XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 295
Onorevoli Colleghi! - I sordi in Italia sono oltre 70
mila: in questa cifra sono inclusi sia coloro che sono nati
sordi o che sono diventati sordi nei primi anni di vita (e
quindi non hanno potuto acquisire il linguaggio parlato come
bambini udenti, a causa della sordità), sia le persone che
sono diventate sorde, dopo aver appreso il linguaggio
parlato.
Specie per i primi, i cosiddetti "sordomuti", che possono
imparare la lingua parlata solo dopo un iter di
riabilitazione, è molto importante disporre della lingua dei
segni italiana (LIS), con una propria specificità morfologica,
sintattica e lessicale.
La LIS consente ai bambini sordi un pieno sviluppo
cognitivo nell'ambito della propria comunità che includa sia
persone sorde che udenti. Tale sviluppo è la base per un pieno
accesso all'istruzione, alla cultura e all'inserimento
lavorativo e sociale. La lingua dei segni infatti è la lingua
naturale delle persone sorde perché la sua modalità
visivo-gestuale può essere acquisita in modo spontaneo dai
bambini sordi con le stesse tappe del linguaggio parlato.
In Italia, la prima ricerca sulla LIS si è svolta negli
anni ottanta presso l'Istituto di psicologia del Consiglio
nazionale delle ricerche in collaborazione con alcuni
ricercatori sordi che hanno cominciato ad indagare sulla loro
competenza nativa in una lingua che non erano mai stati
abituati a considerare tale. A questa prima ricerca sono
seguite altre di stretta connessione con quelle di altri Paesi
europei ed extraeuropei.
Ormai esistono in Italia, così come in tanti altri Paesi
europei ed extraeuropei, dizionari delle lingue dei segni e
molte pubblicazioni, alle quali hanno contribuito anche
ricercatori sordi, che analizzano dimensioni diverse,
linguistiche, storiche e socio-linguistiche, della LIS.
Si rileva che nel corso degli ultimi anni la presenza
degli interpreti della lingua dei segni alla
RAI-Radiotelevisione italiana ha contribuito ad accrescere la
cultura e l'informazione dei sordi e che analoghe funzioni
saranno sempre più richieste in contesti educativi, legali, di
assistenza sanitaria e molti altri.
Esistono già alcune leggi che costituiscono riferimenti
fondamentali per l'inserimento sociale, educativo e lavorativo
delle persone sorde; possiamo citare come esempio:
la legge quadro 5 febbraio 1992, n. 104, per
l'assistenza, l'integrazione sociale ed i diritti delle
persone portatrici di handicap;
il testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile
1994, n. 297, titolo VII, capo IV, sezione I, paragrafo I, per
il diritto all'educazione, all'istruzione e all'integrazione
dell'alunno, portatore di handicap, che stabilisce,
altresì, l'obbligo scolastico per gli alunni sordi;
la legge 12 marzo 1999, n. 68, recante norme sul diritto
al lavoro dei disabili ed il relativo regolamento di
esecuzione di cui al decreto del Presidente della Repubblica
10 ottobre 2000, n. 333.
Esistono infine, in tale senso, importanti atti delle
istituzioni europee:
risoluzione del Parlamento europeo del 13 novembre 1985
sull'Europa dei cittadini (Gazzetta Ufficiale n. C345
del 12 dicembre 1985, pagina 27);
comunicazione della Commissione al Consiglio del 29
ottobre 1981 sull'integrazione sociale dei minorati
(Gazzetta Ufficiale n. C347 del 31 dicembre 1981, pagina
14) e risoluzione del Consiglio del 21 dicembre 1981 sullo
stesso argomento (Gazzetta Ufficiale n. C347 del 31
dicembre 1981).