene essenzialmente delegata all'esterno dell'amministrazione, con evidente mancanza di continuità, sistematicità, apprendimento, eccetera. La debolezza della progettualità pubblica non consente nemmeno un adeguato utilizzo delle potenzialità private in questo campo, mentre lascia aperta la possibilità a pericoli di inquinamento e di scarsa chiarezza.
        Alcune leggi, in concreto mai applicate, vanno nella direzione di una valutazione della spesa pubblica. Il testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 prevede, all'articolo 239, la possibilità di rilievi e proposte correttive in sede di revisione economico-finanziaria.
        In modo ben più significativo la legge n. 59 del 1997, cosiddetta "legge Bassanini 1" sulla riforma della pubblica amministrazione e la semplificazione amministrativa prevede, all'articolo 17, l'istituzione "di sistemi per la valutazione, sulla base di parametri oggettivi, dei risultati dell'attività amministrativa e dei servizi pubblici".
        E' il segno della presa di coscienza dell'importanza della valutazione della spesa, già da tempo, d'altronde, evidenziata dagli studiosi e dagli economisti più avvertiti.
        In questo solco il presente elaborato a pieno titolo si inscrive. Esso trae spunto da un lavoro del gruppo di ricerca e approfondimento del professor Luca Meldolesi, docente di politica economica presso l'università degli studi di Napoli.
        La sua logica è proprio quella di costruire, nel cuore dell'amministrazione, per poi allargarle gradualmente fino all'estrema periferia, strutture coordinate di valutazione sistematica e permanente sugli effetti della spesa di ogni realtà pubblica.
        Un'amministrazione che funzioni bene dovrebbe essere sempre pronta a stabilire non solo dove aumentare le spese ma soprattutto, all'occorrenza, dove e come ridurle, salvaguardando gli interessi degli utenti prima di quelli degli impiegati.
        Si tratta di progetti a costo bassissimo che, in breve tempo, devono produrre un attivo: si possono sostituire spese esterne, utilizzare proficuamente personale sovrabbondante, suggerire risparmi significativi nei diversi rami dell'attività pubblica.
        Un lavoro di questo tipo acquista senso in tre prospettive:

            a) quella di una critica della cultura della spesa, del fondo perduto, dell'irresponsabilità nei confronti del denaro pubblico; e di uno sviluppo, invece, della cultura del risultato che coinvolga istituti di ricerca, riviste, eccetera, e crei sbocchi professionali corrispondenti;

            b) quella della messa in moto delle grandi energie dormienti dell'amministrazione e quindi di una riforma che punti in primo luogo al "decentramento delle funzioni" e alla responsabilizzazione dei dipendenti anche riguardo a una migliore organizzazione del lavoro erogato;

            c) quella dell'alleggerimento da una serie di enti e funzioni desuete, di un migliore perseguimento delle attività necessarie, di una riduzione progressiva delle rigidità dell'impiego del lavoro dipendente, di un ridimensionamento del suo numero e di una riqualificazione delle sue competenze rispetto alle esigenze effettive del Paese.

        E' l'esperienza trascorsa che contiene gli elementi di giudizio indispensabili per fondare consapevolmente la politica dell'oggi: analizzata con intelligenza e pazienza può suggerire le vie evolutive che dovremmo perseguire.
        Nello specifico, la Commissione viene a rappresentare la controparte delle Commissioni Bilancio e dei Servizi Bilancio dello Stato dei due rami del Parlamento che si occupano dell'attività previsionale ex ante della spesa, fungendo, così, da punto di raccordo, di raccolta e di promozione della valutazione dei risultati in collaborazione con gli organi dello Stato preposti a "vegliare" sulla spesa pubblica.
        Una novità significativa nei rapporti con la pubblica amministrazione è che la Commissione non ha, a differenza della contestazione di illeciti o irregolarità, funzioni punitive o di controllo fiscale, ma si propone unicamente di favorire una riflessione su miglioramenti possibili. Per altro verso, la sua istituzione rientra in un processo di riqualificazione e sviluppo del lavoro parlamentare che si può cogliere in molte delle moderne democrazie, secondo cui la verifica delle attività pubbliche si affianca alle tradizionali attività di legislazione e di mediazione sociale del Parlamento. Attrezzare uno strumento tanto innovativo per il nostro Paese esalterebbe pertanto il ruolo del Parlamento stesso.
        Dotare il Parlamento di un'istituzione in grado di segnare un momento di netta discontinuità con un passato di inefficacia e di discredito dell'azione pubblica, assumerebbe un significato estremamente importante.
        Non sembra, infine, fuori luogo evidenziare come un interesse e un rilievo particolari la presente proposta assuma per il Mezzogiorno, dove più forte e meno efficace è stata in questi anni la spesa pubblica. Basti pensare ai benefici effetti, non solo per le casse dello Stato, che avrebbe potuto avere lo spesso dissennato intervento straordinario se solo il suo impatto sociale e la sua efficacia reale fossero stati adeguatamente valutati.
        Per i motivi sopra esposti si confida in un favorevole accoglimento della proposta da parte dei colleghi deputati di tutti i gruppi.




Frontespizio Testo articoli