XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1349
Onorevoli Colleghi! - L'indagine sui consumi delle
famiglie condotta dall'Istituto nazionale di statistica nel
corso dell'anno 1999, che offre il riferimento per la
valutazione del fenomeno della povertà e della esclusione
sociale, ha indicato in 895 mila lire mensili la linea di
povertà relativa.
Le associazioni dei pensionati del lavoro autonomo in
agricoltura, facendo anche riferimento a tale indagine, hanno
richiamato l'attenzione sull'attuale importo pensionistico al
minimo per gli agricoltori, che è pari a 738.900 lire.
I dati statistici dimostrano in modo inequivocabile che il
comparto agricolo ha vissuto e, tuttora vive una crisi
strutturale che non ha avuto e non ha uguali in nessun altro
settore. Basti evidenziare che nel 1946 gli addetti erano
oltre il 40 per cento della popolazione nazionale, mentre oggi
i professionali, occupati a tempo pieno, si riducono a poco
più del 4 per cento.
A fare maggiormente le spese di una simile situazione sono
stati principalmente i piccoli proprietari coltivatori
diretti, mezzadri e coloni.
L'agricoltura, infatti, ha beneficiato in minima parte
dell'apporto di ricchezza conseguente alla industrializzazione
ed al boom economico degli scorsi decenni.
I soggetti giovani, costretti ad abbandonare l'attività
agricola per l'inadeguato reddito, nonostante la notevole
disoccupazione giovanile, trovano, essendo disponibili a
qualsiasi lavoro, facilmente occupazione in altri settori.
Gli anziani, che pur svolgono ancora una preziosa attività
di presidio del territorio, privi del reddito aziendale, dopo
aver lavorato una vita intera, servito il Paese, in guerra ed
in pace, aver versato decenni di contributi assicurativi,
devono adattarsi a sopravvivere, nella maggior parte dei casi,
con una pensione di circa 739 mila lire mensili, ben al di
sotto del limite minimo di sopravvivenza e molto vicina alle
659.650 lire dell'assegno sociale concesso a coloro che non
hanno mai versato alcun tipo di contributo assicurativo.
Oggi non sono pochi gli anziani che, nell'intento di
integrare la loro modestissima pensione, continuano a
condurre, spesso con metodi superati ed irrazionali,
appezzamenti di terreno in proprietà ed in affitto.
Per le ragioni esposte, ma anche per un giusto
riconoscimento dovuto a cittadini anziani meritevoli della
massima considerazione per il loro vissuto di lavoro e di
esperienza e quali portatori di autentici valori, preghiamo
gli onorevoli colleghi di voler valutare con benevola
attenzione la presente proposta di legge. Essa tende,
limitatamente ai trattamenti pensionistici in essere ed a
quelli futuri, fino al riordino definitivo del sistema e per i
titolari con basso reddito, ad attribuire loro un assegno
mensile pari ad un terzo del trattamento minimo.
Per quanto riguarda l'onere relativo all'attuazione della
legge, si è tenuto presente, infine, che la gestione
previdenziale dei coltivatori diretti, coloni e mezzadri, è
caratterizzata da un rapporto negativo tra il numero dei
pensionati, pari a 2.077.500, e quello degli iscritti, pari a
701.533. In questa ottica abbiamo calcolato che per portare
tali pensionati al di sopra della soglia di povertà la spesa
totale a carico dello Stato è stimata in circa 400 miliardi di
lire.