XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 977
Colleghe e Colleghi Deputati! - Il 28 giugno 1969, a
New York, per la prima volta gli omosessuali si ribellarono
alle angherie e ai soprusi della polizia contro di loro e
contro i locali e i luoghi da loro frequentati, che erano
stati fino ad allora una costante della loro vita. A partire
da quella data, assunta a punto simbolico di partenza,
cominciarono ad organizzarsi, in tutto l'Occidente democratico
(in Italia a partire dal 1971), i movimenti per la
rivendicazione dei diritti umani e civili delle persone
perseguitate o discriminate a causa del loro orientamento
sessuale. Ed è intorno a tale ricorrenza che si svolgono ogni
anno in tutto il mondo (o almeno in quella parte del mondo in
cui esiste la libertà di manifestare) le manifestazioni del
"Gay Pride": una definizione che è di immediata
comprensibilità nel quadro di una società tradizionalmente
multietnica come quella americana, dove tali manifestazioni
hanno avuto origine. Si tratta dall'orgoglio di non essere più
obbligati a nascondere un'identità che una tradizione violenta
e autoritaria voleva relegata e rinchiusa nel privato perché
ritenuta vergognosa, quasi che un'identità ascritta alla
personalità dell'individuo, che non viene mai posto nella
condizione di "scegliere" il proprio orientamento sessuale
(esattamente come non può scegliere il colore dei propri occhi
e dei propri capelli) potesse essere valutata da un punto di
vista morale.
Quel che è invece di profondamente immorale, per la
sensibilità liberale dell'Occidente contemporaneo, è proprio
l'idea che esistano dei gruppi umani che possano essere
considerati inferiori, non degni dell'uguaglianza di diritti e
della pari dignità sociale, perché caratterizzati da
un'identità diversa da quella della maggioranza.
Dopo essersi a lungo illusa di essere immune dal razzismo
solo perché mai realmente posta di fronte alla presenza di
visibili diversità razziali, l'Italia ha cominciato da qualche
anno a confrontarsi con i problemi posti dal pluralismo delle
identità ascritte che è caratteristico della società
contemporanea; e solo lentamente e a fatica comincia ad
accettarlo come un elemento incomprimibile e intrinseco alla
nostra epoca. Ma, nel caso degli omosessuali (e dei
bisessuali, e dei transessuali), questa accettazione è ancora
tutt'altro che pacifica come, almeno a parole, lo è, ormai
quasi per tutti, l'accettazione delle diversità razziali o
religiose E ciò si traduce in ostacoli di ogni genere
frapposti alla vita quotidiana di milioni di cittadini. Se è
compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli alla libertà e
all'uguaglianza dei cittadini e al libero sviluppo delle loro
personalità individuali, non c'è dubbio che la lotta al
pregiudizio e alla cultura dell'esclusione e del disprezzo
debba essere un elemento fondamentale di tale compito.
Con l'istituzione della "Giornata della dignità", si
coglierebbe, come già in altri Paesi, un'importante
opportunità di riflettere sulla ferocia delle sanguinarie
persecuzioni sofferte dagli omosessuali nel passato (come già
è stato fatto per ricordare altre persecuzioni che hanno
segnato nel profondo l'identità e la storia dell'Occidente) e
anche sugli ostacoli che ancora si frappongono in questo campo
a un reale rispetto dei diritti umani di tutti cittadini.