XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1854
Onorevoli Colleghi! - Nessun altro Paese al mondo può
vantare un patrimonio archeologico paragonabile a quello
dell'Italia, per numero ed importanza dei ritrovamenti,
estensione dei siti, quantità di epoche storiche
interessate.
E' una ricchezza che comporta pesanti responsabilità e
della quale non dobbiamo considerarci proprietari assoluti, ma
piuttosto depositari e custodi per conto della cultura
internazionale.
L'istituzione del Ministero per i beni culturali ed
ambientali, nel 1974, costituì un momento fondamentale per la
valutazione del patrimonio artistico, culturale ed ambientale.
In quell'occasione, fra l'altro, fu affermato che il Ministero
non doveva limitarsi ad un'azione di mera conservazione del
patrimonio esistente, ma piuttosto perseguire il fine di un
suo sempre maggiore arricchimento e di una sua utilizzazione a
fini educativi, soprattutto per le nuove generazioni, perché
rivolgersi alla cultura del passato serva di stimolo per lo
sviluppo della società del domani.
L'opera dello Stato, però, va efficacemente integrata
dalle regioni e dalle amministrazioni provinciali e comunali e
ad essa devono partecipare tutti i cittadini.
Una finestra sulla storia - ancora per molti versi,
impenetrabile e misteriosa - del nostro Paese fino al III
secolo a.C. può essere aperta da un'approfondita valutazione
dei numerosissimi reperti archeologici rinvenuti nel
territorio di Afragola, in provincia di Napoli, uno studio che
potrebbe contribuire a definire l'incompiuto mosaico storico
delle popolazioni italiche; tra esse, una nobile civiltà -
quella osco-sannita - che per cinque secoli ha dimorato in
Afragola.
Afragola si trova nel cuore di un'ampia area pianeggiante
(delimitata dalle antiche Atella ed Acerra, Capua e Napoli)
che ha subìto, nei tempi remoti delle antiche civiltà,
l'influsso di diverse culture (osca, etrusca, greca, sannita e
latina), sovrapposte in una stratificazione temporale, la cui
sezione rivela uno spessore di grande interesse
storico-archeologico.
I primi insediamenti di rilievo in questo territorio, di
cui Afragola è crocevia, risalgono, probabilmente, a
popolazioni di Opici dedite all'agricoltura (data la fertilità
del terreno), che vi hanno abitato prima dell'invasione della
Campania da parte di Etruschi (VII-VI secolo a.C.) e,
successivamente, dei Greci (Cuma, 474 a.C.). Nel V-IV secolo
a.C., tutta l'area era sotto il dominio sannitico
(oscosanniti, dalla fusione tra Opici e Sanniti). Più tardi
(IV-III secolo a.C.), dopo tre dure guerre, la conquistava
Roma.
Il percorso storico che, in particolare, ha interessato
l'odierna Afragola è tracciato da innumerevoli rinvenimenti
archeologici, susseguitisi fin dalla seconda metà del XVIII
secolo: tombe sannitiche e tombe romane, sparse su tutto il
territorio; intere necropoli databili V-III secolo a.C. (tante
da far supporre di trovarsi ad una "area sacra" degli antichi
abitanti di questi territori); centinaia di suppellettili
(alabastron, lekythos, skyphos, kylix, kernos, coppette,
olle, fibule, anelli, eccetera), un'ara augustea (forse del I
secolo a.C.), che presentava un capitello finemente lavorato,
in travertino, con la dedica scolpita AUG SACR (Augusto
Sacrum).
E, su tutto, la famosa tomba dipinta a doppia cassa,
reperto più unico che raro, che gli esperti hanno definito
sannita, ma che presenta indubbi elementi decorativi
magnogreci. Sulle due testate della tomba - che si trova,
oggi, presso il Museo archeologico nazionale di Napoli - è
riprodotto lo stesso tema: due donne di diversa statura e ben
vestite, disposte una di fronte all'altra; quella di sinistra
reca in mano un'oinochoe e nell'altra una sytula,
mentre la figura di destra regge un pane ed un kantharos
al centro, tra le due donne, è effigiata una melagrana,
simbolo della morte e anche della vita.
Negli anni successivi, numerosi altri rinvenimenti
avvennero in diverse parti del territorio, tra cui i resti di
una villa rustica di età romana, un torchio per il vino, una
piccola olpe in fittile, una moneta adrianea, che permettevano
di stabilire che nelle campagne afragolesi vi era stata una
continuità di vita fino al Il d.C.
In questo territorio, dunque, sono venuti alla luce, nei
secoli, moltissimi reperti archeologici, ma gran parte di
questo patrimonio è stato, o rischia di essere, disperso,
dimenticato, mercanteggiato, distrutto.
Centinaia di reperti provenienti da questa terra giacciono
presso il museo di Napoli, senza nome e senza patria, in
attesa di un restauro e di una catalogazione che, forse, non
arriverà mai.
E' chiara l'esigenza, dunque, di prevedere la
localizzazione - a cura dell'amministrazione locale - di una
struttura idonea per accogliere un Antiquarium, ove
raggruppare, organizzare, catalogare e proporre al pubblico
questo grande patrimonio archeologico e tutti i reperti che
ancora potranno venire alla luce, in seguito, ad esempio, alla
costruzione della rete ferroviaria ad alta velocità, che
proprio sul territorio di Afragola localizzerà la "stazione di
porta" dell'interno sistema alta velocità e che comporterà
anche la costruzione di una lunga galleria, la Santa Chiara,
che verosimilmente, comporterà il ritrovamento di altri e
preziosi reperti archeologici.
La tutela di questa ricchezza archeologica spetterà
comunque alla Soprintendenza per i beni archeologici di
Napoli, attraverso l'istituzione di un centro operativo
locale, mentre le relative spese di gestione potranno essere
consortilmente sostenute dalla città di Afragola, dalla
provincia di Napoli e dalla regione Campania, per le
rispettive competenze.