Onorevoli Colleghi! - A nome dei componenti della Giunta risultati in minoranza nella seduta del 22 gennaio 2003, riferisco su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità concernente il deputato Vittorio SGARBI con riferimento ad un procedimento civile pendente nei suoi confronti presso la corte d'appello di Roma originato da un atto di citazione depositato dalla dottoressa Ilda Boccassini.
In particolare il deputato Sgarbi è stato citato per alcune affermazioni rese nel corso della trasmissione Sgarbi quotidiani, nella puntata del 2 gennaio 1998. Per come risulta sia dalla trascrizione della trasmissione che dall'atto di citazione, il deputato Sgarbi, tra l'altro, ha affermato: «...dalle vicende Boccassini dipende anche la morte di uno dei magistrati più seri d'Italia, Michele Coiro. Michele Coiro, è stato ucciso. È stato cacciato, il CSM ha stabilito che non poteva essere più procuratore capo e quindi lui ha prontamente scelto di andare al ministero e poi è morto. Morto di crepacuore. Questa è conseguenza di un'azione iniqua di cui la Boccassini potrebbe essere perseguita non soltanto per abuso, ma anche come stimolatrice di una conseguenza tragica, come chi tenendo in carcere taluno lo induce al suicidio, fra chi porta un tale male nel cuore di un uomo, con la volontà di inquisire e opprimere un potere che è quello simboleggiato dalla procura di Roma che in quel caso il procuratore era Coiro e contro di lui andava l'azione di principi che partiva da Milano...».
La Giunta, che ha avuto la questione all'ordine del giorno fin dal settembre 2002, è pervenuta al suo esame nella seduta del 22 gennaio 2003, durante la quale i componenti hanno preso atto dell'intervenuta condanna di primo grado emanata dal tribunale di Roma, con sentenza del 4-28 maggio 2001. La clausola di provvisoria esecuzione di questa pronuncia è stata peraltro sospesa dalla corte d'appello.
Occorre precisare che nella trasmissione in questione il deputato Sgarbi ebbe nella sostanza ad attribuire alla dottoressa Ilda Boccassini la responsabilità della patologia cardiaca che colpì Michele Coiro, prima procuratore della Repubblica presso il tribunale di Roma e poi direttore generale dell'amministrazione penitenziaria, e che poi lo portò alla morte.
Invero, dalle cronache del 1998 si evince che il dottor Coiro si sentiva oggetto di una persecuzione politico-giudiziaria e che il fatto per cui egli era rimasto coinvolto in un'inchiesta condotta dalla procura della Repubblica di Milano era falso. È noto infatti che il dottor Coiro aveva aperto un'inchiesta sulle modalità con cui erano state disposte delle intercettazioni ambientali in un esercizio pubblico romano e dalle quali era emerso il ruolo di taluni magistrati in fatti oggetto di un'altra indagine condotta dagli uffici giudiziari milanesi. Egli aveva anche interloquito con il dottor Francesco Greco - sostituto a Milano - sulla circostanza. Era stato per tali motivi ingiustamente ritenuto persona sensibile alle istanze degli indagati e quindi era stata avanzata l'ipotesi di un suo trasferimento per incompatibilità ambientale. Tale provvedimento non fu mai assunto perché intervenne la sua chiamata al ministero della giustizia. Il tempo si è rivelato galantuomo con il dottor Coiro giacché l'episodio su cui egli aveva disposto un'indagine si è rivelato effettivamente come una frode processuale.
Il nesso funzionale delle dichiarazioni rese dal deputato Sgarbi con la sua attività parlamentare emerge dalla vasta risonanza che la morte del dottor Coiro ebbe nei commenti politici e nei messaggi di cordoglio espressi dalle più alte cariche dello Stato.
Le affermazioni del deputato Sgarbi sono dunque parse a chi scrive inserirsi nel contesto della perdurante polemica politica nel nostro Paese inerente al modo di procedere della magistratura e in particolare nella forte critica politica manifestata dal deputato Sgarbi nei confronti dell'operato di taluni magistrati, critica che in molte precedenti occasioni l'Assemblea ha ritenuto insindacabile ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione (si vedano per esempio - tra i più recenti - i DOC. IV-quater nn. 155, 157, 161, 162, 168 e 170 della XIII legislatura).
Per tali motivi, invito l'Assemblea a respingere la proposta della Giunta e a deliberare nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.
Vincenzo Fragalà, relatore per la minoranza
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