Vincenzo SINISCALCHI, relatore.
ALLEGATO 1
Onorevoli Colleghi! - Premessa. La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità avanzata dal deputato Filippo MANCUSO, con riferimento ad un procedimento civile pendente nei suoi confronti presso il tribunale di Roma (atto di citazione dell'onorevole Cesare Previti).
1. L'audizione del deputato Mancuso. La Giunta ha esaminato il caso nelle sedute dell'8 e del 15 ottobre 2003. In particolare, nella seduta dell'8 ottobre ha proceduto all'audizione del deputato Mancuso.
2. Considerazioni sull'episodio del 24 aprile 2002. La Giunta all'unanimità ha ritenuto condivisibili le considerazioni svolte dal deputato Mancuso.
3. Considerazioni sul secondo episodio. Venendo alle frasi pronunciate da Filippo Mancuso in contemporanea all'esame parlamentare della legge cosiddetta Cirami, invero la Giunta non ha dovuto fare molto più che consultare gli atti parlamentari. È noto a tutti che il provvedimento era stato già esaminato nel mese di luglio 2002 dal Senato della Repubblica, sollevando un'enorme eco polemica nel paese. Quando l'esame del progetto di legge iniziò nel settembre alla Camera, il deputato Mancuso vi partecipò sia presso le Commissioni riunite I e II, sia in Assemblea, esprimendo concetti assolutamente analoghi a quelli riportati sulla stampa.
Giuseppe FANFANI, relatore.
(Allegati omessi)
ALLEGATO 2
PRESIDENTE. Passiamo alla discussione del seguente documento:
GIUSEPPE FANFANI, Relatore. Signor Presidente, la delicatezza di questo caso, a tutti nota, mi impone di leggere la relazione che ho fatto per iscritto.
GIUSEPPE FANFANI, Relatore. La seconda fase che l'atto di citazione considera meritevole della sanzione risarcitoria si ha invece tra il settembre e l'ottobre 2002, durante l'esame presso la Camera dei deputati del progetto di legge cosiddetta «Cirami» (modifiche del codice di procedura penale in tema di legittimo sospetto). In tale occasione, al quotidiano la Repubblica del 14 settembre 2002 l'onorevole Mancuso avrebbe rilasciato un'intervista dal seguente contenuto: «Rispetto al vero destinatario e beneficiario di questa norma, l'onorevole Previti, il Presidente Berlusconi non è psicologicamente e moralmente libero. Questo è il dramma del paese». Nell'atto di citazione si riportano poi una serie di affermazioni raccolte sia dall'agenzia di stampa ANSA che da altri quotidiani, nelle quali il deputato Mancuso avrebbe sostanzialmente sostenuto che il deputato Previti ricattava il Presidente del Consiglio in modo da indurlo a promuovere taluni provvedimenti legislativi non nell'interesse generale del paese, ma solo a beneficio di taluni individuati soggetti.
PRESIDENTE. Non vi sono iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
NITTO FRANCESCO PALMA. Signor Presidente, ho avuto il privilegio di una certa consuetudine di lavoro con l'onorevole Filippo Mancuso, al quale mi sento legato da vincoli non solo di sincero affetto; ragione, questa, che mi avrebbe consentito di declinare l'invito, rivoltomi dall'onorevole Elio Vito, ad intervenire nel presente dibattito. Ma come l'onorevole Mancuso ben sa, non sono abituato a scaricare su altri le difficoltà né, tantomeno, a fuggire dalle responsabilità.
FILIPPO MANCUSO. Non è vero!
NITTO FRANCESCO PALMA. Allora era certamente convinto, poi ha cambiato idea.
FILIPPO MANCUSO. Non è vero!
NITTO FRANCESCO PALMA. Guardi i resoconti stenografici. Chi sa quale folgorazione sulla strada di Damasco! Si tratta di una folgorazione, comunque, avvenuta solo dopo che le sue differenziate aspirazioni erano state frustrate.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Enzo Bianco. Ne ha facoltà.
ENZO BIANCO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato con la dovuta attenzione la requisitoria del collega Palma. Più che una dichiarazione di voto è sembrato, francamente, un processo alla persona dell'onorevole Mancuso di cui egli si dichiara amico. Mi viene in mente un certo detto che dice: dai nemici mi guardo io, che dagli amici mi deve guardare Dio (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
GENNARO MALGIERI. È il contrario!
EDMONDO CIRIELLI. Voi siete il contrario di tutto!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia...
ENZO BIANCO. Vorrei semplicemente ricordare che dalla decisione della Giunta adottata all'unanimità con la presenza, tra l'altro, dell'esponente di Forza Italia, viene fuori un ragionamento semplice.
GIULIO ANTONIO LA STARZA. Bravo!
ENZO BIANCO. Questa è la ragione per la quale noi siamo assolutamente concordi con la relazione del collega Fanfani.
GIUSEPPE FANFANI, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE FANFANI, Relatore. Presidente, soltanto per una brevissima...
VALTER BIELLI. Presidente, avevo chiesto di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ma, scusate colleghi, o vi iscrivete prima o..., perché non è che ci si iscrive a rate. Quando si sa che... Ho capito, ma nessuno segnala niente. Non è un modo di fare questo.
GIUSEPPE FANFANI, Relatore. Intervengo, signor Presidente, per un fatto personale. L'onorevole Nitto Palma mi ha attribuito pensieri personali e personali conclusioni, chiamandomi in causa non meno di cinque volte.
PRESIDENTE. Onorevole Fanfani, per cortesia, le ho dato la parola, ma le voglio preannunciare - perché un po' di ordine bisogna darlo a questa Camera - che lunedì mattina indirizzerò una circolare ai gruppi parlamentari, elaborata sulla base delle circolari dei miei predecessori, che stabilisce che per fatto personale si parla a fine seduta (e bisogna che la Presidenza si attenga a questo). In secondo luogo, anche per altre ragioni, connesse - colgo l'occasione per dirlo, ma è chiaro che questo non lo dico al lei, onorevole Fanfani, ma lo sto dicendo all'intera Assemblea - a ricordi, celebrazioni, richieste di commemorazioni, le richieste vanno indirizzate alla Presidenza. Se il Presidente, o chi presiede in quel momento, ritiene di farlo, lo fa autonomamente; altrimenti i gruppi sono autorizzati a farlo a fine seduta.
MARCO BOATO. Signor Presidente, io credo di essere venuto due minuti fa, personalmente, al banco della Presidenza ad iscrivermi; quindi, forse più di così è difficile fare, anche per un capogruppo, per iscriversi a parlare, tanto più un capogruppo del gruppo misto.
GIULIO ANTONIO LA STARZA. Basta!
MARCO BOATO. Signor Presidente, possiamo dirla tutta? Tutti comprendiamo che, in questa vicenda, chi ha commesso un errore è stato l'onorevole Previti che ha assunto tale iniziativa in occasione di uno scontro politico - ed esclusivamente tale - e dunque richiamabile anche sotto il profilo della sindacabilità: siamo parlamentari! L'altro giorno, l'onorevole Bondi, intervenendo durante il dibattito relativo all'onorevole Violante, ha detto cose feroci, ma le ha affermate in quest'aula sul piano politico. Io non le ho condivise, ma erano feroci! E l'onorevole Violante, nel caso in cui tali affermazioni fossero state rese ad esempio ad un giornale, di certo non avrebbe presentato un atto di citazione civile.
ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, faccio richiamo all'articolo 59, primo comma, del regolamento, anche in relazione alle sue dichiarazioni di poco fa - che condivido pienamente - riguardanti i richiami. Tuttavia, mi permetto sommessamente di farle presente che, prima, l'onorevole Fanfani non ha posto una questione di carattere personale, ma ha sollevato un problema, Presidente - glielo dico sommessamente e con il consueto rispetto che ho nei riguardi della sua persona -, che lei stesso probabilmente, in relazione a quanto previsto dall'articolo 59 primo comma, poteva sollevare, senza far intervenire l'onorevole Fanfani in quanto relatore.
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, tra i lavori che ho commissionato agli uffici ve ne è uno, che sarà pronto nella giornata di oggi, con i precedenti che ho deciso di far raccogliere, perché qualche giorno fa un collega - non ricordo chi e di quale parte politica fosse - mi ha richiamato a censurare alcune parole, per la verità un po' forti, che erano state pronunciate.
VITTORIO SGARBI. Non si direbbe! Mi scuso per il mio intervento, in quanto mi rendo conto che esso non è gradito né all'onorevole Filippo Mancuso né alla maggioranza di Forza Italia. Non si tratta di una questione personale o di amicizia, ma di una questione di idee. Ho sempre considerato la vicenda relativa ai rapporti con la magistratura non una questione di maggioranza che mi appoggia, o, nel mio caso, di ex maggioranza, ma di condivisione di idee.
ITALICO PERLINI. Vieni a lavorare...
VITTORIO SGARBI. Ecco perché il tema è complesso e difficile da affrontare. Difendiamo un principio con Previti, ma non possiamo alzarlo come una bandiera. Mancuso è una bandiera nel rapporto con la giustizia, è una bandiera, ed avere abbandonato Mancuso (Commenti)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non capisco...
VITTORIO SGARBI. Non capisco neanche io. Se non siete in grado di difendere le idee e di distinguere le idee dalle persone, ciò è la prova che la vostra parte non ha alcuna dignità politica (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Prendo atto che l'onorevole Motta non è riuscita a votare e voleva votare a favore.
Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia d'insindacabilità avanzata dal deputato Cesare Previti in relazione ad un procedimento civile da lui stesso avviato presso il tribunale di Roma nei confronti dell'onorevole Filippo Mancuso, il quale, costituendosi nel giudizio, lo ha anche riconvenuto; e in relazione a un nuovo procedimento civile intentato dal secondo nei confronti del primo.
L'onorevole Mancuso si duole nell'azione riconvenzionale e nel nuovo atto di citazione sostanzialmente di due affermazioni: a) quella per cui egli, vistasi sbarrata la strada dell'elezione a giudice costituzionale nell'aprile del 2002, avrebbe tentato di far eleggere «in quota» al centro-destra il proprio nipote; b) e quella di aver abbandonato il gruppo parlamentare di Forza Italia in ragione della arbitraria intromissione del Previti nell'individuazione del candidato che lo schieramento di centro-destra avrebbe dovuto proporre per l'elezione a giudice costituzionale. Con particolare riferimento a quest'ultimo aspetto, nell'atto di citazione che qui s'intende integralmente riportato, il deputato Mancuso sottolinea, che le dichiarazioni lesive della sua reputazione sarebbero state rese in due occasioni: b1) in un'intervista rilasciata dal deputato Previti in data 22 ottobre 2002 all'emittente radiofonica romana RTL, nella quale egli ha affermato che l'onorevole Mancuso sarebbe rimasto nel gruppo di Forza Italia quale «amico schierato dalla nostra parte se il nipote fosse andato a fare il giudice costituzionale»; b2) in un'intervista rilasciata a uno speciale andato in onda il 28 aprile 2003 sul telegiornale di Rete 4 in cui il deputato Previti avrebbe ribadito che il deputato Mancuso si sarebbe espresso «certamente in senso opposto se Berlusconi, anziché candidare il professor Vaccarella alla Corte costituzionale, avesse candidato il professor Serio, peraltro degnissima persona, nipote dello stesso Mancuso, questo io lo dico non perché lo deduco, lo dico perché lo ha detto Mancuso a caldo, tutta la furente reazione di Mancuso sulla quale innesta questi sospetti, queste situazioni eccetera nasce e finisce su questo punto qui: Mancuso avrebbe detto l'esatto contrario se il professor Serio fosse stato candidato alla Corte costituzionale».
La Giunta ha esaminato il caso nella seduta del 25 febbraio 2004.
Alla Giunta non spetta evidentemente stabilire la verità degli addebiti. All'unanimità dei componenti intervenuti è risultato però chiaro che la vicenda da cui scaturiscono i procedimenti civili è la medesima su cui già la Giunta e la Camera dei deputati si sono pronunciate rispettivamente il 15 ottobre e il 13 novembre 2003 (cfr. il doc. IV-quater, n. 92). Come si ricorderà, in quell'occasione si ebbe modo di dichiarare l'insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione di affermazioni pretesamente offensive rivolte dal deputato Mancuso al deputato Previti, proprio in relazione alla vicenda dell'elezione, da parte del Parlamento in seduta comune il 24 aprile 2002, di due giudici costituzionali. È altresì noto che - dopo alterne vicende - il candidato prospettato per la carica dallo schieramento di centro-destra fu il professor Romano Vaccarella e non, come per numerosi precedenti scrutini era stato, lo stesso deputato Mancuso.
Orbene, è apparso all'unanime avviso della Giunta che le ragioni per cui fu dichiarata l'insindacabilità delle opinioni espresse dal deputato Mancuso nella stessa maniera oggi assistono una valutazione conforme in favore del deputato Previti. Ciò sia in relazione allo stretto ambito
Per questi motivi, la Giunta all'unanimità propone all'Assemblea di deliberare nel senso che i fatti oggetto dei procedimenti unitariamente considerati costituiscono opinioni espresse da un deputato nell'esercizio delle sue funzioni.
Il procedimento trae origine da dichiarazioni rese in due distinte occasioni. In una prima occasione il deputato richiedente - per come i fatti gli vengono attribuiti nell'atto di citazione (che li trae in primo luogo dal quotidiano la Repubblica del 25 aprile 2002) - si rivolse al deputato Previti con la seguente frase: «La fama di bandito che hai è del tutto meritata. Anzi, forse è perfino inferiore alla realtà». La citazione riporta anche la versione dei fatti data da altri quotidiani e, in particolare, dall'Unità, secondo cui il deputato richiedente avrebbe apostrofato il deputato Previti anche con la parola 'malfattore'.
La seconda fase che l'atto di citazione considera meritevole della sanzione risarcitoria si ha invece tra il settembre e l'ottobre 2002, durante l'esame presso la Camera dei deputati del progetto di legge cosiddetta 'Cirami' (modifiche del codice di procedura penale in tema di legittimo sospetto). In tale occasione, al quotidiano la Repubblica del 14 settembre 2002 l'onorevole Mancuso avrebbe rilasciato un'intervista dal seguente contenuto: «Rispetto al vero destinatario e beneficiario di questa norma, l'onorevole Previti, il presidente Berlusconi non è psicologicamente e moralmente libero. Questo è il dramma del paese». Nell'atto di citazione si riportano poi una serie di affermazioni raccolte sia dall'agenzia di stampa ANSA che da altri quotidiani, nelle quali il deputato Mancuso avrebbe sostanzialmente sostenuto che il deputato Previti ricattava il Presidente del Consiglio in modo da indurlo a promuovere taluni provvedimenti legislativi non nell'interesse generale del paese, ma solo a beneficio di taluni individuati soggetti. La chiave di lettura degli eventi relativi alla conduzione della politica parlamentare sarebbe stata individuata dal deputato Mancuso nelle caratteristiche del rapporto privato tra gli onorevoli Previti e Berlusconi (per comodità l'atto di citazione e i relativi rilievi mossi all'onorevole Mancuso s'intendono qui riportati integralmente).
Quest'ultimo ha esposto che (come risulta anche dall'ampia documentazione depositata) della vicenda all'esame è protagonista suo malgrado. Le parole 'bandito' e 'malfattore' che egli ha rivolto al deputato Previti il 24 aprile 2002 non furono altro che la risposta a una provocazione ingiuriosa che quest'ultimo gli aveva rivolto.
Quanto alla pretesa diffamazione con il mezzo della stampa seguita all'episodio avutosi nella predetta data nel Transatlantico, ha sottolineato che in realtà la stampa quotidiana e periodica non fece altro che rilanciare per mesi la cronaca dello stesso episodio senza che egli avesse svolto sollecitazioni in tal senso. Del resto, i medesimi organi di stampa ripeterono lungamente anche l'ingiuria di nepotismo rivolta dal Previti a lui medesimo.
L'onorevole Mancuso ha sottolineato altresì che la sua domanda d'insindacabilità si poggia su due livelli, uno teleologico-funzionale e l'altro storico. Sotto il primo profilo ha rammentato che egli era stato indicato più volte come candidato della Casa delle libertà nell'elezione dei giudici costituzionali tenutasi il 24 aprile 2002 e nei precedenti scrutini. Per quanto il suo interesse all'elezione fosse relativo, non si può negare che nella vicenda egli abbia svolto un ruolo attinente alle sue funzioni parlamentari. Quanto poi alle sue affermazioni relative all'iter parlamentare della legge sul legittimo sospetto, è indiscutibile che egli si sia opposto da membro del Parlamento a un provvedimento ormai universalmente riconosciuto come censurabile.
Sul piano storico, in secondo luogo, non ha ritenuto dubitabile che i due episodi di cui il deputato Previti si duole giudizialmente siano incastonati nella cornice temporale che va dal 24 aprile 2002 all'autunno dello stesso anno, epoca in cui fu approvata la legge 'Cirami'.
Quanto al primo episodio - l'invettiva rivolta al deputato Previti il 24 aprile 2002 - non può essere negato lo stretto collegamento funzionale con l'attività parlamentare del deputato richiedente. Proprio quel giorno, infatti, veniva a concludersi la lunga e tormentata vicenda parlamentare relativa all'elezione da parte del Parlamento in seduta comune di due giudici della Corte costituzionale. È noto al riguardo che, come da prassi costantemente seguita e data la maggioranza qualificata necessaria per l'elezione, i due schieramenti tentano di accordarsi su due nomi su cui far convergere i suffragi di tutti i parlamentari. È noto anche che - nel caso specifico - da molti scrutini non si trovava un accordo poiché lo schieramento di centro-destra aveva indicato il nome di Filippo Mancuso, in modi tali però che gli esponenti del centro-sinistra non avevano ritenuto corretti. Essi pertanto si erano sempre opposti a tale elezione facendo ripetutamente mancare il quorum. Che questa sia stata una vicenda non solo politica, ma anche squisitamente parlamentare, risulta dalle lettere inviate ai parlamentari dai rispettivi presidenti di gruppo dello schieramento di centro-destra, i quali, fino allo scrutinio del 24 aprile, indicavano il nome dell'onorevole Mancuso. Ciò che peraltro è confermato da dichiarazioni all'ANSA di diversi parlamentari (per esempio gli onorevoli Biondi e Fiori, vicepresidenti della Camera), i quali si sono pubblicamente rammaricati del successivo esito della vicenda.
Quando, per superare lo stallo, il deputato Mancuso ha offerto di ritirarsi, gli era stato tuttavia chiesto di indicare una persona da lui ritenuta degna di ricoprire l'incarico. In seguito a tale richiesta, l'onorevole Mancuso aveva indicato un professore universitario già membro non togato del Consiglio superiore della magistratura. Inopinatamente - a suo avviso - la scelta dello schieramento di centro-destra cadeva invece su altra persona, anch'essa docente universitario e avvocato. Sicché, com'è noto, in esito allo scrutinio del 24 aprile 2002 risultavano eletti giudici della Corte costituzionale i professori Ugo De Siervo (su indicazione del centro-sinistra) e Romano Vaccarella (su indicazione del centro-destra). Nondimeno l'onorevole Filippo Mancuso riportava nello scrutinio 77 voti.
Tale vicenda veniva comprensibilmente vissuta dal deputato Mancuso come una lesione del suo prestigio parlamentare e come un voltafaccia da parte del suo schieramento. Tutto ciò era peraltro aggravato dalla sua convinzione che il professor Vaccarella intrattenesse rapporti professionali con il deputato Previti e fosse in parte sensibile alle aspettative di questo.
Gli elementi sommariamente riportati, in uno con la constatazione che il fatto si era svolto all'interno della Camera in un contesto squisitamente parlamentare, hanno indotto la Giunta a ritenere sussistenti i connotati della connessione con la funzione di parlamentare dell'onorevole Mancuso, così come richiesto sia dalla giurisprudenza della Corte costituzionale sia dall'articolo 3, comma 1, della legge n. 140 del 2003.
Ad abundantiam, la Giunta ha constatato che - all'epoca - perfino l'onorevole Previti si doveva essere convinto della stretta natura parlamentare dell'episodio, se è vero com'è vero che egli - intervistato dai cronisti sulle frasi rivoltegli - ebbe a dirsi convinto che si trattava di uno sfogo momentaneo e che l'onorevole Mancuso avrebbe superato l'amarezza (Ciò si deduce dalla frase riportata sulla Repubblica del 25 aprile 2002, pag. 9 «Cosa vuole che le risponda, gli passerà». Analoga versione dei fatti sul punto è data dal Messaggero, 25 aprile 2002, pag. 2). Del resto, che si trattasse di un episodio di carattere parlamentare anche secondo l'onorevole Previti risulta dal fatto che egli afferma (sempre sulla Repubblica del 25 aprile 2002), a smentita che egli avesse nutrito un personale interesse nell'elezione del professor Vaccarella: «Io eseguo: fino all'altro giorno mi dicevano che dovevo votare Mancuso e sono venuto sempre a votare Mancuso. Adesso mi hanno detto di votare Vaccarella. Sono un deputato disciplinato: mi rimetto alle decisioni del mio gruppo». In pratica, anche l'onorevole Previti incastona l'episodio nello stretto ambito delle dinamiche parlamentari.
In particolare: nella seduta delle Commissioni riunite del 13 settembre 2002, il deputato Mancuso, nel dichiararsi contrario alla legge cosiddetta Cirami, ebbe a sostenere tra l'altro proprio che il Presidente del Consiglio non sarebbe stato libero psicologicamente né moralmente.
Nella seduta dell'Assemblea del 25 settembre 2002, egli affermò che sarebbe errato pensare che i 'tornaconti penalistici' dell'onorevole Previti fossero solo un elemento marginale nell'iter legislativo in questione. Nella seduta del 10 ottobre 2002 egli sostenne - intervenendo più volte - che l'intero provvedimento era frutto di una condotta defensionale di una persona.
Da questi elementi - che possono essere riscontrati agevolmente dai testi che qui si ritiene utile riportare in allegato - risulta l'indiscutibile connessione delle frasi contestate al deputato Mancuso e la sua funzione di membro della Camera.
In questo senso la Giunta si è determinata e per questi motivi propone, all'unanimità, che l'Assemblea deliberi nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento civile a carico di Filippo Mancuso costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni ai sensi degli articoli 68, primo comma, della Costituzione e 3, comma 1, della legge n. 140 del 2003.
Relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento civile nei confronti del deputato Filippo Mancuso.
La Giunta propone di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse dal deputato Filippo Mancuso, nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Fanfani.
La Giunta riferisce, mio tramite, su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità avanzata dal deputato Filippo Mancuso, con riferimento ad un procedimento civile pendente nei suoi confronti presso il tribunale di Roma promosso con atto di citazione dall'onorevole Cesare Previti.
Il procedimento trae origine da dichiarazioni rese in due distinte occasioni. In una prima occasione il deputato richiedente, cioè l'onorevole Mancuso - per come i fatti gli vengono attribuiti ed addebitati nell'atto di citazione (che li trae in primo luogo dal quotidiano la Repubblica del 25 aprile 2002) - si rivolse al deputato Previti con la seguente frase: «La fama di bandito che hai è del tutto meritata. Anzi, forse è perfino inferiore alla realtà». La citazione riporta anche la versione dei fatti data da altri quotidiani e, in particolare, da l'Unità, secondo cui il deputato richiedente avrebbe apostrofato il deputato Previti anche con la parola «malfattore».
La chiave di lettura degli eventi relativi alla conduzione della politica parlamentare sarebbe stata individuata dal deputato Filippo Mancuso nelle caratteristiche del rapporto privato tra gli onorevoli Previti e Berlusconi (per comodità l'atto di citazione e i relativi rilievi mossi all'onorevole Filippo Mancuso s'intendono qui riportati integralmente).
Primo aspetto: l'audizione del deputato Filippo Mancuso. La Giunta ha esaminato il caso nelle sedute dell'8 e del 15 ottobre 2003. In particolare, nella seduta dell'8 ottobre ha proceduto all'audizione del deputato Filippo Mancuso. Quest'ultimo ha esposto che (come risulta dall'ampia documentazione depositata) della vicenda all'esame è protagonista suo malgrado. Le parole «bandito» e «malfattore» che egli ha rivolto al deputato Previti il 24 aprile 2002 non furono altro che la risposta ad una provocazione ingiuriosa che quest'ultimo gli aveva rivolto.
Quanto alla pretesa diffamazione con il mezzo della stampa seguita all'episodio avutosi nella predetta data nel Transatlantico, ha sottolineato che in realtà la stampa quotidiana e periodica non fece altro che rilanciare per mesi la cronaca dello stesso episodio senza che egli avesse svolto sollecitazioni in tal senso. Del resto, i medesimi organi di stampa ripeterono lungamente anche l'ingiuria di nepotismo rivolta dal Previti a lui medesimo.
L'onorevole Filippo Mancuso ha sottolineato altresì che la sua domanda d'insindacabilità si poggia su due livelli, uno teleologico-funzionale e l'altro storico. Sotto il primo profilo ha rammentato che egli era stato indicato più volte come candidato della Casa delle libertà nell'elezione dei giudici costituzionali tenutasi il 24 aprile 2002 e nei precedenti scrutini. Per quanto il suo interesse all'elezione fosse relativo, non si può negare che nella vicenda egli abbia svolto un ruolo attinente alle sue funzioni parlamentari.
Quanto poi alle sue affermazioni relative all'iter parlamentare della legge sul legittimo sospetto, è indiscutibile che egli si sia opposto da membro del Parlamento a un provvedimento ormai universalmente riconosciuto come censurabile.
Sul piano storico, in secondo luogo, non ha ritenuto dubitabile che i due episodi di cui il deputato Previti si duole giudizialmente siano incastonati nella cornice temporale che va dal 24 aprile 2002 all'autunno dello stesso anno, epoca in cui fu approvata la legge «Cirami».
Secondo aspetto: le considerazioni sull'episodio del 24 aprile 2002 che la Giunta ha svolto. La Giunta all'unanimità ha ritenuto condivisibili le considerazioni svolte dal deputato Filippo Mancuso.
Quanto al primo episodio - l'invettiva rivolta al deputato Previti il 24 aprile 2002 - non può essere negato lo stretto collegamento funzionale con l'attività parlamentare del deputato richiedente. Proprio quel giorno, infatti, veniva a concludersi la lunga e tormentata vicenda parlamentare relativa all'elezione da parte del Parlamento in seduta comune di due giudici della Corte costituzionale. È noto al riguardo che, come da prassi costantemente seguita e data la maggioranza qualificata necessaria per l'elezione, i due schieramenti tentano di accordarsi su due nomi su cui far convergere i suffragi di tutti i parlamentari. È noto anche che, nel caso specifico, da molti scrutini non si trovava un accordo poiché lo schieramento di centrodestra aveva indicato il nome di Filippo Mancuso, in modi tali però che gli esponenti del centrosinistra non avevano ritenuto di poter condividere. Essi pertanto si erano sempre opposti a tale elezione facendo ripetutamente mancare il quorum. Che questa sia stata una vicenda non solo politica, ma anche squisitamente parlamentare, risulta dalle lettere inviate ai parlamentari dai rispettivi presidenti di gruppo dello schieramento di centrodestra, i quali, fino allo scrutinio del 24 aprile, indicavano il nome dell'onorevole Filippo Mancuso. Ciò che peraltro è confermato da dichiarazioni all'ANSA di diversi parlamentari, per esempio gli onorevoli Biondi e Fiori, Vicepresidenti della Camera, i quali si sono pubblicamente rammaricati del successivo esito della vicenda.
Quando, per superare lo stallo, il deputato Filippo Mancuso ha offerto di ritirarsi, gli era stato tuttavia chiesto di indicare una persona da lui ritenuta degna di ricoprire l'incarico. In seguito a tale richiesta, l'onorevole Filippo Mancuso aveva indicato un professore universitario già membro non togato del Consiglio superiore della magistratura. Inopinatamente - sempre a suo avviso - la scelta dello schieramento di centrodestra era ricaduta invece su altra persona, anch'essa docente universitario e avvocato. Sicché, com'è noto, in esito allo scrutinio del 24 aprile 2002 risultavano eletti giudici della Corte costituzionale i professori Ugo De Siervo (su indicazione del centrosinistra) e Romano Vaccarella (su indicazione del centrodestra). Nondimeno l'onorevole Filippo Mancuso aveva riportato nello scrutinio 77 consensi.
Tale vicenda veniva comprensibilmente vissuta dal deputato Mancuso come una lesione del suo prestigio parlamentare e come un voltafaccia da parte del suo schieramento. Tutto ciò era peraltro aggravato dalla sua convinzione che il professor Vaccarella intrattenesse rapporti professionali con il deputato Previti e fosse in parte sensibile alle aspettative di questo.
Gli elementi sommariamente riportati, in uno con la constatazione che il fatto si era svolto all'interno della Camera in un contesto squisitamente parlamentare, hanno indotto la Giunta a ritenere sussistenti i connotati della connessione con la funzione di parlamentare dell'onorevole Mancuso, così come richiesto sia dalla giurisprudenza della Corte costituzionale sia dall'articolo 3, primo comma, della legge n. 140 del 2003.
Ad abundantiam, la Giunta ha constatato che - all'epoca - perfino l'onorevole Previti si doveva essere convinto della stretta natura parlamentare dell'episodio, se è vero com'è vero che egli - intervistato dai cronisti sulle frasi rivoltegli - ebbe a dirsi convinto che si trattava di uno sfogo momentaneo e che l'onorevole Mancuso avrebbe superato l'amarezza (Ciò si deduce dalla frase riportata su la Repubblica del 25 aprile 2002, a pag. 9 «Cosa vuole che le risponda, gli passerà». Analoga versione dei fatti sul punto è data da il Messaggero, il 25 aprile 2002, a pag. 2). Del resto, che si trattasse di un episodio di carattere parlamentare anche secondo l'onorevole Previti risulta dal fatto che egli ha affermato (sempre su la Repubblica del 25 aprile 2002), a smentita che egli avesse nutrito un personale interesse nell'elezione del professor Vaccarella: «Io eseguo: fino all'altro giorno mi dicevano che dovevo votare Mancuso e sono venuto sempre a votare Mancuso. Adesso mi hanno detto di votare Vaccarella. Sono un deputato disciplinato: mi rimetto alle decisioni del mio gruppo». In pratica, anche l'onorevole Previti incastona l'episodio nello stretto ambito delle dinamiche parlamentari.
Conclusivamente, ed in relazione al secondo episodio, venendo alle frasi pronunciate da Filippo Mancuso in contemporanea all'esame parlamentare della cosiddetta legge Cirami, invero la Giunta non ha dovuto fare molto più che consultare gli atti parlamentari. È noto a tutti che il provvedimento era stato già esaminato nel mese di luglio 2002 dal Senato della Repubblica, sollevando un'enorme eco polemica nel paese. Quando l'esame del progetto di legge iniziò nel settembre alla Camera, il deputato Mancuso vi partecipò sia presso le Commissioni riunite I e II, sia in Assemblea, esprimendo concetti assolutamente analoghi a quelli riportati sulla stampa.
In particolare: nella seduta delle Commissioni riunite del 13 settembre 2002, il deputato Mancuso, nel dichiararsi contrario alla legge cosiddetta Cirami, ebbe a sostenere tra l'altro proprio che il Presidente del Consiglio non sarebbe stato libero psicologicamente né moralmente.
Nella seduta dell'Assemblea del 25 settembre 2002, egli affermò che sarebbe errato pensare che i «tornaconti penalistici» dell'onorevole Previti fossero solo un elemento marginale nell'iter legislativo in questione. Nella seduta del 10 ottobre 2002 egli sostenne - intervenendo più volte - che l'intero provvedimento era frutto di una condotta defensionale di una persona.
Da questi elementi - che possono essere riscontrati agevolmente dai testi che qui si ritiene utile riportare in allegato alla presente relazione - risulta l'indiscutibile connessione delle frasi contestate al deputato Mancuso e la sua funzione di membro della Camera.
In questo senso la Giunta si è determinata e per questi motivi propone, all'unanimità, che l'Assemblea deliberi nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento civile a carico di Filippo Mancuso costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni ai sensi degli articoli 68, primo comma, della Costituzione e 3, primo comma, della legge n. 140 del 2003: questo è stato il deliberato della Giunta.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palma. Ne ha facoltà.
Onorevole Filippo Mancuso, quanto dirò, lo dirò liberamente, e sia certo dell'assoluta inesistenza di quelle indebite interferenze che pure ella, senza ragione alcuna, ha ipotizzato nella interferente missiva che ha inteso inviarci.
Il 24 aprile 2002, il professor De Siervo ed il professor Vaccarella venivano eletti giudici costituzionali. Il sipario scendeva su una difficile vicenda protrattasi, forse, troppo a lungo, ma che aveva visto il centrodestra battersi compatto e convinto su quella candidatura Mancuso ferocemente avversata dal centrosinistra. Avversata, onorevole Fanfani, non come lei afferma per una semplice questione di metodo, ma perché - è inutile negarlo - l'onorevole Mancuso si era permesso, da ministro, di attivare il suo potere ispettivo nei confronti dei, per voi intoccabili, pubblici ministeri di Milano ovvero di denunciare una serie di retroscena di cui si sarebbe reso protagonista l'attuale senatore Scalfaro e perché, da deputato di Forza Italia, non aveva lesinato energie in una battaglia a tutto campo contro la politicizzazione della magistratura. Una candidatura caduta, onorevole Fanfani, non come lei afferma per un voltafaccia del centrodestra, ma solo perché, a fronte del vostro comportamento ingiusto e ritorsivo, il centrodestra ha ritenuto di aderire ai richiami istituzionali del Presidente Ciampi, certo, cedendo, ma cedendo solo per senso di responsabilità, ha ritenuto di sbloccare la situazione.
Quello stesso giorno, in Transatlantico, l'onorevole Mancuso così si rivolgeva all'onorevole Previti: «La fama di bandito che hai è del tutto meritata. Anzi, forse è perfino inferiore alla realtà» (Applausi di deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo)... Grazie!
A seguire la prospettazione difensiva dell'onorevole Mancuso, la frase non parrebbe essere coperta da insindacabilità, se è vero che lo stesso onorevole Mancuso ha dichiarato di aver apostrofato l'onorevole Previti con i termini «bandito» e «malfattore» solo in risposta ad una provocazione ingiuriosa che a suo dire questi gli avrebbe rivolto. «Avrebbe», perché in atti non vi è traccia confermativa di tale dato né voi vi siete peritati di chiedere all'onorevole Previti se l'affermazione corrispondesse o meno al vero.
In ogni caso, a tutto voler concedere, si tratterebbe soltanto di offese reciproche, tali apprezzabili dal giudice ordinario, ai sensi della scriminante specifica di cui all'articolo 599 del codice penale, di certo non rilevanti ai fini dell'insindacabilità.
Lei, però, onorevole Fanfani afferma che la questione ha uno stretto collegamento funzionale con l'attività parlamentare. Ma ne è davvero certo? C'entra qualcosa con l'attività parlamentare lo scomposto reagire per il mancato raggiungimento dell'obiettivo? Un obiettivo verso il quale ella, riportando le parole dell'onorevole Mancuso, addirittura attesta che l'aspirante nutrisse un interesse relativo. Ma, davvero, così tante votazioni per un interesse relativo? E c'entra qualcosa il fatto che l'indicazione del futuro candidato da parte del candidato uscente non abbia potuto trovare conferma nelle successive decisioni della coalizione e nella conseguente espressione di voto?
Credo che non c'entri nulla e, se non c'entra nulla, non le pare, onorevole Fanfani, che le sue conclusioni aprano le porte alla strada dell'insulto generalizzato e insindacabile (Una voce dai banchi della Margherita, DL-l'Ulivo: «Sgarbi!»), ogni qual volta qualcuno intenda dare sfogo al proprio disappunto per non aver trovato soddisfazione alle proprie variegate aspirazioni ovvero a quelle, se del caso anche nepotistiche, di cui si rende portavoce e promotore?
Nutriamo qualche perplessità e le esprimiamo con serenità, ma con serenità diciamo anche che esse, non essendo noi come voi abituati a cambiare idea a seconda dell'appartenenza ideologica dei soggetti coinvolti nelle varie vicende, non ci indurranno a dare corso a precedenti che potrebbero in futuro essere oggetto di facili strumentalizzazioni.
Il successivo 14 settembre 2002, sul quotidiano la Repubblica veniva riportata la seguente frase dell'onorevole Mancuso: «Rispetto al vero destinatario e beneficiario di questa norma, l'onorevole Previti, il Presidente Berlusconi non è psicologicamente e moralmente libero: questo è il dramma del paese».
La frase è speculare a quanto affermato dall'onorevole Mancuso in sede parlamentare il precedente giorno 13 e, per l'effetto, è coperta da insindacabilità.
Evidentemente, non ho alcuna intenzione di ripercorrere il merito della vicenda, la quale pur traeva origine da un'ordinanza delle sezioni unite penali della Cassazione, né tantomeno, soffermandomici, ho intenzione di rendermi megafono di un'accusa di ricattabilità tanto generica quanto infondata ed ingiusta. Mi limito soltanto a chiederle, onorevole Mancuso: ma davvero lei pensa che se vi fosse stata tanta cogenza non saremmo stati in grado, pure in quella che lei ritiene essere la nostra povertà giuridica, di costruire la norma in termini assolutamente idonei al raggiungimento dell'obiettivo che lei prospetta? Perché nel suo intervento di allora ritenne di affermare che avrebbe detto le stesse cose anche se avesse fatto parte ancora del gruppo di Forza Italia? Qualcuno poteva dubitare della genuinità del suo dire o ne dubitava lei per primo?
Comunque sia, i fatti individuano le coerenze personali, travolgono i proclami e li dissolvono nel ricordo delle azioni. Lei ricorderà, come ricordiamo tutti noi, con quanta tranquillità ha votato favorevolmente alla legge di riforma del diritto societario o a quella sulle rogatorie o con quanta forza, nella seduta del 19 settembre 2001, ha sostenuto in Commissione la costituzionalità della legge sulle rogatorie.
Sulla legge Cirami pensi quello che vuole. Noi continuiamo a credere che tale legge, come le altre, servisse ad un recupero delle garanzie, un recupero necessario perché, come da lei testualmente affermato il 13 settembre: la sinistra ha abusato del suo potere; la magistratura ad essa ispirata ha conculcato in molti casi la regolarità dei processi e la libertà delle persone.
Noi di Forza Italia siamo qui e del nostro gruppo fa parte anche quell'onorevole Previti, chissà perché da lei solo di recente apostrofato come bandito e malfattore che, a nome di Forza Italia, si alzò nell'aula del Senato ed intervenne in suo favore quando la sinistra promosse ed ottenne la sfiducia individuale nei suoi confronti. Lei ci appare circondato da chi l'ha sempre contestata, da chi lei ha sempre combattuto. Ciò, per l'affetto che le portiamo, è per noi motivo di grande amarezza, specie quando, ogni volta che la applaudono, vediamo il loro volto illuminarsi di quel sorriso che denuncia la strumentalità e la falsità dei loro stessi applausi (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega nord Padania e di deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Noi voteremo per l'insindacabilità, anche quelli tra noi, invero molti, che sono convinti che lei, al nostro posto, non farebbe altrettanto (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega nord Padania e di deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Vorrei, inoltre, ricordare all'onorevole Palma, che ha votato insistentemente, credo per una decina di volte negli ultimi due mesi, per affermare l'insindacabilità ad esempio delle opinioni espresse dal collega Sgarbi... (Commenti dei deputati Bruno, Palma e Zanettin) - e molte volte ho votato anch'io per il collega Sgarbi -, che queste sue riflessioni e ragionamenti francamente mal si conciliano con tali affermazioni di insindacabilità. Noi, invece, voteremo convintamente e serenamente per difendere, questa volta pienamente, il principio sancito dalla Costituzione, perché in questo caso le affermazioni dell'onorevole Mancuso sono state fatte certamente nell'esercizio delle sue funzioni.
Prego, onorevole Fanfani.
Egli erra. Io ho parlato solo riferendo il pensiero della Giunta e non il mio pensiero, com'è dovere di ogni relatore. La Giunta, all'unanimità, Forza Italia compresa - presente con l'onorevole Giuseppe Lezza -, ha deliberato l'insindacabilità, condividendo la relazione ed io ho pertanto il dovere di riferire il pensiero della Giunta.
L'onorevole Palma si riferisca, quindi, non a me, ma a tutta la Giunta come organo collegiale, perché solo così sarà corretto personalmente nei miei confronti ed userà un linguaggio giuridico altrettanto pertinente (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo).
Diversamente, noi abbiamo una difficoltà enorme a portare avanti i nostri lavori per questioni, anche importantissime ma poste incidentalmente, che sconvolgono il nostro ordine del giorno. Ho colto l'occasione del suo intervento, onorevole Fanfani - ma certamente non è indirizzato a lei, ma a tutti -, proprio per dire che lunedì mattina indirizzerò questa circolare, che naturalmente ho elaborato sulla base anche dei precedenti dei miei predecessori.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
Parlerò brevissimamente e il più pacatamente possibile. Il collega Mancuso, come voi sapete, oltre che essere - e credo che questo lo pensino tutti, anche il collega Nitto Palma - un autorevolissimo esponente di questa Assemblea, da un certo tempo fa parte del gruppo misto, che ho l'onore di presiedere.
Da quando l'onorevole Mancuso fa parte del gruppo misto, onorevole Nitto Palma - è l'unica considerazione politica che introduco solo a chiarimento per l'Assemblea -, il collega Mancuso non mi risulta che abbia cambiato l'appartenenza politica. Nel gruppo misto è, a tutti gli effetti, considerato un deputato del centrodestra, in base ai criteri che si adottano in quest'aula, cioè in base a come uno vota sulle questioni di fiducia.
Quindi, ritengo che da questo punto di vista, da parte degli esponenti del centrodestra, anche nel legittimo dissenso, ci dovrebbe essere il massimo rispetto per la coerenza politica.
Dell'intervento svolto dall'onorevole Nitto Palma ho apprezzato la conclusione che, devo dire, fa onore a lui e al suo gruppo. Il collega Nitto Palma, dopo aver svolto considerazioni che ritengo improprie in quest'aula e in questa circostanza, ha tuttavia affermato che il suo gruppo avrebbe espresso un voto favorevole all'insindacabilità. Ciò, onorevole Palma, fa onore a lei e al suo gruppo e ne prendo atto positivamente.
Tuttavia, signor Presidente, non possiamo cogliere l'occasione di un dibattito parlamentare sull'insindacabilità per tali interventi; dibattito nel quale, perfino impropriamente, ciascuno di noi interviene a nome del proprio gruppo, in quanto - come il collega Saponara mi insegnerebbe - siamo chiamati uti singuli ad esprimere il nostro giudizio. Infatti, esprimiamo un giudizio non in senso tecnico-giudiziario, ma che comunque ci interpella come singoli rispetto al fatto se sia applicabile o meno il principio dell'insindacabilità in forza del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.
La ricostruzione svolta dal collega Nitto Palma sembra una sorta di ritorsione politica, per fortuna senza conseguenze giuridiche. Ma, onorevole Nitto Palma, non fa onore a lei e al suo gruppo usare questa occasione, anche se la conclusione è stata condivisibile.
L'errore clamoroso l'ha commesso l'onorevole Previti in quanto, se si ha uno scontro politico, non ci si rivolge al giudice con un atto di citazione civile nei confronti di un collega o ex collega di gruppo (in quel momento, addirittura, forse ancora collega di gruppo).
L'errore clamoroso è stato quello di tramutare in un tale atto la libertà del confronto politico duro ed aspro, tanto aspro che io non ho condiviso Bondi, Nitto Palma non condivide Mancuso e chiunque può non condividere quanto affermato da un altro. Tuttavia, è un errore tramutare lo scontro politico in un atto giudiziario: questo è un errore clamoroso (Vivi commenti del deputato Elio Vito)!
Dunque, ha fatto bene il collega Nitto Palma ad affermare che, nonostante le diversità politiche, il suo gruppo avrebbe espresso un voto favorevole all'insindacabilità. Di ciò - ripeto - prendo atto con soddisfazione, perché quest'ultimo gesto è intelligente e coraggioso, mentre tutte le premesse - a mio avviso - si possono anche discutere, ma non è questa la sede per farlo (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Ulivo e Misto-UDEUR-Popolari per l'Europa).
Anche in questo caso, è necessario che tutti si rendano conto - si tratta di un dossier interessante, se ritenete lo invierò ai gruppi - che non si può chiedere al Presidente di censurare una parte - non è il caso suo, collega, non sto rispondendo a lei - quando poi le stesse cose vengono dette dalla parte opposta.
Anche in questo caso, dunque, o tutti i gruppi fanno uno sforzo di autocontrollo, in primo luogo quando parlano i propri rappresentanti, e in tal caso si possono aspettare una censura nei confronti della parte opposta, oppure mi riesce difficile intervenire quando sono state tollerate molte volte espressioni non convenienti pronunciate da chi chiede tale censura. Dico questo perché è importante usare lo stesso metro in situazioni diverse.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sgarbi. Ne ha facoltà (Commenti). Onorevoli colleghi, anche l'onorevole Sgarbi ha diritto di parlare, non ha minori diritti degli altri!
Si tratta di una questione che è contemporaneamente molto delicata sul piano personale e assolutamente di principio e di idee, mai come questa volta. Pertanto, non si può non condividere quello che dice l'onorevole Nitto Palma, rispetto all'ossequio che oggi viene manifestato da parte della sinistra talvolta nei miei confronti, molto più spesso nei confronti dell'onorevole Filippo Mancuso, che è stato il simbolo di una visione della giustizia opposta rispetto a quella della sinistra, quando era non nel Governo Berlusconi, ma nel Governo Dini, al punto che, caso unico, è stato costretto, abbandonato dai suoi e dallo stesso Dini, a subire l'approvazione di una mozione di sfiducia individuale nei suoi confronti.
Si tratta di un caso storico, in cui ha avuto l'appoggio di quella parte della quale oggi non è più un rappresentante, ma alla quale, sembra dire Boato, è politicamente ancora vicino e che si trova in una situazione di conflitto derivante dall'esigenza di difendere un membro del proprio gruppo, Previti, rispetto ad un simbolo. La verità, infatti, è che Mancuso è un simbolo di idee, mentre Previti è un esponente politico che ha alcuni processi su cui si è determinata una guerra che non riguarda i valori e le idee, ma i processi stessi.
Non si può, mi rivolgo a Forza Italia, scambiare chi ha valori ideali alti con difese corporative dei membri del proprio gruppo. È questo il limite vero: non si può perdere Mancuso, non si può abbandonare Mancuso in una grande battaglia, perché Mancuso è un simbolo, che la sinistra oggi accoglie perché la destra lo ha incoscientemente perduto e voluto perdere (Commenti del deputato Saponara - Applausi del deputato Landi di Chiavenna)! È questo il vero problema, onorevole Nitto Palma! Perdere Mancuso significa perdere valori e ideali!
La questione di Previti è una questione importante relativa a un conflitto tra magistratura e politica, ma Previti non rappresenta un valore ideale (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta della Giunta di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento di cui al Doc. IV-quater n. 92, concernono opinioni espresse dal deputato Filippo Mancuso nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 437
Votanti 430
Astenuti 7
Maggioranza 216
Hanno votato sì 428
Hanno votato no 2).
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