XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 622
Onorevoli Colleghi! - E' noto che, subito dopo l'8
settembre 1943, occupate le posizioni in precedenza tenute dal
Regio Esercito, le forze germaniche in Italia assoggettarono
alcuni territori ad amministrazione diretta del Reich
attraverso alti commissari o Gauleiter. Una di tali
zone era l'Adriatisches Kustenland- Litorale Adriatico
- comprendente le province di Trieste, Lubiana, Gorizia,
Friuli, Istria e Quarnero, con i territori incorporati di
Sussak, Buccari, Concanera, Castua e Veglia, dove venne
istituito il servizio di guerra obbligatorio (ordinanza 29
novembre 1943 del supremo commissario del litorale
adriatico).
Nacque poi la Repubblica sociale italiana; reparti
italiani affluirono nelle zone del confine orientale fin
dall'autunno del 1943 e vennero recuperati, mano a mano, i
posti chiave della pubblica amministrazione e delle Forze
armate.
Nel mese di ottobre venne nominato prefetto di Trieste il
dottor Bruno Coceani (che meno di trent'anni prima aveva
disertato dall'esercito austriaco per arruolarsi volontario in
quello italiano), mentre divenne podestà l'avvocato Cesare
Pagnini (agente dello spionaggio italiano nella Grande
Guerra).
Sia il prefetto sia il podestà italiani dovettero fare i
conti con i tedeschi, cui era facile mascherare le loro
pretese con esigenze di sicurezza: ma le autorità italiane
tennero duro e cercarono di istituire dei presìdi ai patri
interessi. In questo contesto vennero fondati - pur con il
consenso tedesco - corpi armati di cittadini con lo scopo
esclusivo della tutela della proprietà pubblica e privata e
dell'ordine pubblico. Fu così costituito nella città di
Trieste il corpo della Guardia Civica alle dirette dipendenze
del podestà. Per la sua opera l'avvocato Pagnini fu anche
processato alla fine della guerra (1947) per
"collaborazionismo" e fu assolto (analogamente a quanto
accadde per il prefetto Coceani) proprio in virtù dell'azione
svolta a difesa di Trieste anche con la costituzione della
Guardia Civica.
Questo tipo di formazione armata si richiamava alla legge
del 4 marzo 1848 sulla "Guardia nazionale" conservata nello
Statuto albertino e ancora vigente nel 1943, che enunciava tra
i suoi scopi, "nei casi di necessità della Patria, (...)
mantenere l'obbedienza alle leggi, conservare o ristabilire
l'ordine o la tranquillità pubblica, secondare all'uopo
l'esercito nella difesa delle nostre frontiere e coste
marittime, assicurare l'integrità e l'indipendenza dei nostri
Stati".
Dal testo del bando di arruolamento, affisso l'11 febbraio
1944, si evince quali difficoltà dovette superare il podestà
per non disattendere le attese della popolazione locale. Il
Corpo fu guardato sempre con sospetto dai tedeschi: quattro
suoi ufficiali ed una decina di vigili (militi) furono
internati nei campi di concentramento in Germania (ne
tornarono solo due ufficiali e due vigili) accusati di aver
collaborato con il locale Comitato di liberazione nazionale
(CLN) che dal Corpo ricevette anche aiuti materiali come armi,
munizioni, divise.
Istituzionalmente la guardia civica era nata e si era
preparata per la difesa della città nel momento cruciale del
passaggio dei poteri: lo fece alla fine del conflitto,
"combattendo contro il tedesco, che voleva distruggere la
città e contro lo slavo, che voleva occuparla".
La Guardia Civica operò a Trieste con il CLN perché
Trieste rimanesse italiana: fu essa che il 29 aprile 1945
occupò il municipio ed altri punti strategici della città
assieme ad altre formazioni del Corpo volontari della libertà:
insieme al podestà Pagnini - che aveva fatto cucire e
distribuire i bracciali tricolori del CLN Venezia Giulia ed
intimato la resa al comandante tedesco del porto asserragliato
al castello di San Giusto - rimase fino al 2 maggio a presidio
del municipio, unica isola italiana nella città ormai in mano
ai partigiani jugoslavi di Tito.
La Guardia Civica ebbe 80 caduti in quei tragici tre
giorni: 29, 30 aprile e 1^ maggio 1945, più della metà dei
quali prelevati e fatti scomparire dall'esercito partigiano
jugoslavo, senza poi contare i deportati ed i dispersi.
L'apporto dato alla difesa dell'italianità di Trieste e
dei suoi cittadini tra il 1944 ed il 1945 dal corpo militare
della Guardia Civica di Trieste è testimoniato dai suoi
caduti, dai suoi appartenenti deportati nei lager
tedeschi e trucidati nelle foibe titine.
E' da sottolineare, in conclusione, che questo
provvedimento andrebbe a sanare una discriminazione perpetrata
dalla legge 2 aprile 1958, n. 364, con la quale venivano
riconosciuti i benefìci di ex combattenti ai cittadini
altoatesini ed a quelli residenti prima del 1^ gennaio 1940
nelle zone cosiddette "mistilingui" di Cortina d'Ampezzo e di
Tarvisio che abbiano prestato servizio durante la seconda
guerra mondiale con l'esercito tedesco o in formazioni armate
da esso organizzate. Per i beneficiari non venivano applicate
le disposizioni di cui all'articolo 5 della legge 23 febbraio
1952, n. 93.
A maggior ragione, dunque, questi benefìci andrebbero
assicurati agli appartenenti alla Guardia Civica di Trieste
(1.600, di cui ormai meno della metà attualmente viventi) come
doveroso riconoscimento al ruolo da loro svolto in difesa
dell'italianità della città.