XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1281
Onorevoli Colleghi! - L'articolo 3 della legge 16
aprile 1973, n. 171, all'ultimo comma, introdotto
dall'articolo 1-bis del decreto-legge 29 marzo 1995, n.
96, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 maggio 1995,
n. 206, prevedeva una deroga al divieto di attingimento di
acqua dai pozzi ad uso agricolo nell'estuario veneziano fino
al 31 dicembre 1999. Detta data è stata ulteriormente
aggiornata dall'articolo 20 della legge 27 marzo 2001, n. 122,
che autorizza il prelievo delle acque di falda, a mezzo dei
pozzi artesiani, fino al 31 dicembre 2001.
Il provvedimento, come si evince dalla data della legge n.
171, risale al 1973 ed è uno degli "interventi" previsti dalla
stessa legge "per la salvaguardia di Venezia" le cui misure
restrittive vietano il prelievo delle acque dal sottosuolo
dell'estuario veneziano. Questo divieto interessa anche il
litorale Cavallino che lega il proprio nome non solo alla sua
particolare vocazione turistica, ma anche alla qualità e
genuinità dei suoi ortaggi, prodotti agricoli che
caratterizzano l'area dell'estuario settentrionale della
provincia di Venezia e formano, con il turismo balneare, un
ideale binomio dell'economia locale.
Il litorale Cavallino ricade quindi interamente nel comune
di Venezia e comprende oltre alla fascia litoranea le isole di
Portosecco, l'Isola della Chiesa, Saccagnana, Lio Piccolo e
Mesole.
La superficie agraria complessiva è di circa 1000 ettari
distribuiti in circa 600 aziende.
Da circa 30 anni l'area esprime una spiccata vocazione
alle coltivazioni orticole specializzate; circa 350 ettari di
queste sono in coltura protetta (serre calde, tunnel,
minitunnel, eccetera), destinata a colture orticole forzate,
anticipate e posticipate. L'azienda media ha un'estensione di
circa 2 ettari con circa il 50 per cento della superficie
agricola utile protetta.
La forma d'impresa diffusa è quella dell'azienda a
conduzione diretta familiare, con numero di attivi che si
aggira sulle 2-3 unità per azienda. Negli ultimi anni si è
registrato un aumento della presenza fra gli aziendali di
unità lavorative giovani. Il numero complessivo degli occupati
nelle 600 aziende menzionate è di circa 2000 unità.
L'agricoltura del litorale produce un notevole effetto di
sinergia sulle attività collaterali. Nell'area sono infatti
presenti:
4 punti vendita di mezzi e fattori di produzione
(attrezzi, sementi, concimi, eccetera);
2 ditte dedite alla costruzione delle serre;
7 aziende di commercializzazione dei prodotti agricoli
che confluiscono per la maggior parte nei mercati del nord
Italia e che per un 10 per cento raggiungono i mercati di
Germania, Svizzera, Slovenia e Croazia.
Le tecniche produttive in atto sono le più evolute ed
orientate verso prodotti di elevata qualità organolettica ed
igienico-sanitaria.
Le nuove tecnologie in atto non possono però prescindere
dall'uso, anche se mirato ed ottimizzato, dell'acqua che
rimane elemento vitale per le piante e per le aziende orticole
specializzate. In detta situazione la fonte principale di
approvvigionamento è il prelievo da pozzo artesiano profondo
mediamente 100-120 metri. L'attingimento avviene mediante
pompa sommersa ad azionamento elettrico, con portata media di
2-3 litri al secondo. Il consumo medio giornaliero aziendale è
di circa 15 metri cubi. Ne deriva che per l'intero litorale il
consumo medio giornaliero è di circa 900 metri cubi. E quello
medio annuo di circa 3,3 milioni di metri cubi. Non è, quindi,
possibile pensare ad una qualsiasi forma di limitazione
nell'uso della risorsa acqua perché essa porterebbe
inevitabilmente ad una crisi immediata e definitiva
dell'agricoltura del litorale e dei settori ad essa collegati.
La situazione è ben nota alle autorità locali ed alla regione
Veneto che, con decreto del consiglio regionale n. 45 del 15
luglio 1999, ha deciso di realizzare un acquedotto rurale a
servizio dei coltivatori della zona che così, ad opera
ultimata non sarebbero più costretti all'attingimento di acqua
dai pozzi artesiani, peraltro molto costoso in quanto
effettuato con pompe elettriche.
Tenuto conto che la realizzazione dell'acquedotto non
potrà essere ultimata prima di quattro o cinque anni, è
intanto assolutamente necessario continuare a garantire, in
detto periodo, l'approvvigionamento idrico a mezzo
attingimento dai pozzi artesiani esistenti, prevedendo il
differimento della loro chiusura al 31 dicembre 2006 ed, in
alternativa, alla data di ultimazione dell'acquedotto rurale
alla cui costruzione la regione Veneto dovrebbe dare la
massima priorità per farlo entrare in funzione quanto prima e,
se possibile, in anticipo rispetto alla data del 31 dicembre
2006.