XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 910
Onorevoli Colleghi! - Con la presente proposta di legge
si vuole affrontare una realtà patologica, quella della
cefalea, che è stata sottovalutata per anni e che spesso è
stata oggetto di malintesi interpretativi.
Quando si usa questo termine sono spesso accomunati il
"normale mal di testa" con la terribile "cefalea a grappolo"
ed altre manifestazioni patologiche. Nella presente proposta
di legge è presa in considerazione la "cefalea primaria
cronica", ossia una cefalea caratterizzata da continuità nel
tempo e dal fatto che non si individuano cause manifeste.
La cefalea primaria, ossia quella forma che non trova
cause ben evidenziabili, si manifesta sostanzialmente in due
modi diversi:
1) come episodio occasionale (o isolato): il comune mal
di testa;
2) come episodi frequenti o continui: cefalea
cronica.
Ed è proprio per il riconoscimento della cefalea primaria
cronica, che in Italia colpisce circa 2 milioni di persone,
come malattia sociale, che è sottoposta all'attenzione del
Parlamento la presente proposta di legge.
I soggetti colpiti da questa malattia sono costretti a
sottoporsi ad esami diagnostici anche invasivi ed a lunghe e
costose terapie nel tentativo di ridurre il danno e di
migliorare, sia pure di poco, la qualità della vita. Nella
maggior parte dei casi, purtroppo, essi non riescono a
risolvere il problema e sono costretti a fare ricorso agli
analgesici e ad altri farmaci che rimuovono temporaneamente il
dolore ma non eliminano le cause.
In queste condizioni il paziente vede sempre più
pessimisticamente il suo futuro cadendo, talvolta, in profonde
crisi depressive.
La cefalea può incidere pesantemente nella vita di
relazione sociale ed affettiva cambiando, di conseguenza, in
peggio il carattere di una persona e determinando gravi
ripercussioni in campo lavorativo.
All'ottavo congresso dell'International Headache
society, tenutosi ad Amsterdam dal 10 al 14 giugno 1997, è
stato stilato su questa materia un apposito documento sul
costo economico causato dalla perdita di giornate lavorative
per cefalee in Italia nel 1995:
popolazione lavorativa generale: 30 milioni circa;
hanno sofferto di cefalee (70 per cento circa): 21
milioni circa;
hanno avuto assenze dal lavoro per cefalea (10 per
cento): tre milioni circa;
costo economico annuale per perdita di giornate
lavorative: 2.000 miliardi di lire.
Considerati gli alti costi economici sembra ancora più
paradossale che questa delicata vicenda sia stata, sino ad
oggi, così trascurata. Se vi fosse una maggiore "cultura" per
la prevenzione e la diagnosi delle cefalee, prima che queste
si cronicizzino, fino a rendere non solo costose ma spesso
inutili le cure, vi sarebbe un notevole risparmio da un punto
di vista economico e soprattutto non si costringerebbero i
"malcapitati" a lunghe e penose peregrinazioni da uno
specialista all'altro per alleviare le proprie sofferenze.
E' il caso di ricordare in questa sede quanto successo a
più di una persona sofferente di cefalea cronica che è stata
spesso derisa o compatita dai cosiddetti "medici fiscali" o da
medici che fanno parte delle commissioni per il riconoscimento
di invalidità che, senza alcun riguardo per la persona o per
altri loro colleghi, a volte mettono in dubbio la diagnosi di
cefalea ed altre volte riconoscono un peggioramento del 2 per
cento (dopo due anni dalla precedente visita collegiale) a
persone che a stento si possono alzare dal proprio letto a
causa della fortissima cefalea.
Fra i 2 milioni di ammalati cronici vi è una parte non
trascurabile (1 per cento) che soffre di una forma
particolarmente grave ed invalidante: la cefalea a
grappolo.
Il dolore della cefalea a grappolo, alla pari di quello
della nevralgia del trigemino, è generalmente ritenuto dagli
studiosi di cefalee e dagli algologi come uno dei dolori più
lancinanti che un essere umano possa sperimentare. Al dolore
si associano tipici sintomi e segni neurovegetativi locali
omolaterali (iniezione congiuntivale, lacrimazione, ostruzione
della narice all'inizio dell'attacco e rinorrea verso la fine,
arrossamento e/o edema locale, ptosi palpebrale, miosi) e
generali (sudorazione, sbadigli, eruttazioni, alterazioni
della frequenza cardiaca). Le crisi possono durare pochi
minuti o qualche ora e possono ripetersi più volte nella
stessa giornata, per molte settimane o addirittura per
mesi.
Se le crisi sono di breve durata il soggetto colpito può
svolgere una ridotta attività lavorativa, sia pure fortemente
condizionata, altrimenti è impossibilitato a riprendere il
lavoro ed è costretto a lunghi periodi di assenza.
Nonostante questo quadro generale e pur avendo le
caratteristiche di una malattia "sociale", la cefalea non è
neanche inserita nell'elenco nosologico delle malattie; tale
anomalia è ancor più evidente se si considera che, vista la
vastità del problema, esistono in tutta Italia numerosi centri
per la cura e la diagnosi della cefalea.
Coloro che soffrono, purtroppo, di cefalea primaria
cronica sono costretti allo stato a spendere mediamente 300
mila lire al mese per stare meglio, situazione economicamente
più gravosa per chi è affetto da cefalea a grappolo: in questo
caso, infatti, si arriva a spendere un milione al mese per
acquistare i pochi farmaci che possono risultare efficaci per
combattere le crisi.
Questa situazione oggettiva rende necessario arrivare a
riconoscere la cefalea primaria cronica come una malattia
sociale. Una volta riconosciuta la cefalea primaria cronica si
renderà ovviamente necessario organizzare, in maniera
ramificata, ambulatori e servizi opportunamente accreditati
per quanto riguarda la diagnosi e la cura delle cefalee, al
fine non solo di migliorare la cura ma anche di essere garanti
per i pazienti stessi. Questo non comporterebbe grosse spese
aggiuntive perché, di fatto, esistono servizi pressoché in
tutti gli ospedali che è necessario coordinare secondo un
criterio di accreditamento opportunamente studiato.