XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 511
Onorevoli Colleghi! - La necessità di istituire una
Commissione parlamentare di inchiesta sui minori costretti a
vivere in condizioni di indigenza nasce dall'osservazione e
dalla presa d'atto di un fenomeno dai contorni in realtà
abbastanza incerti, ma dalle dimensioni e dalle implicazioni
decisamente allarmanti.
I dati che risultano disponibili in tema di minori
riguardano, prevalentemente, aspetti del disagio legati al
lavoro, alla marginalità che sfocia in forme di criminalità
sempre più complesse, allo sfruttamento sessuale, alle
violenze familiari. Sono noti, ad esempio, gli effetti
positivi che l'applicazione della legge n. 285 del 1997 ha
ottenuto ed ancora sta ottenendo.
Nel promuovere diritti ed opportunità per i bambini e per
gli adolescenti, questo provvedimento ha dato l'avvio ad un
ripensamento mirato delle politiche sociali, anche se non
disarticolato rispetto al quadro complessivo.
Le risorse che sono state attivate dalla legge n. 285 del
1997 vanno verso un obiettivo perfettamente condivisibile, che
è quello di garantire il diritto di cittadinanza anche alla
fascia di età inferiore ai dieci anni. Dalla relazione sullo
stato di attuazione della legge presentata al Parlamento
dall'allora Ministro per la solidarietà sociale emerge però,
al di là dei risultati raggiunti, la necessità di incrementare
lo sviluppo di un'elaborazione culturale che aumenti la
sensibilità politica e sociale sul tema dei diritti
dell'infanzia. Appare, infatti, meno approfondita ed
affrontata la realtà che, nella maggior parte dei casi, fa da
sfondo alle forme di disagio minorile: è indubbio, infatti,
che esista un collegamento tra il degrado economico, culturale
e sociale e la povertà, così come appare chiaro che le gravi
difficoltà economiche possono riflettersi negativamente sulla
condizione infantile causando sofferenze e storture nella
delicata fase evolutiva del bambino.
I cambiamenti morfologici della società italiana e le
trasformazioni della struttura produttiva e del sistema
sociale che hanno caratterizzato in particolare i primi anni
novanta hanno reso la situazione della povertà in Italia
sempre più complessa.
Uno degli aspetti di questa complessità consiste
nell'ingresso di nuove categorie di poveri nel sistema delle
classificazioni sociologiche: gli stranieri che entrano nel
nostro Paese in cerca di un miglioramento della qualità della
loro vita nella stragrande maggioranza dei casi sono, ad
esempio, dei "nuovi poveri". Spesso si tratta di interi nuclei
familiari, o, ancora più frequentemente, di donne sole con
bambini.
La durezza dell'impatto con un Paese straniero può
comportare sofferenze e difficoltà legate all'integrazione,
delle quali per primi i più piccoli devono sopportare le
conseguenze. Non è raro, infatti, constatare come spesso i
bambini immigrati siano obbligati a vivere in condizioni al
limite della sopravvivenza, talvolta costretti
all'accattonaggio e comunque privati del diritto alla
scolarità e al gioco.
Anche molte famiglie italiane, in particolare al
centro-sud, vivono in condizioni di povertà, secondo la
definizione accettata internazionalmente.
Dati dell'Istituto nazionale di statistica ci dicono che
nel 1997 2.245.000 famiglie hanno avuto una spesa per consumi
inferiore alla soglia di povertà: l'incidenza della povertà,
ovvero il rapporto tra il numero delle famiglie povere e il
totale delle famiglie residenti, è risultata pari all'11,2 per
cento. Il numero complessivo delle persone in condizioni di
povertà è stato di 6.908.000 individui, pari al 12, 2 per
cento della popolazione italiana. Il rischio di povertà è più
elevato per le famiglie numerose: il 17 per cento del totale
delle famiglie povere è rappresentato da famiglie composte da
una coppia con due o tre figli. Il confronto tra famiglie con
soli figli minori e quelle con figli anche maggiorenni rivela
come il rischio di povertà delle prime sia superiore a quello
delle seconde, all'aumentare del numero dei figli. L'incidenza
più elevata si riscontra, dunque, per le famiglie con tre o
più figli minori. Esistono, inoltre, situazioni di disagio
economico minorile all'interno dei nuclei familiari formati da
un anziano e da un minore, o da una coppia di anziani.
Secondo il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro
la situazione della povertà nel nostro Paese è però,
fortunatamente, in netto miglioramento: la capacità reddituale
delle famiglie italiane, secondo gli indicatori, si sta
incrementando in maniera significativa.
Il lavoro svolto dal Governo e dal Parlamento negli ultimi
anni ha portato all'adozione di nuove ed importanti misure. Le
nuove detrazioni previste per le famiglie, l'indennità di
maternità, l'assegno per il terzo figlio, l'aumento degli
assegni familiari, la legge sul reddito minimo di inserimento
stanno, ad esempio, contribuendo in maniera decisiva a far
uscire dalla povertà moltissime famiglie italiane.
Ciononostante è necessario che un Paese come il nostro, in
continua crescita culturale ed economica e che si prepara ad
assumere una sempre maggiore caratterizzazione europea, non
corra assolutamente il rischio di far calare l'attenzione
sulla sofferenza dell'infanzia, la cui salvaguardia è un
significativo indicatore di civiltà per il futuro di ogni
Paese.
E' dunque necessario per il legislatore acquisire gli
elementi conoscitivi necessari per compiere una verifica del
ruolo e dell'efficacia delle politiche svolte in materia di
povertà e minori dal 1995 ad oggi da parte della pubblica
amministrazione e delle iniziative private e del mondo del
volontariato. Compito della istituenda Commissione di
inchiesta, secondo il dettato costituzionale, sarà quello di
fornire alle Camere gli elementi utili per l'esercizio delle
relative funzioni legislative e di controllo, e di verificare
gli esiti positivi dei provvedimenti e delle misure di questi
anni.