XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 2098
Onorevoli Colleghi! - Il fenomeno della corruzione di
amministratori funzionari dello Stato e manager pubblici
ha avuto un peso enorme nella vita italiana. Alla prova della
storia si deve prendere atto che si tratta di un reato grave
più di tanti altri, in grado d'influenzare anche i costumi
sociali degli italiani. Va detto con chiarezza che è miope o
in mala fede chi ritiene che esso sia stato debellato con
"Tangentopoli". E' anzi più che mai presente nel nostro Paese,
a tutti i livelli. In recenti statistiche relative proprio
alla diffusione della corruzione, ci precedono soltanto pochi
Paesi asiatici e la Nigeria. Questo reato condiziona, di
fatto, il regolare corso della vita democratica economica,
istituzionale e politica, eppure sui processi di
"Tangentopoli" incombe il rischio di prescrizione dei
reati.
Il testo che presentiamo muove proprio da questa
constatazione. Occorre intervenire sulla previsione del
massimo della pena per il reato di corruzione: aumentando
questo si allungherebbero i tempi della prescrizione, anche
nei casi in cui siano state concesse le circostanze attenuanti
generiche. Verrebbe, inoltre, equiparata la pena massima del
reato di corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio a
quella prevista per il falso, di cui agli articoli 476 e 479
del codice penale, eliminando in tale modo una evidente e
ingiustificata disparità di trattamento tra le due
fattispecie.