Doc. IV-quater, n. 78





Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità concernente il deputato Vittorio SGARBI con riferimento a un procedimento civile pendente nei suoi confronti presso la corte d'appello di Bologna originato da un atto di citazione depositato dalla dottoressa Ilda Boccassini.
In particolare il deputato Sgarbi è stato citato per alcune affermazioni rese nel corso della trasmissione «Sgarbi quotidiani», nella puntata del 16 febbraio 1999. Per come risulta dall'atto di citazione, il deputato Sgarbi, tra l'altro, in riferimento alle intercettazioni ambientali effettuate in Roma presso il bar «Mandara» in relazione alle indagini che diedero origine al processo a carico di alcuni magistrati romani, ha affermato: «...rotta la macchina per intercettare, un poliziotto trascrive velocemente quello che sente di tre o quattro persone che parlano e deve trascrivere le voci di tutti. Quel documento scritto su carta igienica, su - Kleenex -, viene fatto passare da una magistrata, di cui non diciamo il nome perché non vogliamo che poi pensi che ci occupiamo troppo di lei, bella, miss Italia, probabilmente per il futuro già Premio Viareggio, grazie al nostro amico Cesare Garboli. Una grande scrittrice, una donna meravigliosa rossa con tailleurs gialli, la quale, magistrato, fa passare come intercettazione ambientale una trascrizione sulla carta da cesso! D'altra parte è abituata, perché voi sapete che il pentito non può mentire, il magistrato sì». Ed ancora sempre riferendosi alla dottoressa Bocassini (almeno nella prospettazione di quest'ultima): «bè, l'intercettazione è arcaica, usiamo la stenografia del maresciallo, che sicuramente è più precisa, è più nitida; perché a cosa vuoi che serva la registrazione, la videocamera? Strumenti tecnologici, possono essere imperfetti... Quindi meglio il maresciallo.. che non la registrazione che riprende la voce vera che non una macchina. Cos'è una macchina? Una macchina è troppo precisa troppo perfetta». Continuando poi con una postilla: «allora, da una parte abbiamo il capo Borrelli che mente al Parlamento, dall'altra parte la signorina in tailleur giallo che, oltre ad avere un figlio che va in discoteca e ha poi una serie di - come dire - scontri, e quando la polizia lo prende, la mamma chiama per dire - ma è il mio figlioletto, dovete liberarlo perché è figlio mio - neanche Gava, neanche Gava aveva questo rapporto così, perché naturalmente Gava era un politico. Ma se queste cose le fanno con decine di uomini di scorta, chiamando la polizia perché salvaguardi il povero figlio preso dopo una rissa, se le registrazioni vengono fatte dal carabiniere a mano e non dalle macchine e vengono fatte passare per registrazioni, se il capo mente, tutto questo è normale, perché un magistrato può fare quello che vuole, mica è un politico». Per tali affermazioni il deputato Sgarbi è stato citato in giudizio da Ilda Boccassini e condannato in primo grado a 34 milioni di lire a titolo di riparazione del danno.
La Giunta, ha esaminato la questione nella seduta del 19 giugno 2003.
Le affermazioni del deputato Sgarbi sono parse inserirsi nel contesto della perdurante polemica politica nel nostro Paese inerente al modo di procedere della magistratura e in particolare nella forte critica politica manifestata dal deputato Sgarbi nei confronti dell'operato di taluni magistrati, critica che in molte precedenti occasioni l'Assemblea ha ritenuto insindacabili ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione (si vedano per esempio tra i più recenti - i doc. IV-quater nn. 155, 157, 161, 162, 168 e 170 della XIII legislatura. V. anche quanto esposto nel doc. IV-quater n. 48 della XIV legislatura). Nè è discutibile che l'argomento dei processi penali avviatisi a iniziativa della procura della Repubblica di Milano sia stato (e sia in parte ancora oggi) di larghissimo richiamo sugli organi di informazione.
Per tali motivi, a maggioranza, la Giunta ha deliberato nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Vincenzo FRAGALÀ, relatore


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