XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 1397




        Onorevoli Colleghi! - L'immigrazione clandestina è un fenomeno ormai assai consistente, tale da preoccupare per gli aspetti sia di carattere sociale che relativi alla sicurezza dei cittadini. Accanto ad esso c'è il problema di coloro che riescono ad aggirare le leggi vigenti soggiornando regolarmente pur non svolgendo lavori regolari o addirittura dedicandosi ad attività illecite.
        Esiste certamente una pressante richiesta di manodopera che viene sia dalle imprese (lavori che normalmente vengono rifiutati dagli italiani), che dalle famiglie (collaborazione domestica e assistenza agli anziani).
        Regolamentare in modo serio e senza timori l'immigrazione può rispondere, pertanto, alle esigenze sia della nostra economia che della nostra società.
        Oggi è molto difficile, per chi agisce nel rispetto dei princìpi della legalità e dell'onestà, riuscire a far entrare nel territorio italiano un cittadino straniero non comunitario per motivi di lavoro, ed è altrettanto difficile fare avere un visto per motivi turistici ad un cittadino straniero di cui si conosca la buona fede. Questo perché le leggi vigenti e le relative normative di attuazione consentono, purtroppo, la possibilità di eludere le norme stesse a tanti delinquenti, anche italiani, che danno ospitalità ad immigrati disonesti.
        Tanti sono, invece, gli stranieri onesti che vorremmo avere in Italia.
        Per intenderci, vi sono stati tanti stranieri che regolarmente risiedono e regolarmente delinquono, senza quindi la possibilità di applicare espulsioni in via amministrativa. Vi sono tanti casi di denunce per falsi matrimoni o matrimoni di comodo tra cittadine straniere e anziani o portatori di handicap italiani al solo scopo di ottenere la cittadinanza italiana e di prostituirsi in libertà.
        Vi sono poi le organizzazioni che si occupano sia dell'ingresso clandestino che della successiva collocazione degli immigrati nel mercato del lavoro nero o nei settori del crimine organizzato.
        A molti di questi immigrati è tolta ogni dignità di uomini; essi vivono in luoghi, denominati "dormitori", spesso privi anche delle più elementari norme igieniche, di solito ubicati in centri storici fatiscenti od in zone industriali abbandonate. Molti sono i bambini coinvolti nei traffici. A tale riguardo sarebbe nostro preciso dovere applicare la Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989, resa esecutiva con legge 27 maggio 1991, n. 176.
        Esiste ancora un problema enorme legato alla prostituzione in strada. Nonostante l'impegno delle forze dell'ordine il fenomeno persiste ed è difficile da debellare, segno evidente di una normativa insufficiente e lacunosa (ci riferiamo sia al cosiddetto "testo unico sull'immigrazione" di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998 e normative di attuazione, che alla "legge Merlin", legge n. 75 del 1958).
        Altro tipo di prostituzione, non meno diffuso, è quello che si svolge in locali tipo "american bar", non dotati della licenza per intrattenimenti e arte varia ai sensi dell'articolo 68 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, e dell'articolo 5 della legge 25 agosto 1991, n. 287, e nei quali cittadine straniere intrattengono i clienti in improvvisati "séparé".
        In locali regolari, invece, svolgono attività di "entraineuse" cittadine provenienti da Paesi dell'est, con regolare permesso di soggiorno rilasciato per svolgere l'attività di ballerine.
        Non va poi trascurato il problema della mano d'opera straniera a basso costo. A tale riguardo, ricordiamo che la legge 6 dicembre 1993, n. 499, recante delega al Governo per la riforma dell'apparato sanzionatorio in materia di lavoro, si era prefissata il compito di regolare e di identificare l'appalto illecito di mano d'opera anche in riferimento a lavoratori provenienti da Paesi extracomunitari. Tale legge è stata per gran parte disattesa.
        Quanto esposto, oltre che violazioni al codice penale, causa oltretutto una vistosa evasione fiscale, molto difficile da combattere, in quanto i soggetti che la pongono in atto soggiornano in modo illegittimo in Italia e senza una fissa dimora e sono, quindi, praticamente irreperibili e dediti a traffici illeciti e, di conseguenza, non tassabili. Un esempio per tutti è il commercio ambulante abusivo (vendita senza licenza - legge 28 marzo 1991, n. 112). Questa infrazione impone il sequestro della merce ed una sanzione di lire un milione, praticamente impossibile da pagare per qualsiasi cittadino extracomunitario, anche in rapporto al valore della merce sequestrata. Inoltre non bisogna trascurare che questa merce viene in un secondo tempo confiscata dall'ufficio provinciale dell'industria, del commercio e dell'artigiano ed inviata al macero con tutte le spese che ne conseguono e senza possibilità di recupero alcuno.
        Quanto all'evasione fiscale, non bisogna trascurare che lo sfruttamento dei cittadini extracomunitari, in riferimento al lavoro effettuato "in nero", cioè senza il pagamento dei contributi previdenziali, è favorito, senza ombra di dubbio, da cittadini italiani che, in pieno accordo con le aziende che ne fanno richiesta, assoldano gli immigrati clandestini pagandoli con salari minori e vessandoli, in considerazione del fatto che sono privi del regolare permesso di soggiorno. Tale situazione comporta una totale evasione contributiva.
        Sottopagati e quasi sempre senza contributi sono anche coloro che prestano assistenza agli anziani o lavorano come collaboratori domestici.
        Anche tra i lavoratori regolarmente in Italia con un permesso di soggiorno per motivi di lavoro si registra oltre il 60 per cento di evasioni contributive nei confronti dell'Istituto nazionale della previdenza sociale.
        Per i motivi elencati, anche allo scopo di estendere accertamenti su eventuali coinvolgimenti di organizzazioni criminali radicate nel nostro Paese (non si può non pensare a massicce responsabilità di nostri connazionali), è necessaria l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta che indaghi approfonditamente sul fenomeno dell'immigrazione clandestina, sugli interessi economici, sullo sfruttamento e sugli altri aspetti relativi al fenomeno, al fine di consentire la redazione di uno o più progetti di legge in materia, recanti norme per regolare gli ingressi mediante precisi criteri, determinare le ipotesi di espulsione, stabilire criteri certi per un regolare inserimento nel mondo del lavoro con sanzioni certe ed esemplari per i datori di lavoro che non versano i contributi dovuti agli stranieri, fissare le pene detentive e consentire alla magistratura ed alle Forze dell'ordine di operare in modo adeguato in relazione alla prevenzione ed alla repressione dei reati che derivano dai fenomeni individuati.
        La volontà deve essere quindi quella di regolare il fenomeno nell'interesse dei cittadini italiani, di tutti gli immigrati onesti che già risiedono nel nostro Paese e di quelli che risiedono ancora nei Paesi di origine e che avrebbero intenzione di immigrare in Italia ma trovano enormi difficoltà ad entrare, pur essendo animati da propositi onesti e dalla volontà di costruirsi un futuro onesto e dignitoso.




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