XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 928
Onorevoli Colleghi! - I processi di frammentazione e
corporativizzazione degli interessi, che ormai attraversano le
moderne società in Italia, in Europa e nel mondo, e che per
certi versi riducono sempre più la coesione e l'identità
sociale, individuale e collettiva, stanno determinando una
corrispondente crisi delle forme di rappresentanza, sia
sociale sia politica, come è testimoniato, per un verso, dal
proliferare delle sigle sindacali e, dall'altro, dalla
diminuzione degli iscritti alle organizzazioni sindacali.
L'approvazione di un provvedimento sulle rappresentanze
sindacali può rappresentare la opportunità per avviare un
processo di ricomposizione, per via politica, della
rappresentanza sociale del mondo del lavoro salariato. Nella
stessa ottica, in una fase caratterizzata dalla cosiddetta
disaffezione dalla politica e dal distacco tra le masse e le
istituzioni, lo stesso provvedimento può rappresentare un
efficace antidoto alle tendenze in atto, riaprendo un circuito
virtuoso di ripresa partecipativa e di recupero della
democrazia in generale, che crediamo, sia un obiettivo
condiviso da tutti.
Il fatto che alle ultime elezioni delle rappresentanze
sindacali unitarie (RSU) svoltesi nel settore pubblico, che
avrebbero dovuto celebrare il de profundis dei sindacati
confederali, abbiano partecipato l'80-90 per cento dei
lavoratori interessati sta a significare che si è in presenza
di un segnale di rinnovato interesse e cioè che la
partecipazione e il coinvolgimento dei lavoratori e dei
cittadini in generale non viene meno se si creano condizioni
ed obiettivi avvertiti e vissuti come credibili e
realistici.
Entrando nel merito della proposta di legge ci limiteremo
a svolgere alcune considerazioni evitando ogni approccio
specialistico e svolgendo sintetiche riflessioni di ordine
politico-sindacale.
I cardini della proposta sono almeno cinque.
Il primo è rappresentato dal rapporto
legge-contrattazione. A questo problema, che è molto delicato,
la soluzione trovata è stata quella di definire un criterio
generale, che ritornerà in ogni aspetto della proposta di
legge, che privilegia la contrattazione, affidando in prima
battuta all'accordo tra le parti - cioè, ad un rapporto
pattizio - la possibilità di definire scelte e discipline.
Centralità della contrattazione, dunque, ma sempre sostenuta
da una legge chiara: verranno definiti per legge i cardini, i
criteri ed i riferimenti entro cui la contrattazione può
svilupparsi qualora non vi sia accordo; quindi, dopo - e solo
dopo! - interverrebbe in un tempo determinato il Governo con
un proprio atto ed in conformità ai criteri prima indicati.
Il secondo cardine è rappresentato dalla certezza e dalla
possibilità di far valere il diritto ad eleggere i propri
rappresentanti con regole valide per tutti i lavoratori, sia
pubblici che privati, e prescindendo dalle dimensioni
aziendali.
In questo senso troviamo apprezzabile l'obiettivo di
ricomporre e di unificare il mondo del lavoro anche dal punto
di vista dei diritti sindacali, in particolare, le norme
relative alle RSU interaziendali, cioè nelle aziende con meno
di quindici addetti, anche se riteniamo opportuno eliminare
alcune genericità e difficoltà nella traduzione operativa.
Il terzo punto è così riassumibile : fondare la
rappresentatività su criteri e indici oggettivi e
quantificabili riguardo agli iscritti ed ai voti.
Il quarto punto è quello che riguarda poteri e diritti. Da
questo punto di vista, l'obiettivo che ci si è posti è stato
quello di salvaguardare il doppio livello di contrattazione,
nazionale ed integrativo. Anche in questo caso, la scelta
fatta è stata quella di privilegiare come sovraordinato il
contratto nazionale, nel senso che in quella sede - alla cui
definizione partecipano le organizzazioni sindacali
rappresentative - si fissano anche ambiti e contenuti della
contrattazione aziendale. Si affida altresì alle RSU piena
titolarità per la contrattazione aziendale, ma come
espressione diretta dei lavoratori. Per garantire un raccordo
con il contratto nazionale, le organizzazioni sindacali
firmatarie dei contratti assistono le RSU.
Il quinto punto è un problema delicatissimo: è quello che
riguarda la validità erga omnes e il referendum.
Nel testo si stabilisce per legge che i contratti hanno piena
validità e sono quindi estensibili e applicabili a tutti i
lavoratori se sono firmati da organizzazioni sindacali che
rappresentino almeno il 51 per cento tra iscritti e voti o il
60 per cento dei voti; per gli accordi aziendali, se tali
contratti sono firmati dalla maggioranza dei membri della RSU.
Resta aperto il problema della verifica del consenso dei
lavoratori, questione delicatissima ma ineludibile, non solo
per ovvi motivi di democrazia ma soprattutto per la
considerazione che un accordo sottoscritto da alcuni
rappresentanti che concerne tutti i rappresentati, cioè i
lavoratori iscritti e non iscritti (l'erga omnes di cui
si tratta), deve essere verificato tramite referendum
qualora un sindacato rappresentativo, una quota di
rappresentanza sindacale unitaria o una quota di lavoratori lo
richieda. Non si tratta solo di un problema di democrazia, ma
di un tassello di un mosaico in cui tutto si tiene. Rispetto
alle modalità attuative, del resto, si propone lo stesso
criterio indicato prima per cui si affida alla contrattazione
il compito di definire modalità e termini e, solo in assenza
di un accordo tra le parti, entro un tempo determinato, il
Governo interviene con proprio decreto.
Su questo tema auspichiamo una discussione approfondita ma
celere per poter offrire in tempi rapidi al Paese ed al mondo
del lavoro un provvedimento che contiene un complesso di
regole da tutti auspicato e sollecitato, ma soprattutto in
grado di riaprire il circuito della partecipazione nelle
aziende e nel Paese.