Doc. XXII, n. 14




RELAZIONE

Onorevoli Colleghi! - Il 13 marzo 2002 il fotoreporter dottor Raffaele Ciriello fu ucciso a Ramallah. Fu ucciso dai soldati israeliani, ma da subito le autorità israeliane tentarono di accreditare una tesi falsa, quella della incidentalità.
Il tribunale di Milano l'11 settembre 2003 ha dovuto chiedere l'archiviazione dell'inchiesta aperta sulla tragica vicenda, perché le autorità israeliane hanno rigettato la rogatoria avanzata dalla procura di Milano, che intendeva identificare, per poterli interrogare, i singoli componenti dell'equipaggio del carro armato ripreso nel video girato in punto di morte dallo stesso Raffaele Ciriello.
Dalle testimonianze oculari e dai documenti filmati, nonché dall'autopsia e dalla perizia balistica, gli inquirenti milanesi sarebbero giunti alla conclusione che il lucano Raffaele Ciriello è stato ucciso da 5 proiettili (calibro 7.62 NATO) da mitragliatrice, montate sui carri armati MerKava in dotazione all'esercito israeliano.
Di estrema gravità è il fatto che il Governo israeliano si sia rifiutato di collaborare con le autorità giudiziarie italiane. Finora nessun Paese al mondo ha mai rigettato una richiesta di rogatoria avanzata dal Governo italiano.
L'arroganza delle autorità di Tel Aviv è offensiva e lesiva della dignità del nostro Paese. Perciò è molto grave che il Presidente del Consiglio, il Ministro della giustizia e il Ministro degli affari esteri non abbiano formalmente protestato e preteso che le autorità israeliane ottemperassero ai trattati internazionali che pure hanno ratificato.
Il caso Ciriello non può e non deve, quindi, essere chiuso in maniera burocratica e subalterna da parte del Governo italiano né nella indifferenza del Parlamento.
La versione ufficiale data dallo Stato di Israele sui fatti di Ramallah cozza con l'evidenza dei fatti documentati nei filmati, che dimostrano la impossibilità di sostenere, come in modo maldestro fanno le autorità di Tel Aviv, che il Ciriello sia stato scambiato per un terrorista armato di lanciarazzi!
È una motivazione risibile poiché la piccola telecamera palmare del Ciriello non poteva essere scambiata per un lanciarazzi!
Il Parlamento deve, perciò, con la Commissione di inchiesta che si propone, al di là delle responsabilità, fare emergere la verità dei fatti per rispetto del giovane fotoreporter, della sua famiglia, dei colleghi che erano con lui, del lavoro di tutti gli operatori dell'informazione, del diritto alla verità, e soprattutto della dignità del nostro Paese, che non può essere inficiata in sede internazionale dall'arroganza dello Stato di Israele, che, con tali comportamenti, evidentemente, non rispetta neanche le sofferenze del proprio popolo.


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