Doc. IV-quater, n. 105





Onorevoli Colleghi! - Occorre premettere sul piano procedurale che la Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità concernente Giancarlo Cito, deputato nella XIII legislatura, con riferimento a un procedimento penale pendente nei suoi confronti presso il tribunale di Taranto (procedimento n. 23/2668/01 RGNR).
I fatti su cui la Giunta riferisce prendono origine da una denuncia-querela di Liviano D'Arcangelo. Il capo d'imputazione elevato nei confronti di Cito si articola sulle ipotesi di ingiuria e minaccia e così recita: «perché nel corso del programma televisivo "Polifemo" trasmesso dall'emittente "Blustar" offendeva e minacciava Liviano D'Arcangelo mentre si trovava negli studi televisivi in qualità di ospite, rivolgendo al suo indirizzo (mediante una telefonata trasmessa in diretta) espressioni come: "... lei è un falso, di quei falsi che dicono che sostengono moralmente i cittadini che ne hanno bisogno, io lo dimostro che lei lo fa a pagamento, posso dimostrarlo ..." ... "questa falsa ipocrisia da parte sua ..." ... "... lei è doppiamente falso lei è un ipocrita ...", "... politicamente parlando di un falso più falso di lei ... poi lei li ha avuto o no questi soldi dallo Stato dove li ha messi, li ha dati al cittadino che aveva bisogno di mangiare la pasta o ve li siete spartiti perché dovevate pagarvi gli stipendi tra di voi? Che cosa avete fatto di questi soldi, lo vuoi far sapere al cittadino di Taranto?", "Lei è un ipocrita ...", "allora lei stia molto attento a quello che dice per il semplice motivo perché io le faccio salire i gradini a quattro alla volta in tribunale oltre che lei, proprio perché lei non è come me, perché lei è un ipocrita, lei non ha pagato nemmeno un centesimo al comune di Taranto perché voleva compensare i lavori", "lei politicamente è uno squallore ...", "... lei come li ha spesi nella città di Taranto facendo il convegno per la sua campagna elettorale oppure dando una mano a coloro che avevano bisogno di mangiare", "ti faccio salire i gradini del tribunale anche a lei signor Liviano", "lei stia attento a quello che dice perché lei è un cadavere vivente, perché lei sfrutta la povera gente per i suoi interessi, questa è la sua associazione"».
L'esame della domanda di deliberazione avanzata dall'ex-deputato Cito al Presidente della Camera s'inquadra nella prassi instauratasi nella XIII legislatura e fatta salva dall'articolo 3, comma 7, della legge n. 140 del 2003, che prevede il percorso parallelo a quello dell'eccezione del deputato nel giudizio in cui è chiamato a rispondere di fatti riconducibili - in ipotesi - alla sua funzione di parlamentare (articolo 3, comma 4, della legge n. 140 del 2003). Quest'ultimo percorso implica che gli atti vengano trasmessi alla Camera dal giudice che non ritenga di accogliere l'eccezione e sempre che la Camera non abbia già deliberato sugli stessi fatti, perché investita direttamente dal deputato, giacché i due percorsi non possono sovrapporsi o comunque ripetersi, come l'Assemblea ha già avuto modo di stabilire approvando per esempio i Docc. IV-quater nn. 60 e 85.
Nel merito, la Giunta ha esaminato il caso nella seduta del 12 maggio 2004, prendendo anche visione di una memoria inviata dall'interessato. Ne sono emersi due orientamenti. Secondo il primo, le frasi del Cito sono sì connotate politicamente, ma ineriscono a un contesto prettamente localistico e del tutto estraneo allo svolgimento delle funzioni parlamentari. Peraltro - secondo questa tesi - le espressioni particolarmente forti adoperate dal parlamentare sono tali che egli in Parlamento non avrebbe potuto pronunciarle, sicché non si vedrebbe perché gli dovrebbero poter essere consentite extra moenia.
Secondo un'altra tesi, che è risultata prevalente, invece le frasi del Cito si collocano, sia pure al limite di esso, ancora all'interno di quell'ambito di facoltà di denuncia e critica che l'articolo 3, comma 1, della legge n. 140 del 2003 riconosce ai membri delle Camere.
Sicché, a maggioranza, la Giunta ha deliberato nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento rientrano nell'ambito di applicazione dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.

Vincenzo SINISCALCHI, Relatore


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