XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 438




        Onorevoli Colleghi! - L'esigenza di istituire un tribunale nell'area casertana ed in particolare nell'agro aversano è da tempo avvertita dagli operatori della giustizia ed è stata manifestata più volte a vari livelli da quasi tutte le forze politiche e sociali, dalla Commissione antimafia e perfino dal Ministro Guardasigilli.
        Il tribunale di Santa Maria Capua Vetere versa in una crisi gravissima perché ha oggi competenza sul territorio di un elevatissimo numero di comuni - ben 104 - compresi, prima della legge 1^ febbraio 1989, n. 30, in numerosi mandamenti, risultando così uno dei circondari più popolosi, con circa un milione di abitanti. Ai quali occorre aggiungere le migliaia di cittadini extracomunitari non iscritti all'anagrafe e le centinaia di migliaia di persone che durante il periodo estivo affluiscono nelle località balneari della Baia domizia.
        D'altra parte la provincia di Caserta risulta essere, anche in base ad una indagine della Commissione antimafia, la provincia a più alto indice di criminalità in Europa e quella con il minor livello di vivibilità in Italia, anche per via di una disoccupazione crescente e di una diffusa illegalità che colpisce soprattutto il settore giovanile e la sana imprenditorialità, di cui Aversa è ricca in settori come quelli delle calzature, dei vini pregiati, della trasformazione del latte bufalino con una vasta produzione di formaggi di vario tipo (mozzarella), della lavorazione della pelle e in diversi altri settori.
        Nello stesso tempo esiste una vasta, ricca e sana imprenditorialità nel settore edile che stenta a trovare spazi sufficienti nelle opere pubbliche che sono in corso, sia nell'alta velocità, sia nell'interporto Maddaloni-Marcianise, sia nell'aeroporto internazionale di Grazzanise.
        A ciò occorre aggiungere che la costruzione delle abitazioni civili a Gricignano, nella zona dell'agro aversano, richiede una maggiore tutela della legalità e un controllo preventivo degli appalti di opere pubbliche per evitare infiltrazioni della camorra.
        L'enorme carico di lavoro in materia civile e penale che grava sul tribunale di Santa Maria Capua Vetere, che è prossimo alla paralisi, con continue lamentele di avvocati e magistrati e con effetti disastrosi sui cittadini, incide negativamente non solo sull'efficienza dell'amministrazione della giustizia, nonostante il lodevole impegno dei giudici, dei cancellieri e del personale amministrativo di Santa Maria Capua Vetere, ma anche sulla struttura urbana, sullo sviluppo economico e sulla stessa qualità della vita dell'intera provincia, nella quale il degrado ambientale, per l'aggressione del territorio, la presenza di cave e discariche abusive e l'assenza di piani regolatori in molti comuni, ha raggiunto dimensioni non più tollerabili.
        D'altra parte l'impunità diffusa a tutti i livelli e la distruzione di un patrimonio ambientale di inestimabile valore storico ed artistico di cui si fregia la città di Aversa dalle nobili e ricche tradizioni culturali possono essere contrastate solo con la presenza costante di un fattore di legalità come il tribunale di Aversa.
        Né si può ignorare che il numero di abitanti della città di Aversa e dei comuni che rientrano nella circoscrizione di Aversa e di Trentola-Ducenta, che comprende la stessa città di Aversa, è di circa 250.000 abitanti, sicché esigenze di razionale distribuzione degli affari, quali emergono dai principi che ispirano la revisione delle circoscrizioni giudiziarie stabiliti dal Ministero della e giustizia e dal Consiglio superiore della magistratura, consigliano di istituire il tribunale di Aversa. Ciò non può che avvantaggiare tutti i cittadini dell'intera provincia poiché si risolverà in una migliore tutela della legalità in tutto il territorio, quale viene auspicata dal Ministro dell'interno e per la quale nessun invio di forze militari è bastato e può bastare.
        Secondo il giudizio del grande economista Adam Smith, "la beneficenza é meno importante della giustizia all'esistenza della società. La società può sussistere senza beneficenza, benché non nello stato più confortevole; ma il prevalere dell'ingiustizia la distrugge totalmente (...). Poiché la società non può sussistere se le leggi della giustizia non vengono osservate a sufficienza. L'ingiustizia tende a distruggere la società". E la giustizia richiede l'esistenza di un tribunale in una zona che è su una via di sviluppo molto importante.
        Nella seduta plenaria del maggio 1996, il Consiglio superiore della magistratura ha approvato, all'unanimità, un documento sulla situazione dell'ordine pubblico in provincia di Caserta. Esso segue all'inchiesta che l'organo di autogoverno ha disposto dopo la denuncia dell'ex Presidente della Camera dei deputati, Luciano Violante, sulla situazione di paralisi dell'azione dello Stato contro la criminalità organizzata e sulla corruzione in Terra di lavoro. Il documento è stato predisposto dopo le audizioni dei giudici di Napoli - il procuratore della Repubblica Agostino Cordova, e i sostituti procuratori Lucio Di Pietro, Paolo Mancuso e Federico Cafiero De Rao - e l'acquisizione di atti rilevanti per la valutazione finale. La risoluzione, dopo aver messo in evidenza la difficile situazione della provincia di Caserta evidenziata dai risultati investigativi scaturiti dal procedimento n. 3615 del 1993, con 543 persone indagate, ricorda che la direzione distrettuale antimafia di Napoli ha emesso misure cautelari nei confronti di 105 ditte individuali e 137 società, con sequestri di numerosi beni mobili ed immobili.
        Si legge, nella risoluzione del Consiglio superiore della magistratura, che l'azione delle organizzazioni anche di provenienza mafiosa si volge ad acquisire un diretto controllo dei flussi di spesa pubblica, gestita dagli enti locali, infiltrando propri uomini all'interno dell'amministrazione di tali enti, ricorrendo ad un massiccio orientamento dei consensi elettorali.
        Per quanto riguarda l'assegnazione degli appalti, il documento rileva che il controllo della camorra è totale, per cui "solo quelli di importo inferiore ai cento milioni potevano essere gestiti senza alcun intervento da parte dell'organizzazione criminale, mentre gli appalti superiori all'importo citato dovevano essere assegnati, in modo inderogabile, ad imprese dell'organizzazione o ad imprese che avrebbero corrisposto all'organizzazione una tangente pari al 10 per cento del valore dell'appalto per i lavori edili, al 5 per cento per i lavori stradali e fognari ed al 2-3 per cento per gli appalti di grandi opere pubbliche". Aggiunge la relazione del consigliere Italo Ghitti, approvata all'unanimità: "Il controllo delle organizzazioni criminali sui flussi della spesa pubblica, realizzato "a monte" con il controllo dei centri decisionali di erogazione, ed "a valle" con il controllo delle imprese aggiudicatarie degli appalti, in un contesto economico in cui gli enti locali territoriali costituiscono i principali soggetti economici, consente di concludere - afferma il Consiglio superiore della magistratura - che la camorra non opera tanto in contiguità con la pubblica amministrazione, ma è essa stessa (sic) la pubblica amministrazione, con tutti i riflessi che da tale fatto derivano".
        Proseguendo nella sua analisi spietata della provincia di Caserta il documento pone in rilievo un ulteriore dato allarmante: "le organizzazioni criminali sono riuscite ad infiltrare o a disporre di propri uomini anche all'interno delle strutture preposte per conto dello Stato alle investigazioni ed al controllo del territorio".
        Un'ultima amara considerazione si impone. Se questa è l'analisi che il Consiglio superiore della magistratura fa del problema della giustizia e della legalità nella provincia di Caserta, c'é da essere non solo fortemente preoccupati ma propositivi di misure che valgano a curare una volta per tutte i mali di un'area che per molti aspetti è ricca di risorse umane e imprenditoriali e che si prepara a conoscere uno sviluppo senza precedenti. Ma le grandi opere pubbliche che debbono essere realizzate in Terra di lavoro debbono favorire lo sviluppo della economia sana e con essa risolvere il problema della occupazione. Un contributo verrà dato con l'istituzione del tribunale di Aversa, tenuto conto della indicazione del Consiglio superiore della magistratura e del Ministero della giustizia; essi prevedono che il rapporto ottimale sia quello per il quale a 300.000 abitanti corrisponde un tribunale. Sicché tre dovrebbero essere i tribunali in provincia di Caserta e ciò va nell'interesse di tutta l'Italia.
        Al tribunale di Santa Maria Capua Vetere resterà la competenza su un elevatissimo numero di comuni dislocati in una zona molto vasta. Né possono essere di ostacolo le rivendicazioni campanilistiche di questo o quel comune, dal momento che tutti riconoscono, a livello regionale e nazionale, la crisi straordinaria di legalità che affligge la zona dell'agro aversano e che penalizza la stragrande maggioranza della popolazione dell'agro medesimo che è laboriosa e soffre per la diffusa mancanza di fattori di stabilità e di giustizia. Tanto più se si tiene conto che in molte città è stato istituito il tribunale senza alcuna esigenza ma solo per effetto di spinte campanilistiche, che invece nella specie non esistono. La città si trova in una posizione ideale anche nei suoi collegamenti stradali e ferroviari con i centri interessati, come le autostrade Napoli-Roma, Napoli-Salerno e Napoli-Bari attraverso l'asse viario Nola-Villa Literno, e con la Domiziana ed i comuni di Castel Volturno, Grazzanise, Cancello Arnone e Santa Maria La Fossa. Aversa dispone di scuole di ogni ordine e grado, del commissariato di Polizia, della Compagnia carabinieri, della compagnia della Guardia di finanza, della caserma dei vigili del fuoco, è sede di facoltà universitarie (architettura e ingegneria) ed è sede di un ospedale psichiatrico giudiziario e di presidi sanitari pubblici e privati.




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