XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 1390




        Onorevoli Colleghi! - Motivi storici, politici, economici e sociali sono fondamento della istituenda sesta provincia pugliese.
        Le dodici realtà cittadine che, peraltro, hanno espresso segnatamente la volontà attraverso le loro assemblee comunali, di voler aderire all'istituenda provincia sono: Barletta, Andria, Trani, Bisceglie, Canosa di Puglia, Corato, Margherita di Savoia, Minervino Murge, Ruvo di Puglia, San Ferdinando di Puglia, Spinazzola e Trinitapoli, di cui nove attualmente comprese nella provincia di Bari e tre in quella di Foggia.
        Il capoluogo della nuova provincia sarà Barletta.
        Questa area, di cui fanno parte le suddette città, comprende una popolazione di oltre 453.000 abitanti, con oltre 700 chilometri quadrati di territorio.
        La istituzione di una sesta provincia pugliese, antica per le aspirazioni delle comunità interessate e per i tentativi sempre rinnovati (dall'epoca dei Borbone al ventennio fascista, dal periodo post-bellico del 1944 all'avvento della prima Repubblica, dal 1948 alle successive legislature, fino all'attuale), fonda la sua ragion d'essere, oltre che nelle radici storiche innanzi citate, in una moderna concezione dell'urbanistica volta a disegnare il "futuro" utilizzando il reticolo di una analisi approfondita delle dinamiche socio-economiche del territorio e ad effettuare una lettura attenta delle sue linee di tendenza.
        Nella ricchezza delle riflessioni che hanno accompagnato e cadenzato il "lungo rosario" di proposte costitutive della provincia di Barletta, è facile sottolineare e condividere il convincimento che, nel futuro delle comunità che popolano l'intravisto nuovo bacino provinciale di dodici comuni, vi è la condivisa prospettiva dello stare assieme, dell'agire insieme per dare un'anima ad un progetto, ad un disegno politico di coesione sociale e di sviluppo del territorio.
        Abbiamo attraversato un'epoca industriale e la politica ha assecondato tale tendenza. Oggi il problema è quello di progettare, di cambiare ed ampliare il disegno, di migliorare il progetto, restituendo ai cittadini la città, alla città un'anima.
        Poter vedere con esattezza il progetto, poterlo disegnare con il concorso di più mani e con l'intelligenza di ciascuno è già "cominciare ad abitare il futuro".
        "Dal passato al futuro": è questo lo spirito costruttivo di questa proposta di legge, secondo una visione lungimirante e l'attuazione di una funzione regolatrice che favorisca ed interconnetta i processi di coesione sociale e di sviluppo del territorio; è questo il dovere della politica chiamata a guidare il cammino.
        I più recenti e avanzati studi italiani stanno recuperando, dopo la presa d'atto che lo sviluppo in direzione della "metropoli" non risolve i problemi sociali e umani, la convinzione che la soluzione da perseguire passa attraverso il decentramento e lo sviluppo di una rete di città minori, fra loro interconnesse.
        Nel bacino territoriale interessato dalla presente proposta, il nuovo modello di sviluppo è più che altrove risolvibile, dato che già esiste una struttura urbana minore, molto differenziata e ricca: è questo un elemento di forza, sin qui ignorato ed inutilizzato, che in uno sviluppo di diverso segno assume tutto il suo valore.
        La istituzione della sesta provincia pugliese è, dunque, una necessità, destinata a fungere da volano per un'area rilevante del Mezzogiorno. Essa, al pari della soluzione normativa adottata per la provincia del Verbano-Cusio-Ossola, sarà policentrica (Barletta-Andria-Trani) ed avrà come capoluogo Barletta. Infatti, i più importanti uffici saranno dislocati in considerazione delle peculiarità e delle già acquisite fisionomie dei comuni interessati: Trani, già sede di corte d'appello, quale indiscusso polo della giustizia; la federiciana Andria, con Castel del Monte, quale città della cultura e Barletta, quale centro del commercio e dello sviluppo industriale. Per non parlare di Bisceglie e Margherita di Savoia, città del turismo e delle terme; di Canosa e Ruvo di Puglia, città dell'archeologia; di Corato, San Ferdinando di Puglia, Minervino, Spinazzola e Trinitapoli, fiorenti centri agricoli con rinomati prodotti a denominazione di origine controllata e a denominazione di origine protetta.
        Siffatto progetto risulta complementare a quello dell'area metropolitana barese per le ragioni geografiche, storiche, sociali, culturali ed economiche dei comuni interessati che, con buona ragione, hanno sempre coltivato la naturale vocazione e chiesto il legittimo riconoscimento, per il proprio territorio, a diventare provincia a se stante.
        Torna utile sottolineare che:

            in data 10 febbraio 1994, l'allora ministro dell'Interno, Nicola Mancino, nel rispondere ad una sollecitazione del Presidente della giunta regionale pugliese, assicurava che, per quanto riguardava la provincia di Barletta, erano state positivamente perfezionate le prescritte, procedure e che la questione sarebbe stata riesaminata in sede di assestamento di bilancio;

            il Parlamento si è sempre dichiarato favorevole al completamento della delega affidata, allora, dalla legge n. 142 del 1990, concedendo proroghe ed avanzandone altre; valga, per tutti, l'ordine del giorno, approvato all'unanimità dalla Commissione affari costituzionali del Senato della Repubblica in data 21 settembre 1995, con il quale nel corso della discussione sulla proposta di legge A.S. n. 1250 ("Aree metropolitane e nuove province"), non solo veniva prorogato il termine (per l'esercizio della delega disposta dalla legge n. 142 del 1990) al 31 dicembre 1996, ma, contemporaneamente si "impegnava il Governo a concludere al più presto l'iter di istituzione delle nuove province, proposte ai sensi della legge n. 142 del 1990, adottando i decreti istitutivi laddove esistano i requisiti di legge e tenendo indirizzi e criteri coerenti con quelli seguiti con riferimento alle province da ultimo istituite".

        Questo atteggiamento positivo del parlamento è emerso anche dalla discussione delle successive modifiche apportate alla legge n. 142 del 1990. L'inerzia del Governo ed il suo rifiuto, di fatto, di esercitare la delega nei termini reiteratamente prorogati, pertanto, offrono ampie ragioni perché lo stesso Parlamento proceda direttamente.
        Il consiglio regionale della Puglia, che già si era espresso favorevolmente fin dal 12 dicembre 1990, a seguito di successive adesioni di altri comuni ha rinnovato, nella seduta del 27 febbraio 2001, il proprio parere favorevole.
        L'attività istruttoria è stata svolta nella passata legislatura ivi compresa quella relativa alla copertura finanziaria e si è conclusa con il voto favorevole della I Commissione Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni della Camera dei deputati.
        Si confida, quindi, in un condiviso e corale sostegno della Camera che riscatti il "tempo perso" e ponga le comunità interessate nelle condizioni di cercare e vivere quel volto, delle proprie città, pur vissuto un tempo dal poeta William Blake per Londra: "Le mie strade sono le idee della mia fantasia. Le mie case sono i pensieri; i miei abitanti i sentimenti".




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