XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 503
Onorevoli Colleghi! - E' ormai un dato certo e
incontestabile che tra i fattori della mancata crescita
economica del sud, vi sia il nodo irrisolto del sistema
creditizio.
Accanto all'assenza di infrastrutture, all'inefficienza
burocratica, alla mancata utilizzazione delle risorse
finanziarie dello Stato e dell'Unione europea, quella del
credito è una delle fondamentali ragioni che spiegano il
perché (pur in presenza di un travolgente ritmo produttivo che
caratterizza la situazione del nord del Paese, giunto in testa
alle classifiche europee) il meridione d'Italia non risenta,
invece, in alcun modo degli effetti positivi dell'attuale
congiuntura.
E' persino superfluo ricordare le ricorrenti e
innumerevoli prese di posizione politiche, confindustriali o
sindacali sul divario che contraddistingue su questo aspetto
le due aree del Paese. In tal senso, molto più espliciti ed
illuminanti risultano, infatti, i dati ufficiali pubblicati
anche di recente dalla Banca d'Italia.
La ricorrente litania dell'Associazione bancaria italiana
sul trattamento "coloniale" riservato al sud, è fondata, com'è
noto, sulla maggiore rischiosità degli impieghi nel
meridione.
Come spiegare, allora, il fatto che, negli ultimi anni,
nonostante questa preoccupante "rischiosità o sofferenza", le
maggiori banche italiane stanno facendo incetta di sportelli
bancari al sud?
Come si spiega che perfino la Deutsche Bank,
dominatrice incontrastata del mercato finanziario e creditizio
europeo, sbarchi in Campania, Puglia e Sicilia, se non per le
stesse ragioni che spingono al sud le banche italiane?
Ebbene, a parte il fatto che studi e analisi approfondite,
non certo di parte, hanno indiscutibilmente dimostrato che per
le banche nel Mezzogiorno a parità di rischio corrisponde un
più elevato rendimento degli impieghi, il motivo di tanto
interesse è più che evidente.
L'obiettivo sono i circa 200.000 miliardi che i
meridionali risparmiano ogni anno e che, tramite il sistema
bancario, devono essere drenati per finanziare lo sviluppo del
nord.
E si badi bene. Ciò dimostra non soltanto la stupida
pretestuosità del ritornello di chi parla di un sud assistito
contro un nord autosufficiente ma, soprattutto, che è in atto
un preciso disegno dei poteri economici e finanziari di questo
Paese, che vogliono caricare e far pagare alle popolazioni del
sud una fortissima quota del costo del rilancio delle aree
forti!
Per questo il Meridione deve fare solo e soltanto il
donatore di sangue fresco!
Per questo il sistema produttivo meridionale deve essere
dissuaso dall'investire, attraverso inaccettabili condizioni
capestro di accesso al credito!
Per questo la macchina burocratica meridionale deve
rimanere in condizioni tali da impedire un regolare e
tempestivo utilizzo delle risorse dello Stato e dell'Unione
europea!
Ecco perché la questione della uniformità di accesso al
credito per le aziende e i cittadini del nostro Paese,
indipendentemente dalla loro ubicazione territoriale diventa,
oggi, la cartina di tornasole della effettiva volontà delle
forze politiche, sociali, imprenditoriali di volere realmente
lavorare per il superamento di un divario che diventa, ogni
giorno di più, un abisso difficilmente colmabile.
Si tratta, quindi, di ribadire, con l'aggiunta di ipotesi
sanzionatorie, che l'obiettivo dell'uniformità dei tassi è una
decisione che non può basarsi unicamente su valutazioni di
carattere tecnico, ma al contrario, su una irrinunciabile
scelta strategica e politica, per chi vuole, con fatti
concreti e non a parole, il riequilibrio territoriale delle
aree depresse del Paese. Ecco perché, infine, non è più
differibile una piena assunzione di responsabilità del
Parlamento che risponda alla legittima richiesta delle
popolazioni del sud di potere partecipare da protagoniste e
non da colonizzati alla rinascita dell'intero Paese.
Entrando nel merito, la proposta, all'articolo 1, fissa
l'obbligo per gli istituti bancari e di credito di praticare
in tutte le sedi, filiali ed agenzie, tassi e condizioni
uniformi e di integrale parità di trattamento per ciascun tipo
di operazione bancaria nei confronti dei clienti, a parità di
condizioni soggettive.
Il comma 2 dell'articolo 1 introduce il divieto di
applicare disparità di condizioni contrattuali fondate su
criteri geografici di insediamento o di operatività
territoriale dei clienti, mentre il comma 3 fissa in due mesi
dalla data di entrata in vigore della legge il termine entro
cui la Banca d'Italia deve emanare i regolamenti attuativi
delle norme in questione.
L'articolo 2 precisa le sanzioni applicate in caso di
inosservanza al disposto normativo, prevedendo, al comma 2,
l'inasprimento delle stesse in caso di ripetute violazioni.
L'articolo 3, infine, prevede che il Ministro del tesoro,
del bilancio e della programmazione economica presenti al
Parlamento una relazione semestrale sull'attuazione della
legge, sulle violazioni riscontrate e sulle sanzioni
irrogate.