XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 1256




        Onorevoli Colleghi! - Riteniamo che oggi, a oltre mezzo secolo dalla data di entrata in vigore della Costituzione repubblicana, si possa, con estrema serenità, proporre all'attenzione del Parlamento l'opportunità di consentire ai componenti di Casa Savoia di rientrare in Italia.
        I costituenti, quando posero le norme comprese nella XIII disposizione transitoria della Costituzione, dovevano assicurare con particolari cautele la nascita del nuovo istituto repubblicano proteggendolo da iniziative o tentativi che in quei momenti potevano sembrare possibili, data la tensione dei confronti.
        Però dobbiamo obiettivamente riconoscere che, in questi lunghi anni, mai vi è stato tentativo alcuno contro le istituzioni né da parte di molti italiani che si sentivano e si sentono ancora sentimentalmente legati all'istituto monarchico, né, in particolare, da alcuno dei componenti di Casa Savoia che, sempre, hanno rispettato il nuovo ordinamento istituzionale della loro Patria, e di ciò va dato atto rendendo onore anzitutto al comportamento di Umberto II che, anelando alla Patria per morirvi, ha subìto l'ingiuria o del disinteresse o del falso interesse e non un atto di giustizia come la storia reclamava.
        La storia, infatti, è armonia biologica dei fatti: nulla si edifica senza fondamenta.
        Da tale considerazione discende la inopportunità (almeno) storica e civile di mantenere in vita una norma contingente e perciò "transitoria", testimonianza di tensioni, oggi eco lontana di tumulti di passioni contrapposte: non vi sono pericoli di restaurazione violenta, dipendenti dal fenomeno di presenze dinastiche (Umberto II è alta prova di sofferta e convinta volontà di omaggio alla concordia ed alla pacificazione nazionale).
        Riteniamo, quindi, che la Repubblica, superati già cinquant'anni dalla promulgazione della sua Carta fondamentale, ben possa consentire il rientro in Italia dei membri della ex Casa regnante e che la terra italiana custodisca il sonno di Vittorio Emanuele III e della regina Elena, convinti che non sono gli ostracismi a difendere le istituzioni della Patria, e che la storia sarà giusta nell'assegnare la responsabilità delle colpe e i meriti delle virtù a chi nel bene e nel male non può essere dimenticato: da qui la richiamata armonia biologica degli eventi e degli autori. La politica è estranea al tema; si tratta di diritti umani, di trattati internazionali, del crudele, incivile e anacronistico istituto dell'esilio.




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