Doc. XXII, n. 19




RELAZIONE

Onorevoli Colleghi! - La Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin è stata istituita con deliberazione della Camera dei deputati del 31 luglio 2003, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 180 del 5 agosto 2003, allo scopo di: verificare la dinamica dei fatti, le cause ed i motivi che hanno portato al duplice omicidio, nonché il contesto, in particolare dal punto di vista militare, politico ed economico; esaminare e valutare le possibili connessioni tra l'omicidio, i traffici illeciti di armi e di rifiuti tossici e l'azione di cooperazione allo sviluppo condotta dallo Stato italiano in Somalia; analizzare, infine, le modalità, la completezza e l'attendibilità dell'operato delle amministrazioni dello Stato, anche in relazione alle inchieste della magistratura.
La Commissione, costituitasi il 21 gennaio 2004, è chiamata a concludere i propri lavori, secondo quanto previsto dall'articolo 7 della deliberazione istitutiva, entro sei mesi dalla sua costituzione, mentre entro i successivi due mesi deve presentare all'Assemblea una relazione conclusiva.
Essa ha potuto iniziare i propri lavori solo dopo avere approvato, nella seduta del 4 febbraio 2004, il proprio regolamento interno, modificato, poi, nella seduta del 4 marzo 2004, al fine di adeguarlo alle specifiche disposizioni contenute nella deliberazione istitutiva, secondo le quali sia per le audizioni che per le testimonianze di fronte alla Commissione si applica l'articolo 372 del codice penale sul reato di falsa testimonianza; pertanto, i primi quindici giorni di attività della Commissione sono stati dedicati alla predisposizione della bozza di regolamento e all'esame delle proposte di modifica dello stesso.
Nei primi mesi di lavoro, la Commissione ha dovuto attivare tutte le procedure necessarie per divenire pienamente operativa. A tale fine sono stati nominati trenta consulenti, alcuni appartenenti alla magistratura, altri alle Forze di polizia e alle Forze dell'ordine, altri ancora aventi una particolare conoscenza della vicenda per aver condotto indagini di tipo giornalistico.
Anche l'acquisizione delle carte processuali e del materiale documentale utile all'indagine si è rilevata estremamente complessa e delicata.
Infatti, nonostante il dispiegamento di ogni possibile mezzo per permettere ai componenti della Commissione di avere a disposizione ogni utile informazione in tempi certi, le carte processuali riguardanti l'omicidio dei due giornalisti si sono rivelate estremamente copiose e hanno richiesto un certo lasso di tempo per acquisirne la materiale disponibilità. È stato, inoltre, necessario selezionare ulteriori atti che, pur riguardando diverse ed ulteriori inchieste, quali quelle sul traffico di armi e di rifiuti tossici, evidenziavano profili di connessione con l'uccisione dei due giornalisti.
Lo studio delle carte ha, poi, evidenziato nuove piste investigative, che hanno portato all'acquisizione di ulteriori atti processuali, quali quelli riguardanti gli omicidi Rostagno e Li Causi e l'inchiesta sul caso Gladio.
È stato, comunque, preciso intendimento della Commissione analizzare direttamente tutti gli elementi che potessero fornire utili elementi di prova, al di là di quanto già accertato dalla magistratura.
È stata fatta, a tale fine, richiesta alla RAI-Radiotelevisione italiana Spa di acquisire tutti i filmati girati da Ilaria Alpi in Somalia per capire se dagli stessi possano risultare elementi di indagine significativi riguardo a possibili notizie o acquisizioni in suo possesso.
La Commissione ha, poi, programmato un fitto calendario di audizioni e di testimonianze, che sovente hanno avuto luogo in seduta notturna, onde evitare il sovrapporsi con i lavori dell'Assemblea.
La Commissione, dopo avere ascoltato i genitori di Ilaria Alpi e la moglie di Miran Hrovatin, dal 21 gennaio al 5 maggio 2004, ha svolto dieci audizioni e trentaquattro esami testimoniali per un tempo complessivo di quasi sessantanove ore di seduta.
Particolare attenzione è stata riservata alle modalità con le quali sono state svolte le inchieste della magistratura in merito all'uccisione dei due giornalisti, tenuto conto dell'articolo 1, comma 1, lettera c), della citata deliberazione istitutiva della Camera dei deputati del 31 luglio 2003. Tali audizioni hanno richiesto un approfondimento di indagine per accertare le eventuali responsabilità delle persone ascoltate o di altre persone in qualche modo connesse.
Sono stati, poi, sentiti molti dei giornalisti che avevano rapporti di lavoro con Ilaria Alpi e con Miran Hrovatin o che si sono successivamente interessati alla vicenda, anche attraverso inchieste giornalistiche, al fine di capire le ragioni dell'omicidio.
Significativa è stata la testimonianza rilasciata da coloro che ospitarono Ilaria Alpi e Miran Hrovatin a Bosaso nei giorni immediatamente precedenti il loro assassinio; in base a quanto da loro dichiarato, sarà necessario richiedere la collaborazione delle autorità delle Nazioni Unite, al fine di riscontrare le date dei loro movimenti, nonché i piani operativi dei voli Unosom o della Croce rossa.
Particolarmente significativa è stata la decisione della Commissione di affidare all'istituto di medicina legale dell'Università cattolica del Sacro Cuore una consulenza medico-legale e tecnico-balistica sulle cause che determinarono la morte di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin. Per la parte tecnico-balistica, tale istituto, concorde la Commissione, ha richiesto la collaborazione di alcuni esperti del British Forensic Science Service, al fine di individuare il tipo di arma utilizzato e le caratteristiche del proiettile che ha colpito il corpo di Ilaria Alpi. Va sottolineato che in base agli accertamenti effettuati dallo stesso istituto è emersa l'incompletezza dell'autopsia effettuata a Trieste sul corpo di Miran Hrovatin, limitata ad una esplorazione della sola scatola cranica; tale imprecisione ha recato un danno non rimediabile alle indagini in quanto la salma fu subito dopo cremata. L'istituto si è riservato di presentare le proprie risposte ai quesiti posti dalla Commissione nel termine di due mesi dalla data di conferimento dell'incarico, che ha avuto luogo il 4 marzo 2004; data la delicatezza degli accertamenti richiesti, è stata accordata una proroga del termine originariamente concordato.
Il lavoro ancora da svolgere risulta, quindi, estremamente impegnativo e complesso, sia per l'ingente quantità di atti e documenti in possesso della Commissione, sia per le ulteriori numerose testimonianze che devono essere ancora acquisite.
Occorre, infatti, svolgere particolari accertamenti sul ruolo e sulle responsabilità degli organi di intelligence italiani (SISMI e SISDE) in ordine alla vicenda, sia attraverso la programmazione di esami testimoniali dei soggetti interessati alla vicenda, sia attraverso l'acquisizione di atti e documenti in possesso di tali strutture.
La Commissione deve, inoltre, ascoltare numerosi testimoni stranieri, in prevalenza residenti in Somalia. Da ciò l'esigenza di organizzare una missione della Commissione in Somalia o in uno Stato limitrofo, che dovrà essere accuratamente preparata con riferimento, in particolare, alla sicurezza personale di coloro che vi parteciperanno e alle procedure da attivare al fine di acquisire i necessari elementi di indagine. A tale fine la Commissione intende ascoltare in audizione alcuni esperti del Ministero degli affari esteri che possano fornire ai commissari il quadro politico e giuridico nel quale si trova attualmente la Somalia nonché indicare le procedure da attivare per l'organizzazione della suddetta missione. Solo successivamente, e in esito agli approfondimenti descritti, la Commissione sarà in grado di recarsi all'estero.
A quanto esposto deve essere aggiunto che l'analisi di atti provenienti da varie autorità giudiziarie, mai esplorate da altra Commissione parlamentare di inchiesta e da parte della stessa autorità giudiziaria, hanno imposto una attività di indagine allo stato ancora e molto parzialmente in itinere e l'esigenza di coltivare percorsi investigativi prospettati all'origine della vicenda ma poi ritenuti non rilevanti.
Al riguardo, si segnalano alcune indicazioni provenienti da serie investigazioni che stanno svolgendo alcuni dei nostri consulenti relative al coinvolgimento, fin dall'epoca dei fatti, di settori della criminalità organizzata italiana con specifico riferimento al traffico di rifiuti radioattivi.
I risultati di questa indagine rivelano implicazioni che possono utilmente convergere verso la individuazione della causale dell'agguato.
Di particolare interesse poi è l'analisi in corso, e che si svolge con speciale attenzione, al possibile ruolo, non scisso da altri collegamenti, che sulla vicenda possono avere giocato le formazioni integraliste islamiche.
Si sottolinea che ad esse fu originariamente, anche se con breve durata nel tempo, attribuita la possibile matrice dell'attentato.
Le rilevazioni, allo stato, effettuate hanno consentito di stabilire la presenza in Somalia di campi riferiti ad Al Qaeda, tra i quali due di addestramento la cui consistenza era già di rilievo all'epoca dei fatti. Al rafforzamento della esigenza di seguire questa pista contribuiscono risultati investigativi in corso con soggetti somali presenti in Italia.
Sulla base di quanto esposto, e anche su sollecitazione dei rappresentanti di gruppo della Commissione, si ritiene necessario che la durata dei lavori della Commissione debba essere prorogata fino al termine della XIV legislatura.


Frontespizio Testo articoli