XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1548
Onorevoli Colleghi! - La presente proposta di legge
prevede lo stanziamento di fondi per il consolidamento, il
restauro, la conservazione, la manutenzione e la
valorizzazione delle mura storiche della città di Bergamo.
Bergamo è un tipico esempio di città con un nucleo più
antico, posto in alto su un colle facilmente difendibile, e
una parte più recente, posta ai piedi del colle e che si è
notevolmente accresciuta in seguito alla nuova espansione
industriale e all'incremento demografico.
Antica città celtica dell'Italia settentrionale, Bergamo
sarebbe stata fondata da famiglie appartenenti ai cenomani, di
stirpe orobica.
Essa fu municipio della regione XI, la Transpadana. Sede
vescovile dalla metà del IV secolo, nel 452 dopo Cristo fu
presa e saccheggiata da Attila, divenendo, successivamente,
centro di ducato longobardo; nell'epoca franca fu sede
comitale, mentre nei secoli X e XI ebbe a capo il vescovo.
Costituitosi il governo cittadino, la città fu retta da
fazioni aristocratiche, venute poi in lotta con le classi
popolari.
Questo favorì la progressiva invadenza dei Visconti che
nel 1329 l'assoggettarono, sia pure non sempre, come signoria
diretta.
Assediata nel 1412 da Facino Cane e nel 1419 dal
Carmagnola, fu nel 1427 conquistata da quest'ultimo e annessa
a Venezia.
Appartenne alla Repubblica veneta fino al 1797, per poi
essere aggregata da Napoleone Bonaparte alla Repubblica
cisalpina e, quindi, al Regno italico.
Successivamente seguì le sorti della Lombardia subendo la
dominazione austriaca. Nel corso dei secoli, Bergamo ebbe tre
cerchia di mura: l'antica, la vecchia e la nuova. La cerchia
antica, vaga, curiosa e pittoresca, risale alla dominazione
romana; la vecchia, tetra e malinconica, racchiudente i borghi
e costruita dopo il XIV secolo, è in parte scomparsa; la
nuova, maestosa e sontuosa, che abbraccia ancor oggi la città
alta, dominata dalla Rocca (XIV secolo), fu eretta nel 1561 e
racchiude i monumenti più insigni.
La nuova cinta in pietra sorse con disegno del
Bonajutti-Lorini; grande opera di fortificazione, costituita
dalla alta cortina di mura a grossi blocchi di arenaria, da
formidabili bastioni murati e da piattaforme distribuite lungo
il perimetro e con tante opere sotterranee progettate per
reggere all'invenzione del cannone e della bomba.
La costruzione attorno alla città alta fu voluta dallo
Sforza Pallavicino, capitano generale della Repubblica veneta,
allo scopo di difendere i domini veneti dagli assedi dei
nemici. I lavori diretti dal bergamasco Paolo Berlendis furono
imponenti e costosi, tanto è che per la loro realizzazione
furono impiegate 4.200 persone.
La cinta murale fu chiusa nel 1579 e i lavori completati
nel 1590. In Bergamo notiamo la presenza simultanea di due
strutture complesse: la medievale, composta da cinta murata e
forma urbana; la cinquecentesca che si esprime soltanto
attraverso elementi militari e simbolici (porte, tracciati
murari, disegni tipici di baluardi e piattaforme).
La prima di esse è soverchiata dalla seconda per quanto
riguarda tagli, amputazioni violente, arbitrarie
determinazioni di nuovi passaggi.
Ma, a sua volta, la seconda struttura cede alla prima, per
quanto concerne vitalità, funzione ed espressione visiva. Essa
può essere considerata il monumento più caratteristico di
Bergamo. Fino alla fine della seconda guerra mondiale, si era
ritenuto che il "bene Mura" di Bergamo fosse di proprietà del
comune. Solo in seguito tale patrimonio architettonico fu
considerato demanio dello Stato. Tale riconoscimento, dovuto
ad una corretta interpretazione tecnico-giuridica delle norme
in materia, non ha certamente favorito la valorizzazione delle
mura storiche in quanto i fondi destinati dallo Stato per la
manutenzione sono stati scarsissimi.
Gli esigui stanziamenti statali, gli ultimi risalenti a
quasi venticinque anni fa, hanno permesso di operare
interventi di urgenza di modesta portata, rispetto alle reali
esigenze di consolidamento strutturale e recupero delle mura
della città, ampiamente documentate dalla soprintendenza ai
beni culturali. Da svariati anni, il comune di Bergamo
conserva alcuni progetti di studio elaborati dall'ingegner
Angelini e dall'architetto Labaa; progetti che mirano a
coniugare le esigenze di consolidamento e di restauro con
un'armonica valorizzazione della cerchia muraria, del
complesso monumentale, nonché dei giardini che si estendono
all'interno delle stesse mura storiche. La vegetazione è la
causa dei guasti più gravi.
Le radici di cespugli e alberi, sviluppandosi tra le
pietre del rivestimento, lo scalzano e permettono all'acqua di
penetrare in profondità. Il danno non è sempre visibile ma è
tale da mettere in pericolo tutta la struttura con il rischio
di crolli. L'intervento è necessario per evitare il ripetersi
di rifacimenti costosi e con risultati non sempre
soddisfacenti.
Il comune di Bergamo si starebbe attivando per istituire
una figura nuova e originale, denominata "conservatore delle
mura", incaricato di andare alla ricerca di finanziamenti per
la valorizzazione del "bene mura".
A questo proposito giova citare alcuni interventi onerosi
di ripristino già eseguiti dallo Stato in alcune città murate,
quali Ferrara e Lucca.
La latitanza dello Stato riguardo al patrimonio
storico-architettonico di Bergamo ha maturato nel consiglio
comunale l'imprenscindibile necessità di richiedere la tutela
dell'UNESCO, così come hanno fatto e ottenuto altre città,
onde salvaguardare il proprio patrimonio
storico-artistico-culturale.
Basti pensare alla Villa palladiana di Vicenza, alla città
di Ferrara, alle basiliche e ai mosaici di Ravenna, alle
incisioni artistiche della Val Camonica e alla Basilica di
Santa Maria delle Grazie di Milano.
La consapevolezza di evitare il degrado della magnifica
cinta muraria e, nel contempo, il desiderio di rinnovare
l'antica bellezza, sono tali da aver condotto la comunità
della città di Bergamo a costituire l'associazione "Amici
delle mura", le cui finalità sono quelle di far conoscere,
conservare, tutelare, salvaguardare e valorizzare le mura
venete e l'intero patrimonio architettonico ad esso
collegato.
Alla luce delle motivazioni espresse, lo Stato ha il
dovere morale di dare un segno tangibile - come la presente
proposta di legge prevede - del proprio apprezzamento per
l'impegno culturale e civile della comunità bergamasca.
Concludiamo ribadendo come sia indispensabile operare
interventi di recupero dei beni storico-architettonici prima
che si determinino processi incalzanti di degrado che, oltre a
pregiudicare la conservazione del bene, richiederebbero una
spesa sempre più onerosa.