XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 750
Onorevoli Colleghi! - Nell'attuale stagione di riforme
costituzionali siamo ormai giunti alla approvazione di un
testo di legge costituzionale approvato in seconda
deliberazione a maggioranza assoluta delle Camere, ma
inferiore a due terzi, recante "Modifiche al Titolo V della
parte seconda della Costituzione" (pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 59 del 12 marzo 2001) che
qualifica come federale il futuro assetto dell'ordinamento
repubblicano. Notevoli sono l'autonomia e le attribuzioni
riservate alle regioni dal testo di legge costituzionale,
nell'ambito pur sempre del principio di unità e indivisibilità
sancito dall'articolo 5 della Costituzione. Purtroppo la
situazione che è maturata negli anni più recenti è evidente
sintomo della profonda crisi di identità nazionale che è stata
irresponsabilmente accentuata dal costante disinteresse dei
responsabili delle maggioranze di Governo delle passate
legislature.
Proprio in questa fase si ritiene indispensabile
riconoscere il ruolo della lingua italiana quale elemento
costitutivo e identificante della comunità nazionale, a
prescindere dalle diversità localistiche. L'articolo 6 della
Costituzione, pur nella sua laconicità, impedisce le pratiche
discriminatorie a danno dei gruppi minoritari e garantisce lo
sviluppo e la conservazione dei gruppi medesimi. Notoriamente
il massimo livello di riconoscimento dei diritti linguistici è
stato effettuato dallo statuto speciale per il Trentino-Alto
Adige e dalle successive "norme di attuazione" dello statuto
emanate mediante numerosi decreti governativi con forza di
legge. In questa regione è stato creato un imponente sistema
di garanzie delle minoranze linguistiche che ha investito la
composizione stessa delle giunte regionali e provinciali (in
modo da rappresentare proporzionalmente la consistenza dei
gruppi linguistici), la tutela della lingua madre minoritaria
in riferimento al pubblico impiego regionale, provinciale e
presso gli enti locali minori, l'organizzazione scolastica,
giudiziaria ed amministrativa, e ha realizzato persino una
limitazione dell'elettorato attivo ai residenti da un certo
numero di anni ininterrotti.
E' ferma convinzione della proponente che le stesse
garanzie per le minoranze non possano condurre all'avvilimento
e alla offesa degli elementi identificativi della comunità
italiana nella regione. Inoltre tale esempio, di fronte ai
nostri occhi in tutta la sua evidenza, ci obbliga a prevenire
situazioni critiche analoghe nel momento in cui i più recenti
orientamenti autonomisti portassero a valorizzare la lingua o
il dialetto di altre comunità minoritarie o altre aree
geografiche del territorio della Repubblica.
Appare pertanto imprescindibile la previsione
costituzionale della lingua italiana quale lingua ufficiale
della Repubblica, espressione dell'appartenenza degli italiani
a una sola comunità nazionale, soprattutto in relazione alle
forti tensioni secessioniste che investono non più soltanto le
minoranze storiche nel territorio italiano, ma vaste zone del
territorio nazionale sulla base di identità etniche (o
dialetti) a volte meramente virtuali. La pretesa da parte di
altre lingue o dialetti di un sistema di garanzie simile a
quello ottenuto dalla minoranza linguistica tedesca in
Trentino-Alto Adige sarebbe così bilanciata in modo equo e
razionale.
Pertanto la proponente intende con la presente proposta di
legge costituzionale aggiungere tra i valori fondanti la
Costituzione italiana il riconoscimento della lingua italiana
come unica lingua ufficiale avente precedenza su qualsiasi
altra lingua e dialetti minoritari.
Si prevede la collocazione di una tale norma
costituzionale tra i "princìpi fondamentali" della
Costituzione, all'articolo 12, dopo il riconoscimento della
bandiera nazionale quale simbolo della comune appartenenza dei
cittadini italiani alla stessa patria.