XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 457
Onorevoli Colleghi! - Il fenomeno dei lavoratori
stranieri immigrati in Italia sembra aver raggiunto ormai
dimensioni e connotati di natura e rilevanza tali da
interessare non solo il campo di osservazione strettamente
sociologico, ma anche quello più propriamente economico.
L'indagine su "La condizione dei lavoratori
extracomunitari in Italia", realizzata dall'Istituto
EURISPES per conto del Ministero del lavoro e della previdenza
sociale nel 1999, aveva stimato nell'ordine di 1.100.000 unità
il numero degli stranieri che vivevano in Italia,
comprendendovi gli studenti, i lavoratori stabilmente
occupati, i lavoratori saltuari ed occasionali ed i lavoratori
clandestini. Tale cifra è cresciuta nel corso dell'ultimo
biennio, confermando l'incremento annuo stimato pari ad almeno
100 mila unità, in prevalenza costituite da falsi turisti che
continuano ad entrare nel nostro Paese adducendo, per lo più,
motivi di studio.
Che il fenomeno sia destinato ad aumentare ancora è
testimoniato, oltre che da questi dati indicativi, da una
intervista premonitrice rilasciata alcuni anni fa
dall'economista Wassily Leontief, il quale osservava allora
che nei successivi venti anni i Paesi meridionali della
Comunità europea, vale a dire Italia, Spagna e Grecia,
avrebbero dovuto sopportare la pressione di "molti milioni di
braccia" provenienti prevalentemente dai Paesi delle coste del
sud del Mediterraneo (oltre che dall'est europeo e dal Medio
Oriente). Ed è quanto si sta puntualmente verificando.
Per "lavoro sommerso" si intende l'esercizio di attività
produttive legali, autonome o dipendenti, in modo irregolare,
continuativamente o saltuariamente, che sfugge a normative,
obblighi e controlli di carattere fiscale, contributivo ed
assistenziale, nonché a denunce, iscrizioni e registrazioni.
Sotto la citata espressione sono comprese le situazioni più
svariate, che vanno dall'evasione totale a quella parziale,
dal doppio lavoro allo sfruttamento, dal non rispetto delle
norme contrattuali all'abuso di alcune figure normative. Data
l'enorme crescita del lavoro sommerso, il lavoro irregolare
rappresenta una componente strutturale del mercato del lavoro,
che sposta la situazione italiana da una crescita produttiva
senza occupazione ad una crescita con occupazione sommersa e
provoca una grande turbativa di mercato, creando concorrenza
sleale verso l'impresa che opera in regime di emersione e che
deve sopportare ingenti quote di carico fiscale e
previdenziale.
In una indagine del Centro studi investimenti sociali,
risalente alla fine degli anni novanta, il lavoro sommerso
rappresenta un quinto dell'occupazione effettiva e produce una
ricchezza pari al 26 per cento del prodotto interno lordo, che
è così sottratta al trattamento fiscale e previdenziale. Dal
1980 al 1995 le posizioni irregolari sono cresciute sul totale
dal 36,5 per cento al 37,5 per cento, mentre il rapporto
lavoro sommerso-lavoro irregolare è passato dal 57,4 per cento
al 60,4 per cento. La crescita del lavoro sommerso è stata più
consistente nel lavoro dipendente, ove ammontava al 18,9 per
cento del 1995, mentre nella categoria del lavoro autonomo il
lavoro irregolare è rimasto stabile su livelli molto elevati,
cioè sul 60,9 per cento.
Chi trae profitto dall'attuale stato di cose sono solo i
datori di lavoro più spregiudicati, al limite e spesso ben al
di là della legalità. Lo Stato, da parte sua, perde un gettito
fiscale che può stimarsi in migliaia di miliardi di lire!
L'analisi per singoli settori produttivi evidenzia come il
fenomeno non sia distribuito omogeneamente, ma tenda, invece,
a concentrarsi in alcuni settori (agricoltura, costruzioni,
trasporti) e ad essere inconsistente in altri.
E' necessario che la legge preveda tempi intermedi per la
piena applicazione al lavoratore straniero delle norme che
regolano in Italia l'attività lavorativa; tempi intermedi per
una adeguata e progressiva riarticolazione del mercato del
lavoro domestico, per una maggiore articolazione delle
possibilità contrattuali offerte al lavoratore
extracomunitario, un'articolazione che tenga maggiormente
conto, rispetto a quanto la legge vigente non faccia, delle
sue motivazioni, delle sue esigenze e dei suoi programmi,
nonché delle diverse situazioni in cui il lavoratore straniero
si colloca.
La presente proposta di legge persegue un duplice
obiettivo: agevolare l'emersione del lavoro sommerso, con il
vantaggio di determinare un notevole ampliamento del gettito
contributivo e fiscale, dal momento che le imprese irregolari
non fatturando, non pagando i contributi e venendo meno agli
obblighi fiscali e previdenziali, contribuiscono ad
appesantire l'evasione fiscale e il disavanzo della
previdenza, sottraendo quote di ricchezza alla contabilità
nazionale. Inoltre, essa costituisce una tutela per i
lavoratori extracomunitari, che molto spesso sono obbligati a
prestazioni lavorative di sedici ore al giorno. Questi
lavoratori potranno trovare il coraggio di denunciare chi li
sfrutta, tramite il lavoro nero, perché la denuncia stessa
sarà un notevole aiuto nell'ottenimento o nel rinnovo del
permesso di soggiorno.
Per le ragioni esposte, si auspica la rapida approvazione
della presente proposta di legge.