Doc. IV-quater, n. 114





Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su due richieste di deliberazione in materia d'insindacabilità concernenti l'on. Silvio Berlusconi in qualità di deputato, con riferimento ad altrettanti procedimenti penali pendenti nei suoi confronti presso il tribunale di Como (proc. 3414 e 4242 del 2003 RGNR). I procedimenti traggono origine da querele sporte dalla signora Stefania Ariosto per alcune dichiarazioni rese in ordine alla testimonianza di costei in un processo presso il tribunale di Milano.
Nel procedimento n. 3414/03 RGNR, per come risulta dal capo d'imputazione, l'on. Berlusconi avrebbe offeso la reputazione dell'Ariosto dichiarando, in un'intervista televisiva nel corso della trasmissione Excalibur del 9 maggio 2003 in onda su Rai2, con riferimento al procedimento penale avanti il tribunale di Milano nel quale [egli] era indagato e relativamente alle dichiarazioni rese in detto processo da Ariosto Stefania, «...non c'è un indizio, non c'è una prova, c'è soltanto, alla base di tutto questo, un teorema di una testimonianza falsa di una signora che ormai tutti gli italiani sanno chi è, la signora Ariosto che ha fatto un pettegolezzo certamente non gratuito perché aveva molte preoccupazioni per domande contro di lei presso il palazzo di giustizia di Milano, che, infatti, sono state completamente cristallizzate e dimenticate, quindi credo che avesse un interesse molto preciso per tutta una serie di situazioni che adesso sarebbe troppo lungo stare qui a ricordare ...».
Nel procedimento n. 4242/03 RGNR, per come risulta dal capo d'imputazione, l'on. Berlusconi avrebbe offeso la reputazione dell'Ariosto dichiarando - durante la trasmissione televisiva Porta a porta in onda su Rai1 del 26 maggio 2003 - con riferimento al procedimento penale avanti il tribunale di Milano nel quale [egli] era indagato, e relativamente alle dichiarazioni rese in detto processo da Ariosto Stefania «...questo procedimento...si basa solo su un sussurro di una confidente della polizia che aveva propri interessi perché cercava l'impunità rispetto alle sue situazioni drammatiche...» (con le aggravanti dell'attribuzione di un fatto determinato con il mezzo di pubblicità costituito dalla divulgazione televisiva).
La Giunta ha esaminato i casi nella seduta del 27 aprile 2005, nel corso della quale - dopo ampio dibattito - è emerso un orientamento maggioritario favorevole all'istanza dell'interessato.
Nel contesto delle trasmissioni, le dichiarazioni del Presidente del Consiglio in carica sulla signora Ariosto non hanno assunto in alcuna maniera il carattere dell'attacco personale, estemporaneo e gratuito, ma si sono collocate in un ovvio ambito di discussione dell'attualità politica. L'argomento dei rapporti generali tra politica e giustizia e, più in particolare, tra le vicende giudiziare dell'on. Berlusconi e l'attività politica della maggioranza di governo, come si evince chiaramente dalle stesse querele, è stato sollevato dagli intervistatori, alimentato dagli altri ospiti presenti - parlamentari anch'essi - e orientato a definire le specifiche interferenze di quelle vicende sull'attività del Parlamento.
All'obiezione che in realtà il tema della giustizia in generale sia estraneo all'invettiva specifica contro la signora Ariosto, occorre rispondere che il deputato interessato aveva calato le sue affermazioni in un contesto più generale, come risulta chiaro nel passo del capo d'imputazione che vale la pena qui ripetere: «...la signora Ariosto che ha fatto un pettegolezzo certamente non gratuito perché aveva molte preoccupazioni per domande contro di lei presso il palazzo di giustizia di Milano, che infatti sono state completamente cristallizzate e dimenticate, quindi credo che avesse un interesse molto preciso per tutta una serie di situazioni che adesso sarebbe troppo lungo stare qui a ricordare» (proc. n. 3414/03 RGNR). Quando infatti l'on. Berlusconi si lamenta delle 'dimenticanze del palazzo di giustizia di Milano' sulle denunce contro la Ariosto lo fa con riferimento al tema della giustizia lenta e talora non imparziale.
Tale tema ha costituito presupposto di numerose iniziative legislative, quale la riforma dell'ordinamento giudiziario (A.C. 4636), quella sulla riduzione dei termini di prescrizione, quella sul legittimo sospetto e altre. È di immediata percezione il nesso funzionale tra quelle dichiarazioni rese e l'attività parlamentare che l'on. Berlusconi svolge anche nella qualità di capo dell'Esecutivo. La legge n. 140 del 2003, all'articolo 3, comma 1, prevede infatti che è coperta dalla garanzia costituzionale «ogni altra attività di ispezione, di divulgazione, di critica e di denuncia politica, connesse alla funzione parlamentare, espletate anche al di fuori del Parlamento». Ove tanto non bastasse, in ossequio all'interpretazione restrittiva e formale offerta dalla Corte costituzionale - secondo cui è necessario una sostanziale identità di contenuti tra l'opinione espressa in sede parlamentare e le dichiarazioni divulgate - risolutivo appare il riferimento ad alcuni atti parlamentari nei quali ritroviamo la quasi puntuale riproduzione delle frasi contestate all'on. Berlusconi.
Nella XIII legislatura furono avanzate alla Camera dei deputati tre richieste di autorizzazione all'arresto di deputati di Forza Italia (Cesare Previti, Gaspare Giudice e Marcello Dell'Utri). In tutti e tre i casi con chiara evidenza si contrapposero tesi e posizioni parlamentari concernenti il modo di concepire l'attività giurisdizionale in relazione all'attività e a esponenti politici. Più in particolare, nella richiesta concernente l'on. Previti questi temi si specificarono con preciso riferimento alle deposizioni della signora Ariosto. Si vedano al riguardo le sedute dell'Assemblea del 19 e del 20 gennaio 1998 e si rammenti che alla deliberazione, mediante voto elettronico palese, assunta dalla Camera in quest'ultima seduta l'on. Berlusconi prese parte, votando per il diniego dell'autorizzazione e dunque implicitamente aderendo ai motivi addotti da quanti in dichiarazione di voto avevano contestato la credibilità della testimonianza di Stefania Ariosto.
Nella legislatura in corso, la Camera ha discusso di varie richieste di deliberazione in materia d'insindacabilità avanzate dall'on. Previti in relazione a iniziative giudiziarie promosse proprio da Stefania Ariosto, con ciò determinando nuovamente un interesse parlamentare per questi temi, declinatosi in formali procedure, ancora una volta sia presso la Giunta per le autorizzazioni sia presso l'Assemblea. È opportuno peraltro qui rinviare alle relazioni Doc. IV-quater, nn. 22, 30 e 31 - XIV legislatura per ulteriori riferimenti ad atti parlamentari tipici.

Resta un ultimo elemento per comporre il quadro definito dalla Corte costituzionale acché si dia luogo all'insindacabilità: che l'iniziativa parlamentare sia direttamente ascrivibile al parlamentare interessato. A tale requisito risponde l'attività svolta nella XIII legislatura in maniera diretta e posta in essere, nell'attuale legislatura, dai parlamentari di maggioranza in quanto depositari - in virtù della fiducia che esprimono - della legittimazione dell'Esecutivo ed attuatori nelle aule parlamentari dell'attività di impulso del Governo.
Non si può pretendere di rinvenire in questa legislatura, come aggancio parlamentare, atti di sindacato ispettivo o d'indirizzo firmati dall'on. Berlusconi, giacché questi, nella sua funzione di capo del Governo, non potrebbe presentarne.
A tal riguardo in Giunta è emersa la considerazione più generale per la quale in relazione al parlamentare che riveste la qualità di Presidente del Consiglio, chiunque egli sia, è anche più difficile distinguere il novero delle dichiarazioni istituzionali da quelle private, giacché le vicende asseritamente personali di chi riveste l'incarico hanno un intrinseco rilievo pubblico. E ciò, con specifico riferimento alla vicenda dell'on. Berlusconi di questi ultimi anni, appare ancor più vero. Basti scorrere le pagine dei dibattiti parlamentari della XIV legislatura in materia di giustizia o di economia per ritrovare continui e puntuali riferimenti a vicende personali dell'on. Berlusconi, intese dall'opposizione quasi sempre quale punto di partenza e di arrivo di numerose iniziative legislative. Ciò, del resto, è avvalorato dal fatto che proprio tale rilevanza ha mosso i giornalisti ad avanzare le domande che hanno avuto come risposta le frasi oggi a lui contestate. Né avrebbe avuto senso, in mancanza di quel nesso, la presenza nella trasmissione Excalibur di altri parlamentari chiamati a commentare e a contraddire. Secondo la maggioranza dei componenti intervenuti in sostanza si può convenire con l'affermazione contenuta nelle domande dell'on. Berlusconi datate 12 aprile 2005 secondo cui «[sono] fin troppo not[e] la questione della testimonianza Ariosto e le sue implicazioni politiche, che sono state già più volte oggetto di esame da parte del Parlamento».
Per questi motivi la Giunta, a maggioranza, ha deliberato con due distinte votazioni di proporre all'Assemblea di dichiarare che i fatti oggetto dei procedimenti concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Erminia MAZZONI,
relatore per la maggioranza


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