Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione avanzata in data 7 aprile 2005 dal deputato Luana Zanella, relativamente a un processo civile pendente nei suoi confronti innanzi al tribunale di Roma, intentato da Corrado Clini attualmente direttore generale al ministero dell'ambiente.
L'atto di citazione poggia sui seguenti fatti, deducendoli come lesivi dell'onore dell'attore.
Sull'edizione del 10 febbraio 2005 (pubblicizzata già dal 4 febbraio precedente) dell'Espresso appariva un articolo a firma di Riccardo Bocca dal titolo Uranio Rosso, nel quale si rievocava la vicenda del recupero in Libano di rifiuti speciali da parte della nave Jolly Rosso dell'armatore Ignazio Messina. I fusti di rifiuti sarebbero poi stati smaltiti presso un sito (l'unità SG31) della società Monteco a Porto Marghera, mediante incenerimento, da cui sarebbe derivato inquinamento radioattivo. L'articolo riporta che tale incenerimento sarebbe avvenuto nei primi mesi del 1990 e che sull'episodio la USL Veneto 36 - presso la quale prestava servizio Corrado Clini - non avrebbe in sostanza avuto alcunché da ridire. Su tale valutazione di avallo delle operazioni di smaltimento, l'articolo riporta le critiche di Gianni Mattioli, docente universitario ed ex Ministro delle politiche comunitarie. Il medesimo articolo riferisce altresì che le varie vicissitudini della nave Jolly Rosso sono state anche di recente oggetto dell'attenzione della Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti, la quale ha ascoltato nella seduta del 16 dicembre 2004 tanto Ignazio Messina quanto Andrea Gais, amministratore delegato della società proprietaria del natante.
Per l'atto di citazione, in secondo luogo, il consigliere regionale veneto Gianfranco Bettin avrebbe inserito nel sito internet del gruppo consiliare verde un testo nel quale si ritorna sull'argomento dello smaltimento dei rifiuti tossici presso il forno SG31 e si implica una responsabilità del dottor Clini.
Il giorno 5 febbraio 2005, sempre secondo l'atto di citazione, i quotidiani a diffusione locale, ad eccezione della pagina veneta del Corriere della Sera, avrebbero dato ampio spazio a valutazioni critiche nei confronti del Clini in relazione alla vicenda in questione.
Successivamente il deputato Luana Zanella presentava un'interrogazione a risposta scritta, numerata poi 4-12860 (che si ritiene utile allegare alla presente relazione), con cui si ricapitolava sinteticamente la vicenda, si criticava il dottor Clini per aver tentato di screditare la campagna d'informazione svolta dai Verdi nel 1990 sul tema e si chiedeva ai Ministri dell'ambiente e della salute di fare chiarezza sull'inquinamento prodottosi dall'incenerimento dei predetti rifiuti e di rendere pubblico il referto dell'USL 36, asseritamene tenuto segreto per quindici anni.
Sempre secondo l'atto di citazione la campagna denigratoria contro Corrado Clini sarebbe proseguita con una conferenza stampa di Gianfranco Bettin e di Luana Zanella (nella quale, secondo la prospettazione dell'attore «i suddetti soggetti continuavano ad alimentare la campagna di diffamazione reiterando le accuse») in data 22 febbraio 2005 e poi con un nuovo articolo dell'Espresso, pubblicato trascurando di dare spazio alle richieste di replica del Clini.
La Giunta ha esaminato il caso nella seduta del 20 aprile 2005, anche ascoltando l'interessata.
Dall'esame è emerso con chiarezza che, per quanto riguarda Luana Zanella, si tratta di un episodio totalmente riconducibile alle funzioni parlamentari e dunque alla causa di esclusione di responsabilità di cui all'articolo 68, primo comma, Cost.
Giova premettere, invero, che nell'atto di sindacato ispettivo di cui ci si duole nella citazione il dottor Clini è menzionato soltanto in una delle premesse dell'atto stesso per rispondere alle critiche che egli aveva mosso alle posizioni ambientaliste e senza vocaboli o toni offensivi.
È quindi assai discutibile che la condotta della Zanella sia qualificabile di per sé come un atto illecito e quindi non manca di destare qualche sorpresa che l'iniziativa giudiziaria sia stata assunta anche nei suoi confronti. Ma questo riguarda il merito.
Tornando invece al profilo di competenza istituzionale della Giunta è risultato chiaro ai componenti intervenuti come l'intera vicenda si cali in un ambito squisitamente parlamentare.
È vero infatti che in data 30 novembre 1989 veniva presentata alla Camera dei deputati un'interrogazione a risposta scritta da parte di diversi deputati, tra i quali gli esponenti verdi Laura Cima, Anna Donati e Gianni Mattioli, con cui si chiedevano ragguagli informativi e controlli in ordine alla fondatezza delle proteste degli ambientalisti veneti in ordine allo scarico di fusti di rifiuti tossici da parte della Jolly Rosso presso il sito SG31 della Monteco a Porto Marghera. È importante osservare che tale interrogazione è stata presentata prima dell'incenerimento dei rifiuti in questione, mentre la risposta a firma del Ministro Ruffolo sarà resa nota solo dopo, in data 9 luglio 1990. È assunto degli esponenti verdi che tale risposta - recante elementi volti a tranquillizzare il Parlamento - si basava sulle informazioni fornite al Ministro dal dottor Clini (il quale tuttavia sarebbe cessato dalle funzioni di responsabile del settore igiene pubblica della USL 36 il 10 gennaio 1990), assunto che è confermato nello stesso atto di citazione (pag. 10). Il punto di disaccordo sta invece nell'essere state - secondo gli uni - reticenti le informazioni fornite dal Clini al Ministro, mentre - secondo l'altro - il referto sull'effettivo incenerimento dei rifiuti non poteva essere di sua responsabilità giacchè esso porta una data successiva alla sua cessazione dall'incarico presso la USL veneta.
Non occorre in questa sede rammentare come il tema generale del ciclo dei rifiuti, urbani e speciali, e del loro smaltimento sia di persistente attualità politico-parlamentare. Nella XII legislatura la Camera dei deputati ha svolto su questi temi un'inchiesta mediante una propria Commissione, presieduta dall'on. Scalia del gruppo dei Verdi; nella XIII legislatura si è avuta un'inchiesta bicamerale, la cui Commissione è stata presieduta ancora dall'on. Scalia; e nella legislatura attuale è noto che la predetta Commissione è stata rinnovata e - come già accennato - nella seduta del 16 dicembre 2004 ha ascoltato proprio i titolari della società proprietaria della nave Jolly Rosso.
L'attività del natante - del resto - è stata oggetto di intensa attività di sindacato ispettivo nella XIV legislatura se è vero come è vero che, per esempio, il deputato Michele Vianello ha presentato ben tre atti volti a ottenere dal Governo informazioni: circa l'eventuale coinvolgimento dei servizi segreti nelle indagini sullo spiaggiamento avvenuto il 15 dicembre 1990 della nave stessa (interpellanza n. 2-01216 e interrogazione n. 4-10257); e circa i livelli d'inquinamento derivanti da rifiuti trasportati dalla predetta nave (interrogazione n. 5-03439). Peraltro all'interrogazione n. 4-10257 ha risposto il Ministro per i rapporti con il Parlamento Giovanardi in data 3 agosto 2004, offrendo ragguagli sulle vicende successive allo spiaggiamento della Jolly Rosso.
È dunque agganciandosi a questa corposa serie di atti e momenti parlamentari che il deputato Luana Zanella ha presentato la sua interrogazione datata 9 febbraio 2005 volta a porre e rilanciare ancora una volta i temi della liceità dei traffici interni ed internazionali dei rifiuti speciali e del loro smaltimento conforme alle esigenze della salute dei cittadini e della tutela dell'ambiente.
È per questi motivi che la menzione della posizione del dottor Clini nell'ambito dell'interrogazione parlamentare del deputato Zanella non appare strumentale né gratuita, giacchè il Clini medesimo non nega di essersi in qualche misura al tempo dei fatti espresso per la correttezza delle operazioni di smaltimento dei fusti scaricati dalla Jolly Rosso. (Si potrebbe al proposito osservare che la sua cessazione dall'incarico di responsabile nella USL 36 del Veneto, da questo punto di vista, potrebbe non essere decisiva giacchè egli era stato richiesto di informazioni in via preventiva proprio per soddisfare esigenze di migliore e più tempestiva tutela dell'ambiente). Non è comunque qui in discussione il tema se avesse ragione nel merito tecnico Clini o se l'abbiano gli esponenti verdi che per quindici anni hanno denunciato irregolarità nel trasporto e nell'incenerimento dei rifiuti. È invece centrale per la Giunta e la Camera cogliere l'evidente nesso tra la battaglia politica condotta sul territorio dal movimento ambientalista, i conseguenti sbocchi parlamentari e gli atti di divulgazione sui mass-media.
Da questo punto di vista, la correttezza del deputato Zanella appare esemplare. Ella ha preso a base del suo atto ispettivo un documentato articolo giornalistico, ha presentato il documento alla Presidenza della Camera e poi ne ha dato notizia alla stampa. Ella, in sostanza, ha adoperato lo strumento dell'interrogazione per le sue finalità tipiche e proprie, come del resto è ritenuto legittimo dalla costante giurisprudenza della Corte costituzionale, a partire dalle note sentenze nn. 10 e 11 del 2000 e dal testo dell'articolo 3, comma 1, della legge n. 140 del 2003 laddove esso si riferisce agli atti di denuncia e critica politica.
In definitiva, l'atto di citazione notificato al deputato Zanella si appunta su un atto tipico del mandato parlamentare e pertanto s'impone l'applicazione dell'istituto dell'insindacabilità parlamentare, proprio per i suoi scopi autentici e genuini.
Per questi motivi la Giunta all'unanimità propone all'Assemblea di deliberare nel senso che i fatti oggetto del procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.
Vincenzo SINISCALCHI, relatore
ALLEGATO
secondo l'inchiesta pubblicata dal settimanale l'Espresso in edicola dal 4 febbraio 2005, nel 1989, la motonave Jolly Rosso dell'armatore Ignazio Messina avrebbe recuperato, per conto del Governo italiano, circa 2.000 tonnellate di rifiuti radioattivi, in particolar modo uranio, scaricati da un'azienda lombarda a Beirut;
l'uranio prelevato in Libano sarebbe stato in seguito stoccato, con autorizzazione della Regione Veneto, presso un capannone della Montedipe a Marghera, per essere poi bruciato dalla ditta Monteco in un inceneritore di Porto Marghera. Il forno che sarebbe servito allo smaltimento dei rifiuti radioattivi, durato forse diversi mesi, è quello dell'impianto Sg 31, un forno obsoleto e privo della camera di postcombustione, cosa già all'epoca dei fatti proibita dalla delibera del Comitato interministeriale dell'85;
nel referto datato 28 febbraio 1990, finora rimasto segreto, dell'Unità locale socio sanitaria 36 di Venezia (ora Asl 12) si segnala che, nel corso di due accertamenti effettuati in data 19 gennaio e 7 febbraio 1990, nella condensa dei fumi del forno SG 31, erano state trovate tracce di uranio con una concentrazione rispettivamente di 0,005-0,004 milligrammi per metro cubo, ben oltre il limite allora fissato per legge;
a tutt'oggi non è possibile sapere quale tipo di uranio sia stato smaltito in quella occasione ed in che quantità, se fosse combustibile esaurito dei reattori, oppure uranio impoverito, o ancora combustibile nucleare;
oltre alla presenza di uranio, nelle rilevazioni è emersa la presenza anche di cobalto e stronzio, sostanze che avrebbero meritato ulteriori approfondimenti;
l'allora Direttore dell'Ulss 36, dottor Corrado Clini, attuale Direttore Generale del Ministero dell'Ambiente, a seguito delle numerose denunce dei Verdi e sebbene ci fossero tutte le premesse per allertare le autorità competenti, gli Enti Locali ed i cittadini, attaccò duramente i Verdi, che furono querelati dall'Ulss 36 perché impegnati a «diffondere disinformazione per creare allarme tra la popolazione», trasmettendo invece rassicuranti notizie al Parlamento;
le vicende legate alla motonave «Jolly Rosso», sono state spesso accomunate all'inchiesta sullo smaltimento di rifiuti radioattivi che la giornalista Ilaria Alpi e l'operatore Miran Hrovatin, morti a Mogadiscio il 20 marzo 1994 stavano conducendo -:
se siano a conoscenza dei fatti;
se intendano fare chiarezza sull'entità e la natura dell'inquinamento radioattivo dato dalla combustione, nel gennaio e febbraio 1990, dei rifiuti tossici trasportati in Italia dalla nave Jolly Rosso;
se intendano rendere pubblico il referto tenuto segreto dall'Ulss 36 per 15 anni, in modo che possano emergere le responsabilità di chi avrebbe dovuto, sapendo cosa accadeva, provvedere alla tutela dei cittadini e del territorio. (4-12860)
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