XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 735
Onorevoli Colleghi! - L'esigenza di una riforma globale
degli ordinamenti scolastici è stata avvertita negli ultimi
anni dall'intero mondo scolastico, giustamente sensibile alla
necessità di fornire alle giovani generazioni gli strumenti
indispensabili di conoscenza e di maturazione per il pieno e
consapevole inserimento nella società moderna.
A tale esigenza si è data una parziale risposta con la
legge 10 febbraio 2000, n. 30, in materia di riordino dei
cicli dell'istruzione; una risposta, ad avviso della
proponente, non soddisfacente ed, in particolare, non
rispondente alle reali esigenze del mondo scolastico.
Pertanto, se ne dispone l'abrogazione e si procede alla
redazione di una nuova legge quadro, confidando che le norme
previste forniscano finalmente una soluzione definitiva o,
quanto meno, pongano le basi per risolvere l'annoso ed urgente
problema della riforma della scuola in Italia.
Nel presentare la proposta di legge per una legge quadro
di ristrutturazione dell'intero ordinamento scolastico, si
ritiene utile ribadire le finalità che si affidano
all'istituzione scuola, rappresentando questa una delle
fondamentali categorie morali, ove la cultura si fa educazione
e da entità astratta si trasforma in strumento di civiltà e di
libertà.
La scuola è la struttura portante della società nazionale
e pertanto essa, nei contenuti e nelle strutture, deve
risultare funzionale ad un disegno politico che si deve
concretamente realizzare attraverso una istituzione educativa
che stimoli e favorisca la partecipazione di tutte le
componenti, in maniera organica, secondo la natura dei valori,
delle dignità e delle funzioni che volitivamente affermano i
meriti e l'intelligenza. La scuola è la struttura principale
alla quale affidiamo il compito di formare cittadini liberi,
coscienti e consapevoli che la libertà è garanzia di una
società autenticamente libera.
Per questo ci opponiamo alla "faciloneria", al
"pressappochismo", alla arbitrarietà che sono divenuti
l'espressione più congeniale del "fare scuola", mentre i
giovani, proprio nella scuola, devono apprendere il senso
della fatica e del sacrificio, l'amore per la libertà, senza i
quali non si realizza alcuna formazione umana, né è dato poi
di svolgere coscientemente e attivamente il proprio ruolo
nella società, che dobbiamo ormai vedere come inserita e
proiettata nell'ambito europeo.
La riforma della scuola rappresenta il grande
appuntamento, finora mancato, della nostra politica
scolastica.
La presente proposta di legge fa propria questa urgenza,
collocandosi in un'ottica di riforma complessiva del sistema
formativo. Si è predisposta una proposta di riforma globale
che vuole avere il merito di ridare coerenza ed organicità al
sistema. Si è cercato di costruire un progetto strategico
unitario per dare futuro alla nostra scuola, un progetto che
tenga presente la stretta interdipendenza tra qualità del
servizio scolastico e futuro della continuità nazionale su
ogni piano, da quello etico, civile e sociale a quello
produttivo, economico e politico, anche ai fini di una
partecipazione attiva al processo di integrazione europea.
La proposta di legge intende disciplinare in maniera
dettagliata l'ordinamento della nuova scuola, ne fissa i
princìpi informatori e le linee portanti.
I punti qualificanti fissati nella proposta di legge sono:
la ridefinizione e l'articolazione di tutti i cicli
scolastici; la realizzazione della continuità di tutto il
processo educativo, attraverso la revisione degli ordinamenti
degli altri "segmenti" della formazione scolastica, e cioè la
scuola materna e la scuola di base; l'elevazione dell'obbligo
di istruzione con le modalità del relativo assolvimento; la
pari dignità tra tutte le tipologie di preparazione
conseguite; la flessibilità dei percorsi formativi;
l'affidamento, a vari livelli, a segmenti formativi
post-scolastici per la formazione di competenze a carattere
specialistico.
Senza ripercorrere tutto l'articolato, sembra opportuno
sottolineare alcuni passaggi particolarmente significativi in
quanto si inseriscono su aspetti problematici o di particolare
rilevanza.
La proposta di legge consta di otto capi e 69 articoli.
Il capo I è relativo alla scuola materna. La scuola dai
tre ai cinque anni non è attualmente pensata dalla parte del
bambino. Il modo di concepirla è senz'altro errato; da una
parte, infatti, viene considerata una struttura con funzioni
preminentemente sociali ed assistenziali e da un'altra appare,
per alcuni, utile come anticipazione della scuola elementare.
Ne consegue, comunque, una attività programmata che non tiene
in alcun conto lo sviluppo psico-fisico del bambino.
Si ritiene necessario precisare alcuni presupposti di
base, perché soltanto partendo da una concezione chiara del
"cosa debba essere" ed "a che cosa debba tendere" la scuola
materna si può rispondere alle esigenze del bambino e,
subordinatamente, a quelle della società.
La scuola materna, nonostante la tenerissima età degli
allievi cui si rivolge, è pur sempre una "scuola" e pertanto
deve essere data la necessaria importanza alla funzione
propriamente educativa. E' assolutamente necessario, pur non
disattendendo le funzioni sociali ed assistenziali,
riaffermare che il motivo principale dell'esistere e
dell'espandersi della scuola materna deve trovare
giustificazione, anzitutto, nella più approfondita conoscenza
della psicologia infantile e, quindi, nella acquisita
consapevolezza da parte delle famiglie e della società di
quanto benefico sia, per il fanciullo, il contatto con un
ambiente stimolante e reattivo qual è quello della scuola
materna.
In preciso accordo con il corretto criterio pedagogico e
sociologico che sottolinea il valore fondamentale del gruppo
familiare come luogo elettivo di socializzazione primaria, il
primo grado dell'educazione non può avere forma di
obbligatorietà.
Il capo II è relativo alla scuola di base.
La formulazione di un piano di studi ed, ancor più la
sistemazione di un ordinamento scolastico, devono scaturire da
una profonda conoscenza dell'essere umano. Non ci si può
certamente basare su criteri meramente "funzionali", inserendo
un insegnamento ad un'età piuttosto che ad un'altra; ma
bisogna esaminare le fasi evolutive e, in relazione ad esse la
maggiore, minore o addirittura, inesistente, capacità di
recepire un argomento dato.
Con il sistema oggi in vigore si sprecano solamente enormi
quantità di tempo battendo e ribattendo su argomenti che per
il bambino sono privi di qualsiasi interesse e di cui non
riesce a comprendere il senso; ma soprattutto si perde
l'occasione preziosa di fare acquisire al bambino un
patrimonio di abilità e di nozioni, adeguate ai mezzi di cui
dispone, le quali, poi, approfondite e coordinate, si
comporrebbero in vasti quadri storici, artistici, letterari e
- con il sorgere della facoltà di discernimento - potrebbero
costituire elementi per una valutazione critica, divenire
materia del giudicare ed infine consentire allo studente di
spaziare su un panorama ricco di acquisizioni, permettendogli
di compiere vaste analisi.
L'esasperazione della didattica e del nozionismo ha
portato ad una vera e propria secondarizzazione della scuola
elementare e non ha tenuto conto delle reali capacità di
apprendimento degli allievi, che sono spesso obbligati ad
argomentare a livello concettuale su conoscenze che dovrebbero
acquisire attraverso l'esperienza personale e diretta.
Il risultato di tutto questo è un apprendimento confuso,
frammentario e superficiale, al punto che, in alcuni casi, in
prima media, i ragazzini sanno poco o niente di tutto, non
hanno neanche le basi del leggere, dello scrivere e del "far
di conto".
La distribuzione poi degli insegnamenti nell'arco del
giorno e della settimana distrugge la facoltà di
concentrazione.
Dovrà essere distinta la funzione didattica dalla funzione
sociale e le attività didattiche dovranno essere concentrate
nelle ore mattutine, maggiormente idonee all'apprendimento.
La scuola dovrà poi dare la possibilità, alle famiglie che
lo desiderano, di far partecipare gli alunni, nelle ore
pomeridiane ad attività diversificate non facenti parte della
programmazione curricolare e quindi non obbligatorie.
Da questa analisi della situazione nasce la nostra
proposta di riforma del sistema scolastico italiano. Una
riforma globale e organica, che segue l'alunno, poi studente,
in tutto il suo percorso scolastico, delineando un itinerario
didattico coerente, armonioso, adeguato, efficace,
interessante, logicamente congegnato; ma parimenti che rende
agevole agli insegnanti il compito di accompagnare il
fanciullo in questo delicato cammino.
Innanzitutto occorrerà, dopo aver riformulato e riunito i
programmi didattici delle scuole elementari e medie,
ridistribuire gli insegnamenti nell'arco degli otto anni di
studi.
Gradatamente, poi, bisognerà adeguare e qualificare il
personale direttivo, docente ed amministrativo. Ed infine si
dovrà giungere all'aggregazione delle due scuole.
Il piano di studi sarà strutturato in modo che ciascun
argomento venga trattato in prospettive sempre più ampie ed in
modi qualitativamente diversi, oltreché adeguati alle fasi
maturative dell'alunno-studente.
Bisognerà congegnare i programmi di insegnamento, offrirli
nei modi e nei tempi adatti, al fine di favorire
un'acquisizione delle conoscenze e delle abilità duratura ed
armoniosa, attraverso la istituzione dei "cicli didattici".
Per questo occorrerà una rivisitazione dell'organizzazione
del personale docente in modo da favorire un insegnamento
unitario ed organico e consentire che discipline specifiche,
per le quali sono necessarie competenze e attitudini
peculiari, vengano insegnate da docenti specializzati.
Pertanto dovrà essere previsto un docente unico, nelle prime
cinque classi, per il gruppo di insegnamenti principali, e
docenti specializzati per discipline quali: musica, educazione
fisica, lingue straniere, educazione artistica e religione per
coloro che se ne avvalgono.
La scuola di base si articola in due cicli didattici, per
la durata complessiva di otto anni.
Il capo III è relativo all'elevazione dell'obbligo
scolastico. Il capo IV è relativo alla scuola superiore del
lavoro.
Non si può, tuttavia, vedere nell'elevazione dell'obbligo
l'occasione per una riforma su basi livellatrici dell'intera
scuola media superiore, o almeno dei suoi primi anni.
L'elevazione dell'obbligo non può e non deve costituire il
pretesto per l'individuazione di un nuovo ciclo scolastico a
carattere marcatamente unitario, giacché equivarrebbe solo a
procrastinare la dequalificazione dei licenziati della attuale
scuola media e metterebbe il sedicenne "scolarizzato" del
futuro nella condizione di disporre di una formazione generale
o, a seconda dei casi, generica, che lo renderebbe atto solo a
proseguire gli studi o ad accettare un lavoro
dequalificato.
Il prolungamento della scuola dell'obbligo dovrà, invece,
favorire una più armonica formazione della personalità
dell'alunno, per permettere a tutti l'acquisizione di una
solida cultura di base e consentire a ciascuno il migliore
sviluppo delle innate capacità e abilità.
La proposta di legge prevede pertanto un biennio
diversificato: i normali bienni propedeutici agli studi della
scuola media superiore ed un biennio chiamato "scuola
superiore del lavoro" che consente ai giovani scelte
responsabili e consapevoli oltreché congeniali alle proprie
attitudini e capacità per l'inserimento nel mondo
lavorativo.
La scuola superiore del lavoro dovrà rappresentare una
struttura integrativa tra lo studio e le esperienze di
apprendistato lavorativo, e questo in una fase storica in cui
il problema della disoccupazione giovanile ha assunto
dimensioni ed aspetti drammatici.
La flessibilità degli orari e dei programmi consentirà di
ancorare questo tipo di scuola al territorio e alle sue
tradizioni professionali e artigianali, privilegiando sia la
ripresa di alcune attività che rappresentano il patrimonio più
genuino di civiltà della provincia italiana, sia lo sviluppo
delle nuove professionalità.
Il capo V è relativo alla scuola superiore.
La necessaria distinzione all'interno del quinquennio di
studi, fra bienni propedeutici ed un triennio di prosecuzione,
ha lo scopo essenziale di sottolineare il carattere di
rigorosa specificità che deve qualificare soprattutto gli
ultimi tre anni del quinquennio. Pretendere di sacrificare i
primi due anni di studio dell'istruzione secondaria superiore
in un biennio di studi puramente generici e metodologici
significa far perdere ai giovani due dei loro più preziosi
anni di formazione.
Il triennio di prosecuzione della media superiore verrà
suddiviso in due aree. Nell'area
umanistico-scientifico-artistica verrà istituito un liceo
unico che accolga anche l'attuale istituto magistrale, e
nell'area umanistico-tecnico-professionale un istituto tecnico
articolato in indirizzi che dovranno a loro volta essere
previsti a geometria variabile per rispondere tempestivamente
e sempre meglio alle esigenze del mondo del lavoro.
Il liceo unico avrà essenzialmente carattere propedeutico
all'università. Il liceo unico sarà articolato in cinque
indirizzi: a) indirizzo classico; b) indirizzo
scientifico; c) indirizzo pedagogico; d) indirizzo
artistico; e) indirizzo musicale.
L'istituto tecnico è da ritenersi valido (con la
rivalutazione del concetto dell'umanesimo della tecnica) sia
per la qualificazione alle professioni di medio livello che
per la prosecuzione degli studi nelle facoltà e negli istituti
universitari congeniali ai vari indirizzi.
L'istituto tecnico si strutturerà in una area didattica
comune ad una serie di specifici indirizzi che ne qualificano
la formazione tecnico-professionale.
I capi VI e VII sono relativi alla formazione
post-secondaria.
Oggi il mercato del lavoro richiede figure professionali
specifiche e personale in grado di gestire contemporaneamente
più risorse.
La formazione professionale è diventata un mezzo
importantissimo per avvicinarsi più rapidamente al mondo del
lavoro e delle grandi aziende.
Naturalmente occorrono un nuovo impianto culturale e
formativo della scuola secondaria superiore e nuove finalità
conseguentemente assegnate ai percorsi in essa compresi, tali
da soddisfare l'intera domanda di competenze professionali che
i mondi del lavoro, delle professioni e dei servizi
richiedono.
La formazione di competenze a carattere specialistico
dovrà essere affidata, ai vari livelli, a segmenti formativi
post-scolastici, caratterizzati da forte integrazione di
formazione teorica e formazione pratica e da un rapporto
diretto con il sistema produttivo. Questa è la ratio che
dovrà sostenere la istituzione di un livello di studi
superiori non universitari collocati in uscita dalla scuola
secondaria superiore per la formazione di tecnici specialisti
di livello medio-alto. Rimane inteso che la scuola secondaria
superiore continuerà ad essere terminale degli studi
scolastici e, pertanto, va sottolineato il carattere di non
obbligatorietà della prosecuzione in corsi post-secondari.
La funzionalità specifica dei corsi dovrà essere
rapportata all'evoluzione della domanda.
La proposta di legge, pensata nella logica dell'interesse
generale, sembra insieme una risposta ai problemi dei giovani
e della società nel suo complesso, della produttività, del
mercato nazionale ed europeo.
Sembra, infine, che essa debba essere considerata l'inizio
di un nuovo riconoscimento professionale ai docenti, intesi
quali insegnanti capaci di trasmettere una cultura umanizzante
e insieme specificamente disciplinare.
Il passaggio alla nuova realtà europea non sarà possibile
senza creare uno strumento culturale comune, che non può che
essere quello della scuola. La scuola europea è una
pregiudiziale indispensabile per la nascita dell'Europa di
domani.