XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1297
Onorevoli Colleghi! - Rifondazione comunista ritiene di
grande rilievo l'istituzione di una Commissione parlamentare
di inchiesta sulle problematiche relative al fenomeno della
mafia e alle altre associazioni criminali similari, per la
durata della XIV legislatura, a norma dell'articolo 82 della
Costituzione.
Nella storia dell'Italia repubblicana hanno già operato,
dal 1962 ad oggi, sei Commissioni parlamentari che - valendosi
di poteri variamente definiti dalle rispettive leggi
istitutive - hanno posto al centro delle proprie indagini e
delle proprie iniziative il fenomeno della mafia, nelle sue
diverse espressioni, nella sua morfologia, nei suoi
collegamenti con la vita sociale e politica.
La prima Commissione antimafia fu istituita nel dicembre
1962 (legge 20 dicembre 1962, n. 1720) e terminò i suoi lavori
nei primi mesi del 1976. Essa aveva essenzialmente il compito
di "proporre le misure necessarie a reprimere le
manifestazioni e ad eliminare le cause" della mafia. I suoi
lavori trovarono una conclusione dopo quattordici anni di
attività, non avendo la legge fissato un termine finale.
La seconda Commissione antimafia fu istituita nel
settembre 1982 dalla cosiddetta "legge Rognoni-La Torre"
(legge 13 settembre 1982, n. 646). Essa non aveva poteri
d'inchiesta e le fu attribuito il compito di verificare
l'attuazione delle leggi antimafia, di accertare la congruità
della normativa e della conseguente azione dei pubblici
poteri, di suggerire al Parlamento misure legislative ed
amministrative. I suoi lavori terminarono nel 1987, con lo
scadere della IX legislatura.
La terza Commissione antimafia venne istituita nel marzo
1988 (legge 23 marzo 1988, n. 94). Aveva poteri d'inchiesta e
terminò i suoi lavori con la fine della legislatura nel
1992.
La quarta Commissione antimafia, istituita nell'agosto
1992, con poteri d'inchiesta (decreto-legge 8 giugno 1992, n.
306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992,
n. 356), ha svolto i suoi lavori per circa sedici mesi e li ha
conclusi alla fine della XI legislatura.
La quinta Commissione antimafia, istituita nel giugno 1994
(legge 30 giugno 1994, n. 430) ha svolto i suoi lavori per la
durata della XII legislatura.
L'ultima Commissione è stata istituita con la legge n. 509
del 1996 ed ha compiuto importanti passi avanti nella lotta
alla criminalità organizzata nella XIII legislatura.
Negli stessi anni in cui ciascuna di queste Commissioni ha
preso vita ed ha adempito i propri compiti, il fenomeno
mafioso ha subito profonde modificazioni. E' cambiata la
natura dei suoi rapporti con la società e con le istituzioni,
si è accresciuto il volume degli affari gestiti o controllati
dalle grandi organizzazioni criminali; sono cambiati i
rispettivi gruppi dirigenti, l'attacco alla legalità è
divenuto più duro ed insidioso, assumendo un carattere
eversivo, anche se cominciano ad essere colti alcuni
importanti successi grazie al rinnovato impegno delle
istituzioni.
Le Commissioni hanno acquisito un ampio patrimonio
conoscitivo. Negli anni '60 e '70 ciò è avvenuto in una
situazione nella quale il contributo di accertamento della
verità proveniente dall'autorità giudiziaria era assai scarso.
Dall'inizio degli anni '80 in avanti la situazione è cambiata.
E' stata l'iniziativa giudiziaria ad imprimere una svolta ed è
storicamente di grande rilievo il ruolo svolto dal pool
antimafia dell'ufficio istruzione presso il tribunale di
Palermo. Nell'ordinanza di rinvio a giudizio del cosiddetto
maxiprocesso, depositata l'8 novembre 1985, i giudici
istruttori di Palermo avvertirono l'esigenza di dedicare molte
pagine, in apertura del provvedimento, alla descrizione
specifica del fenomeno "Cosa nostra", non sufficientemente
conosciuto. Una Commissione antimafia si era costituita nel
1982, dopo un vuoto di sei anni, e per i suoi lavori il
contributo della magistratura inquirente di Palermo fu in
quegli anni un punto di riferimento essenziale.
Nelle Commissioni che hanno operato durante gli anni '80
vi è stato un fortissimo sviluppo dell'attività propositiva
specialmente durante il periodo 1988-1992: negli stessi anni
in cui l'attività giudiziaria subiva battute di arresto, a
cominciare dallo smantellamento del pool antimafia di
Palermo.
Infine, la Commissione antimafia istituita nella XI
legislatura ha svolto una importante attività, nonostante il
breve periodo in cui ha operato, conseguendo risultati assai
rilevanti, sia sul terreno delle conoscenze sia su quello
delle proposte. Per la prima volta il tema delle connessioni
tra le organizzazioni mafiose ed il sistema
politico-istituzionale è stato messo a fuoco compiutamente.
Sono state approvate, a larghissima maggioranza, due
relazioni: la prima sul fenomeno "Cosa nostra", la seconda su
quello della camorra, ponendone in luce le interrelazioni. In
esse, tra l'altro, la valutazione relativa alle responsabilità
politiche veniva rigorosamente distinta dall'accertamento di
specifiche responsabilità penali, e ciò contribuiva ad una
impostazione più corretta dell'analisi e del giudizio sulle
forme diffuse di debolezza istituzionale e di degenerazione
della politica che hanno favorito i poteri mafiosi.
Si tratta di un lavoro che occorre proseguire con
continuità, approfondendo le conoscenze finora raggiunte,
aggiornando l'analisi e soprattutto verificando la
funzionalità degli strumenti istituzionali da impiegare
nell'azione di contrasto contro la mafia, nella prevenzione
delle attività criminali e della illegalità.
Presentiamo all'inizio della XIV legislatura questa
proposta di legge e ci adopereremo subito per la sua sollecita
approvazione, allo scopo di evitare ogni interruzione
nell'impegno antimafia del Parlamento italiano, sia sul
terreno delle conoscenze sia su quello delle proposte e dei
controlli.
In piena continuità con le norme che istituivano la
Commissione nella passata legislatura, noi proponiamo che essa
abbia il carattere di una Commissione parlamentare di
inchiesta: che dunque proceda, secondo il dettato
dell'articolo 82 della Costituzione, "alle indagini e agli
esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni
dell'autorità giudiziaria".
L'articolo 1 della proposta di legge, oltre a fissare tale
carattere della Commissione, ne indica i compiti: accertare e
valutare la natura e le caratteristiche del fenomeno mafioso,
i suoi mutamenti e tutte le connessioni; verificare e valutare
l'attuazione delle leggi, la loro congruità, la loro efficacia
rispetto all'azione antimafia e più in generale la qualità
dell'impegno dei pubblici poteri; riferire al Parlamento al
termine dei propri lavori, ogni volta che la Commissione lo
ritenga opportuno e comunque annualmente. L'ambito di
competenza della Commissione si estende naturalmente a tutte
le associazioni di tipo mafioso (articolo 416-bis del
codice penale), nelle varie aree geografiche del Paese.
L'articolo 2 definisce la composizione della Commissione,
la elezione del presidente, di due vicepresidenti e di due
segretari, da parte della Commissione a scrutinio segreto.
L'articolo 3 regola le audizioni e le testimonianze rese
davanti alla Commissione.
Gli articoli 4 e 5 disciplinano la materia relativa agli
atti e documenti che interessano il lavoro della Commissione,
i vincoli di segretezza ai quali tali documenti possono essere
assoggettati e l'obbligo di rispettare la segretezza, che
incombe sui componenti la Commissione, sui funzionari, sul
personale addetto, sui collaboratori.
L'articolo 6 regola la organizzazione interna della
Commissione, compresa la previsione dell'informatizzazione e
della pubblicazione dei documenti prodotti.
L'articolo 7 stabilisce l'immediata entrata in vigore
della legge.