XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 962
Onorevoli Colleghi! - E' necessario rendersi conto
dell'importanza di rendere autonoma l'università della Romagna
per ridare lustro alla tradizione culturale che da sempre ha
caratterizzato il territorio in questione.
In questo momento in Romagna esistono soltanto sedi
decentrate dell'università di Bologna, e ciò crea numerosi
problemi sul piano del prestigio culturale della zona
geografica e soprattutto per quanto concerne l'organizzazione
pratica della esistente sede decentrata. I docenti sono
infatti costretti a dividersi tra le due sedi dell'università
dando vita ad un assenteismo e ad un lassismo esasperati nei
confronti delle secondarie sedi di Ravenna, di Forlì, di
Cesena e di Rimini. Una università per essere "di serie A"
necessita di docenti e in Romagna di docenti non ce ne sono
perché abitano, vivono e operano a Bologna. A Bologna lavorano
molti docenti provenienti da altre città, ma di questi il 75
per cento vive a Bologna arricchendo quel contesto
socio-culturale. Al contrario, solo il 7-8 per cento dei
docenti delle università romagnole provenienti da altre città
vive in Romagna, tutti gli altri abitano altrove, per lo più a
Bologna. L'università bolognese elargisce 8 milioni di lire
all'anno a titolo di rimborso spese a quei docenti che da
Bologna vengono in Romagna. In cambio tali docenti devono fare
un certo numero di ore tra lezioni, esami e ricevimento di
studenti. L'università non si mostra sicuramente troppo
fiscale nel controllo del numero di ore lavorative effettuate
e ciò determina un notevole scadimento qualitativo
dell'università stessa. Questa situazione danneggia
innanzitutto gli studenti, i quali però non protestano per due
motivi: il primo è che gli studenti di oggi non sono più un
corpo compatto, per cui nessuno vuole organizzare una campagna
contro l'assenteismo dei docenti; il secondo è che, in fondo,
ai fini di una buona media per quanto riguarda i voti, ai
discenti va bene tale situazione (anzi, va meglio così),
sanno, infatti, che la loro "connivenza" sarà premiata da
esami più facili, voti più alti e possibilità di
personalizzare le date degli esami.
Le altissime percentuali di laureati con un punteggio di
110 non sono indice del fatto che in Romagna si laureino
studenti migliori che altrove, ma sono indice del fatto che
tale università dequalifica se stessa e i suoi studenti. E'
doveroso, per tali motivi, fare in modo che l'università della
Romagna sia definitivamente resa autonoma.
Tale esigenza è messa in evidenza anche dagli studi fatti
dall'Osservatorio per la valutazione del sistema universitario
e dalle Commissioni parlamentari permanenti competenti, che
hanno evidenziato i disagi di molti atenei italiani per le
condizioni di sovraffollamento, in termini di numero di
studenti, in cui si trovano ad operare. Ciò va a totale
discapito della qualità degli insegnamenti svolti. Inoltre si
ricorda che il sovraffollamento dell'ateneo di Bologna è, tra
l'altro, riconosciuto dall'articolo 2, comma 1, del decreto
del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e
tecnologica 30 marzo 1998, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 109 del 13 maggio 1998. Ma nonostante il
citato decreto sia oramai datato di tre anni ancora nulla si è
concretizzato nel versante del fattivo riconoscimento
dell'autonomia dei siti universitari ora presenti, cioè quelli
di Ravenna, Forlì, Cesena e Rimini. La presente proposta di
legge vuole dare certezza che ciò, in concreto già
riconosciuto, sia realizzabile in tempi brevi.