XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 949




        Onorevoli Colleghi! - Lo sviluppo del settore alberghiero, dei ristoranti, dei caffè e delle imprese affini corrisponde ad uno dei primari interessi per l'economia italiana, perché ad esso è legato il fenomeno turistico con tutte le sue benefiche ripercussioni negli altri settori del mercato nazionale.
        Purtroppo anche l'Horeca (alberghi, ristoranti, caffè) si trova a dover fronteggiare gli oneri di una gravosa tassazione, che ne limita gli investimenti e la concorrenzialità, non solo nei confronti degli altri Paesi europei, ma anche di altri Paesi del Mediterraneo dove l'imposta sul valore aggiunto (IVA) addirittura non esiste.
        Il turismo è un mercato in crescita in tutto il mondo e, sebbene l'Italia sia meta privilegiata da sempre, la quota di mercato di essa nel turismo mondiale è in diminuzione, proprio a causa della scarsa competitività della nostra industria alberghiera e della ristorazione.
        Con la presente proposta di legge si vuole abolire l'assoggettamento ad IVA delle spese relative alle prestazioni alberghiere, ai servizi di ristorazione e di quelle sostenute dagli operatori del settore per i cosiddetti "viaggi di affari" inerenti alla loro attività. Tutto ciò al fine di salvaguardare e dare respiro ad un settore che occupa non solo lavoratori altamente qualificati, ma che costituisce fonte di occupazione anche per i lavoratori al loro primo impiego, fornendo loro esperienza lavorativa e competenza.
        Il settore catering e dell'ospitalità è strettamente legato ai prezzi: una riduzione del prezzo dei servizi alberghieri e di ristorazione potrebbe avere un impatto nel consumo maggiore rispetto all'effetto medio di una riduzione di prezzo di molti altri settori. L'aumento della domanda per i pasti del ristorante, che grazie agli sgravi fiscali può offrire prezzi minori, porterà ad un aumento della domanda occupazionale e ad un aumento dei rifornitori che vendono generi alimentari. L'effetto moltiplicatore è enorme, tra la riduzione dei prezzi e gli sviluppi consequenziali.
        L'esperienza di altri Paesi conferma quanto affermato: in Irlanda, all'inizio degli anni Ottanta, l'IVA sui servizi alberghieri aumentò dal 10 al 23 per cento, provocando un effetto drammatico sull'industria alberghiera del Paese che chiuse oltre il 10 per cento degli alberghi. Nel marzo del 1985 e nel luglio 1986, quando le autorità decisero di ridurre, rispettivamente, l'aliquota IVA sui pasti e sulle sistemazioni alberghiere, la crescita dell'industria alberghiera e del catering in Irlanda ebbe un netto incremento.
        Prima dell'Irlanda, anche l'Olanda aveva sperimentato un aumento dell'IVA sui servizi alberghieri e sulle prestazioni dei ristoranti: il 1969 rimase nella memoria degli olandesi come un anno disastroso per il turismo, con un fatturato diminuito del 4 per cento, i prezzi saliti del 7 per cento e la bilancia del turismo soggetta ad un peggioramento del 12 per cento. Dal 1971 è stata applicata l'aliquota ridotta a molti servizi alberghieri e di ristorazione, a seguito della denuncia del Consiglio olandese per l'industria alberghiera e del catering, che aveva calcolato che l'introduzione di una aliquota standard in questo settore avrebbe avuto conseguenze drammatiche, con la perdita di circa 17 mila posti di lavoro.
        Casi, questi, che dimostrano lo stretto legame che esiste tra l'IVA e l'industria alberghiera in senso lato e l'occupazione.
        E' vero che molti Paesi europei hanno adottato una semplice riduzione dell'aliquota IVA, ma è anche vero che il rimanente carico fiscale è minore rispetto all'Italia. Per queste ragioni si è inteso proporre l'esenzione totale dall'IVA per una serie di servizi che, oltre che contribuire allo sviluppo economico di un Paese, contribuiscono all'arricchimento, anche in termini culturali e sociali, della popolazione.




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