Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione pervenuta dal tribunale di Roma relativa a un'azione civile intentata in confronto di Vito Napoli, deputato nella XI legislatura, epoca dei fatti.
La richiesta di risarcimento danni avanzata nei confronti dell'onorevole Napoli è motivata da un'interrogazione parlamentare da questi depositata il 20 gennaio 1993, il cui testo si allega integralmente. In tale interrogazione, l'onorevole Napoli riferiva del testo di un articolo giornalistico che a sua volta riportava il contenuto di un'intercettazione telefonica disposta dall'autorità giudiziaria nei suoi confronti, nella quale veniva captata una sua conversazione con il sindaco pro-tempore di Praia a Mare (provincia di Cosenza). In tale conversazione il parlamentare muoveva a Giovanni Celico (colui che intenta l'azione) una serie di addebiti penalmente rilevanti.
Il Celico adduce in particolare che le affermazioni dell'onorevole Napoli erano arbitrarie e non rispondenti al vero. In particolare, con riferimento al passaggio dell'interrogazione in cui, con riferimento al Celico, si dice «passa per moralizzatore ma è stato sbattuto fuori dalla giunta comunale di Praia a Mare perché è autore del falso contenuto in una delibera poi annullata, con la quale si sarebbe dovuta favorire una grave speculazione edilizia», il medesimo Celico deduce che la sua revoca da assessore nella giunta comunale di Praia a Mare non era affatto dovuta all'episodio citato nella predetta interrogazione, bensì al fatto che egli non aveva partecipato, senza giustificato motivo, a più di tre sedute consecutive della giunta, causa quest'ultima di decadenza d'ufficio dall'incarico. Secondo l'atto di citazione pertanto si configurano «i reati di calunnia, ingiuria e diffamazione aggravata» e la condotta dell'ex deputato Vito Napoli «è inqualificabile e sicuramente ha arrecato grave ed ingiusto danno all'istante».
La Giunta ha esaminato la questione nella seduta del 3 luglio 2001, ascoltando - a norma di Regolamento - Vito Napoli. All'esito dell'esame, la Giunta - all'unanimità - ha ritenuto che i fatti per cui è in corso il procedimento civile sono interamente da ricondursi alla funzione parlamentare. L'onorevole Napoli è chiamato a rispondere in giudizio precipuamente per il contenuto di un atto di sindacato ispettivo, vale a dire un atto tipico della funzione. Si tratta proprio di quello che il testo dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione mira a escludere. Né può sostenersi che nell'interrogazione siano violati i più elementari canoni della continenza espositiva e che dunque ci si trovi dinnanzi a un abuso.
La Giunta propone pertanto di deliberare che i fatti per cui è in corso il procedimento civile concernono opinioni espresse da un deputato nell'esercizio delle sue funzioni.
ALLEGATO
VITO NAPOLI. - Ai Ministri di grazia e giustizia e dell'interno. - Per sapere - premesso che:
sul quotidiano Il Tempo di Roma (inoltre sulla Gazzetta del Sud e su La Nazione) a firma del corrispondente da Locri Paolo Pottichieni, è stato pubblicato in data 2 dicembre 1992 un servizio riguardante un'indagine giudiziaria per millantato credito a carico di un consigliere regionale calabrese e di sei amministratori comunali di Praia a Mare;
nel quadro di questo servizio, con chiaro, ad avviso dell'interrogante, intento denigratorio (occhiello: «i testi inquietanti delle telefonate del sindaco Antonio Praticò»; titolo: «Tirati in ballo i deputati DC Napoli e Misasi») viene riportato il testo di una conversazione telefonica, frutto di intercettazioni da parte di organi dello Stato, tra l'interrogante e l'attuate sindaco, allora assessore, di Praia a Mare;
in quella conversazione registrata, forse in altre, certamente trascritte, l'interrogante ha fatto più volte riferimento - essendo oggetto delle sue interrogazioni parlamentari 4/03622 e 4/02475 - a tale Giovanni Celico che nel servizio di Paolo Pollichieni passa per moralizzatore, il quale, invece, da assessore è stato «sbattuto fuori» dalla giunta comunale di Praia a Mare perché autore di falso contenuto in una delibera poi annullata, con la quale si sarebbe dovuta favorire una grave speculazione edilizia da parte della società immobiliare Palumbo, sulla inedificabile Isola di Dino, speculazione sostenuta da un rilevante contributo a fondo perduto (400 milioni) dell'assessorato al turismo della regione Calabria, la quale, a suo tempo, aveva dichiarato inedificabile l'isola stessa;
tale vera e propria truffa ai danni della regione Calabria è stata impedita dalla azione dell'amministrazione comunale di Praia a Mare e dalla denuncia telefonica e scritta da parte dell'interrogante;
la denuncia dell'interrogante è stata allargata al fatto che la società immobiliare Palumbo continua ad essere privilegiata dall'assessorato al turismo della regione Calabria con contributi miliardari con i quali, probabilmente, è stata anche realizzata buona parte della cementificazione della Sila Piccola, mentre altri miliardi sono stati e sono indirizzati dalla regione e, pare, dalla CEE ad un consorzio di albergatori diretto dalla Palumbo, destinati alla promozione turistica con viaggi in Russia, Argentina, Irlanda, Brasile ecc., con partecipazione di assessori e funzionari regionali, alla ricerca di un nuovo turismo, quello «povero» che a loro pare redditizio;
tale denuncia è compresa non solo nelle intercettazioni telefoniche, ma anche in numerose interrogazioni parlamentari mai discusse;
per questi motivi l'interrogante, nella telefonata intercettata e in parte pubblicata, chiede all'attuale sindaco Praticò di avere fiducia, di «stare tranquilli», «vinceremo anche questa volta», tenendo conto che contro quella amministrazione sono stati realizzati attacchi inauditi da quando, dieci anni fa, si era permessa di requisire a proprietari terrieri le aree disponibili fronte mare, di bloccare la edificabilità dell'isola di Dino, di requisire e acquisire al demanio comunale buona parte della stessa isola -:
se non si ritenga di aprire una indagine per appurare se questo nuovo attacco alla amministrazione di Praia a Mare non sia motivato dal fatto che quella amministrazione ha requisito poche settimane fa alla società Palombo altre aree dell'Isola di Dino, acquisendole al demanio comunale;
se risultino al Governo i motivi per i quali l'autorità giudiziaria non abbia avviato indagini sui gravi fatti denunciati quali il tentato falso dell'ex assessore Giovanni Celico, la tentata truffa a danno della regione Calabria per il contributo a fondo perduto a favore della società Palumbo, i contributi miliardari dell'assessorato al turismo alla stessa società, la cementificazione della Sila Piccola, i miliardi della promozione turistica affidati ad un privato non controllato (e quindi fuori della stessa potestà di indagine del Ministero per gli affari regionali);
se non si ritenga di accertare se le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche non siano state fornite, forse anonimamente, al giornalista Paolo Pollichieni il giorno dopo l'intercettazione, ben prima cioè che comparissero negli atti giudiziari, che pure sono segreti;
se non si ritenga, allo scopo di chiudere un lungo capitolo di incertezze, di rinnovare tutte le indagini possibili (o di avere le conclusioni delle tante indagini effettuate) sull'amministrazione di Praia a Mare il cui bilancio finanziario ed economico è, stranamente, attivo; dove non esistono debiti fuori bilancio; dove, nonostante la crisi industriale ed economica, la disoccupazione, pur drammatica, ha misure più contenute che in altre aree del sud; dove il reddito pro capite è il più alto di ogni altro comune calabrese; dove i fenomeni di delinquenza organizzata e di alterazione sociale sono al di sotto della media nazionale. (3-00645)
(20 gennaio 1993)
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