XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 377
Onorevoli Colleghi! - La questione dell'istruzione è un
punto fondamentale per la crescita del Paese.
L'entrata dell'Italia nell'Euro non deve rappresentare
l'unico, grande obiettivo e momento di avvicinamento tra i
Paesi dell'Unione europea. E' necessario armonizzare tutte le
strutture pubbliche e private in questa azione di diffusione
degli ideali europei affinché non vi siano "zone grigie".
Il fallimento del disegno riformatore della Costituzione
deliberato dalla Commissione bicamerale per le riforme
costituzionali e l'impossibilità di giungere alla profonda
revisione della Carta fondamentale attraverso lo strumento
dell'Assemblea costituente, impongono di utilizzare la via
dell'articolo 138 della Costituzione per apportare modifiche
parziali, così come si è proceduto per le modifiche relative a
importanti segmenti della nostra società, quali i
provvedimenti per l'esercizio del voto degli italiani
all'estero, per l'elezione diretta del presidente della
regione, per il giusto processo, per il principio di
sussidiarietà e per tutti gli adattamenti che possano
consentire al Paese di armonizzarsi con la legislazione
europea ed affrontare le sfide del futuro.
Gli articoli 33 e 34 della Costituzione hanno ad oggetto
l'istruzione e furono approvati dall'Assemblea costituente
dopo un vasto e prolungato dibattito che si aprì sul tema
scuola pubblica-scuola privata, nel quale si evidenziò una
forte divaricazione di scelte e di orientamenti tra laici e
cattolici.
Sono abbondantemente note le ragioni che hanno impedito di
affrontare la "questione istruzione" senza quelle preclusioni
ideologiche che trovano un ostacolo nella formulazione del
terzo comma dell'articolo 33 della Costituzione al quale si è
voluto attribuire un significato che va oltre
l'interpretazione degli stessi proponenti.
E' opportuno, infatti, ricordare che il relatore
all'Assemblea costituente, onorevole Marchesi, si pronunciò
per un pieno diritto della scuola privata alla libertà di
insegnamento (AC 3204), e l'onorevole Corbino, anche a nome
degli altri firmatari, chiarì la portata dell'emendamento con
le seguenti parole: "Noi non diciamo che lo Stato non potrà
mai intervenire a favore degli istituti privati: diciamo solo
che nessun istituto privato potrà sorgere con il diritto di
avere aiuti da parte dello Stato", e di fronte alle obiezioni
dell'onorevole Gronchi sulla sorte che sarebbe stata riservata
alle scuole professionali, che non sono di Stato e che vivono
con il concorso dello Stato, un altro firmatario
dell'emendamento, l'onorevole Codignola, chiarì che con
l'aggiunta "senza oneri per lo Stato" non è vero che si
impedisce qualsiasi aiuto dello Stato alle scuole
professionali, ma si stabilisce solo che "non esiste un
diritto costituzionale a chiedere tale aiuto".
Una interpretazione restrittiva della norma costituzionale
ha finito per dividere per cinquanta anni le forze politiche,
impedendo di trovare una soluzione idonea ai problemi della
scuola italiana e alle sue prospettive di crescita,
soprattutto nei campi fondamentali della educazione e della
istruzione.
Sono stati vani finora i tentativi di trovare un'intesa
capace di superare le difficoltà frapposte per impedire una
soluzione che, disciplinando la parità scolastica, non si
esaurisca nella erogazione di risorse assistenziali, ma
consenta all'impresa scolastica di svolgere un ruolo
competitivo rispetto al progressivo monopolio dell'istruzione.
Il monopolio pubblico dell'istruzione finisce per intaccare il
principio del pluralismo educativo in una società democratica,
come dimostrano i dati dell'Istituto nazionale di statistica
(ISTAT) sulla situazione della scuola non statale, che
presenta il seguente allarmante quadro: scuola materna: 12.339
scuole; 672.141 alunni; scuola elementare: 1.887 scuole;
203.016 alunni; scuola media: 807 scuole; 68.551 alunni;
scuola superiore: 1.806 scuole; 159.277 alunni.
I passi in avanti che si registrano nel provvedimento
sulla parità scolastica non raggiungono l'obiettivo di una
maggiore democrazia scolastica di cui sentiamo fortemente
l'esigenza e, soprattutto, non consentono al Paese di
raggiungere standard e livelli europei nel settore
dell'istruzione.
In ambito europeo possono essere individuate quattro
tipologie di aspetti strutturali e giuridici che
caratterizzano la scuola non statale negli Stati membri
dell'Unione europea.
Le quattro tipologie sono così sintetizzabili:
1) scuola non statale con equivalenza completa alla
scuola statale. Appartengono a questa tipologia il Belgio, la
Danimarca, l'Islanda e i Paesi Bassi;
2) scuola non statale convenzionata e finanziata in
rapporto al riconoscimento di soddisfare un "bisogno
riconosciuto". In genere in questi Paesi coesistono due
tipologie di scuola "privata": da una parte quella
completamente privata e indipendente che non riceve
finanziamenti; dall'altra la scuola sovvenzionata o sotto
contratto, che riceve finanziamenti a certe condizioni;
appartengono a questa tipologia Austria, Finlandia, Francia,
Norvegia, Portogallo, Repubblica Federale di Germania, Spagna,
Svezia e Italia;
3) scuola non statale indipendente e autofinanziata.
Appartengono a questa tipologia Grecia e Scozia;
4) solo scuola non statale in regime di assenza di
scuola pubblica. Appartiene a questa tipologia l'Irlanda.
Il maggior numero di Paesi europei sembra ispirarsi al
modello di scuola non statale che viene finanziata solo quando
si riconosce che soddisfi un "bisogno" realmente presente,
tale che la scuola pubblica statale non riesce a soddisfare.
In Germania e in Spagna esistono forme di sovvenzione
indirette che si concretizzano in un abbattimento fiscale per
la famiglia.
L'insoddisfazione del gruppo CCD-CDU Biancofiore per la
soluzione adottata nel provvedimento sulla parità scolastica
approvato nella XIII legislatura resta profonda.
Presentiamo, dunque, come rappresentanti del gruppo
CCD-CDU Biancofiore, la proposta di legge costituzionale
recante la modifica del terzo comma dell'articolo 33 della
Costituzione affinché si possa rimuovere quello che può essere
considerato un alibi costituzionale per non affrontare il
problema della parità scolastica nel suo significato più pieno
ed autentico e che dimostra l'incapacità della maggioranza di
governo di affrontare coraggiosamente nella sua reale
dimensione un tema che consente di introdurre elementi di
competizione nel sistema scolastico, di ridurre le
inefficienze, di restituire libertà e capacità di scelta alle
famiglie.
La nostra proposta di modifica costituzionale vuole dunque
essere una sfida di principio, una sfida di libertà, una sfida
su ragioni che non possono essere sacrificate da soffocanti
erogazioni pubbliche che avrebbero il solo scopo di allungare
l'agonia della scuola non statale.
La libertà di educazione, e quindi il superamento
dell'attuale modello di scuola statalista, è condizione
indispensabile di qualunque riforma che voglia dare efficienza
al sistema formativo e consenta all'Italia di competere nel
mondo proprio perché il primo sistema competitivo della
Nazione è il sistema scolastico, che in Italia ha raggiunto il
livello di quasi monopolio, protetto dalla finanza pubblica
senza produrre vantaggi per il cittadino.
Auspichiamo che la presente proposta di legge
costituzionale possa trovare un largo consenso tra le forze
politiche, anche trasversale rispetto agli attuali
schieramenti. Da parte nostra opereremo anche attraverso
l'utilizzo degli strumenti regolamentari affinché il
provvedimento possa essere affrontato ed esaminato.