Doc. IV-quater, n. 50





Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità concernente il Presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, in qualità di deputato, con riferimento a due procedimenti civili riuniti pendenti nei suoi confronti presso la corte d'appello di Roma. Il processo trae origine da due analoghi atti di citazione depositati, rispettivamente, da Valter Veltroni, deputato e segretario nazionale dei Democratici di sinistra ai momento dei fatti, e da Pietro Folena, deputato nella XIII come nella XIV legislatura. Gli atti concernono dichiarazioni rese da Silvio Berlusconi nel corso della trasmissione Radio anch'io andata in onda il 30 novembre 1999. In tale occasione, per come gli vengono attribuite nell'atto di citazione, egli, ebbe ad affermare: «noi attacchiamo singoli, attacchiamo pochi giudici che si sono fatti braccio armato della sinistra per spianare alla sinistra la conquista del potere.» «Questa sinistra... continua a sostenere questa parte della magistratura». «Le dichiarazioni di Veltroni e Folena hanno dimostrato che c'è una collusione diretta e precisa». Alla domanda del conduttore - Andrea Vianello - «quando dice collusione cosa intende, che quei nomi che ha fatto sono i cosiddetti mandanti, come ha detto qualcuno?», Berlusconi rispondeva: «ma credo che sia di una evidenza solare!» Nel corso dell'intervista, a ridosso delle frasi appena riportate, il dott. Berlusconi dichiarava tra l'altro: «chi sono i beneficiari dell'azione politica dei giudici politicizzati ...? Bene... chi riscuote i dividendi di questa loro azione politica ...? Oltre tutto le dichiarazioni di Veltroni e Folena costituiscono un vero manuale pratico della scuola comunista, quella di far fuori con tutti i mezzi l'avversario politico». Berlusconi inoltre affermava: «i magistrati a cui mi riferisco io ... hanno un passato che parla per loro, continuano a fare dichiarazioni esplicite». «È arrivata Forza Italia, è arrivato Berlusconi, questo non è stato possibile e allora ecco che gli stessi magistrati sono ridiscesi in campo aprendo un'offensiva senza precedenti nella storia della Repubblica contro il leader di Forza Italia, con dei numeri che sono agghiaccianti soltanto a raccontarli ... aprendo un'offensiva tesa all'eliminazione, a far fuori dalla scena politica anche questo ostacolo».
Il tribunale civile di Roma ha riunito le cause (iscritte ai numeri 15333 e 15334 del 2000 RG) e le ha decise in esito all'udienza del 26 febbraio 2001, riconoscendo la sussistenza del fatto illecito e condannando l'onorevole Berlusconi al risarcimento del danno da liquidarsi in separata sede. Pende attualmente il giudizio d'appello.
La Giunta ha esaminato la questione nella seduta del 18 dicembre 2002.
Nel corso dell'esame è emerso che le frasi di cui l'onorevole Berlusconi è chiamato a rispondere attengono a un ambito squisitamente politico-parlamentare. Ciò è evidente per le ragioni che la Giunta ha già unanimemente riconosciuto nella relazione doc. IV-quater, n. 7, che l'Assemblea ha approvato nella seduta del 17 aprile 2002 (si ritiene pertanto utile allegare alla presente relazione il testo del citato documento). In particolare, è chiaro che l'onorevole Veltroni è stato chiamato in causa in quanto leader dei Democratici di sinistra, principale responsabile delle politiche di quel partito nei settori più importanti e delicati della vita nazionale (tra i quali rientra sicuramente la questione della giustizia) e quale beneficiario ultimo di quella che è sembrata all'onorevole Berlusconi, una gestione assai poco equilibrata della giustizia e in ordine alla quale, da diversi anni, nel Paese è in atto una polemica politico-parlamentare tanto ampia e aspra quanto nota all'opinione pubblica.
Analogamente, si deve osservare che l'onorevole Folena non era chiamato in causa uti singulus bensì in quanto responsabile delle questioni della giustizia del partito dei Democratici di sinistra. Sicché appare evidente che la critica a lui rivolta atteneva ai contenuti della strategia di un partito contrapposto a quello diretto dall'onorevole Berlusconi.
Tutti questi elementi hanno indotto la maggioranza della Giunta a ritenere sicuramente configurabile il nesso funzionale tra le dichiarazioni espresse e il ruolo di deputato ricoperto al momento dei fatti dall'onorevole Berlusconi, il quale ha inteso intervenire in qualità di leader di Forza Italia e dell'opposizione parlamentare su un argomento che non solo era ed è di massima rilevanza nazionale, ma investiva direttamente la sua persona e il suo partito. Si pensi, al riguardo, alle domande di autorizzazione a eseguire misure cautelari restrittive indirizzate dalla magistratura alla Camera con riferimento alla posizione degli onorevoli Previti, Giudice e Dell'Utri, tutti appartenenti al gruppo di Forza Italia presso la Camera dei deputati. A ulteriore testimonianza del nesso con le funzioni parlamentari delle dichiarazioni rese dall'onorevole Berlusconi stanno numerosi atti di sindacato ispettivo della scorsa legislatura cui si fa riferimento, oltre che nel citato doc. IV-quater, n. 7, anche nei docc. IV-quater, nn. 10 e 36 di questa legislatura.
In seno alla Giunta è maturata, quindi, la convinzione che le dichiarazioni dell'onorevole Berlusconi debbano essere ricollegate al suo ruolo di capo dell'opposizione politica e parlamentare e dunque rientrare nell'ambito di applicazione dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Per questo, la Giunta stessa, a maggioranza, ha deciso di proporre all'Assemblea di deliberare nel senso che i fatti oggetto di entrambi i procedimenti riuniti concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Sergio COLA, relatore


Allegato

TESTO DEL DOC. IV-QUATER N. 7 DISCUSSO E APPROVATO DALL'ASSEMBLEA DELLA CAMERA IL 17 APRILE 2002.

La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità concernente il Presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, in qualità di deputato, con riferimento ad un procedimento penale pendente nei suoi confronti presso il tribunale di Roma in seguito ad una querela sporta da Carlo Caracciolo di Castagneto, presidente del consiglio di amministrazione del gruppo editoriale L'Espresso. Il capo di imputazione reca: «imputato del reato di cui agli articoli 595 del codice penale, 13 e 21 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 e 30 della legge 6 agosto 1990, n. 223 per avere rilasciato nel corso della trasmissione «Radio anch'io» andata in onda il 30 novembre 1999, dichiarazioni che qui si devono intendere integralmente riportate, con le quali si offendeva, anche mediante l'attribuzione di fatti determinati, la reputazione di Carlo Caracciolo di Castagneto, in proprio e nella qualità di presidente del consiglio di amministrazione del gruppo editoriale L'Espresso spa di cui fa parte il quotidiano La Repubblica, affermando tra l'altro: «dispiace che naturalmente tutti i giornali che hanno barattato, parlo esplicitamente della Repubblica, che anche oggi continua a intervenire modificando le cose, che hanno barattato l'impunità del loro editore offrendosi a questo partito dei giudici, dei giudici giacobini, come la gazzetta giustizialista che ha sempre sostenuto le loro posizioni, continuino a non raccontare ciò che gli italiani, invece che sono saggi, sanno».
Per tali affermazioni, l'onorevole Berlusconi è stato querelato e ne è stato richiesto il rinvio a giudizio. Occorre fin da subito osservare che il giudice per le indagini preliminari di Roma non ha accolto la richiesta del pubblico ministero, pronunciando l'11 aprile 2001 il non luogo a procedere.
Secondo il GIP occorre muovere dalle seguenti premesse:
«a) Silvio Berlusconi, il 30 novembre 1999, intervenne alla trasmissione «Radio anch'io: l'attualità in diretta con gli ascoltatori» in quanto capo dell'opposizione in Parlamento;
b) Silvio Berlusconi venne di fatto sollecitato a interloquire sul contenuto della nota, diffusa alle ore 22 del 28 novembre 1999, con la quale il Presidente della Repubblica ribadiva che «l'operato della magistratura come quello di ogni altro potere dello Stato è aperto alle valutazioni e alle critiche, ma le critiche non devono tradursi in lesioni dei valori essenziali e costituzionalmente protetti dell'autonomia e dell'indipendenza della funzione giudiziaria»: la lettura di questa proposizione, contenuta nella nota presidenziale, da parte del conduttore della trasmissione, dottor Vianello, precedette l'intervista;
c) sempre prima di dare inizio all'intervista, il conduttore della trasmissione diede lettura di una dichiarazione rilasciata dal Berlusconi il 26 novembre 1999, nella quale il parlamentare, in chiusura di un'accesa campagna elettorale denunciava «l'uso politico della giustizia da parte di un ristretto gruppo di magistrati», individuando in questo «un cancro che si deve rimuovere dal corpo della democrazia per preservare la libertà del nostro Paese».
Secondo il magistrato, date queste premesse, è evidente il senso squisitamente politico della presenza dell'onorevole Berlusconi nella trasmissione radiofonica in questione.
Inoltre secondo la pronuncia del GIP, le dichiarazioni ivi rese devono considerarsi sostanzialmente la proiezione nel campo della comunicazione di prese di posizione espresse in sedi parlamentari proprie. A tal proposito sono apparsi significativi alcuni atti di sindacato ispettivo. In particolare si veda l'interrogazione a risposta scritta n. 4-05806 della XIII legislatura a firma dell'onorevole Michele Saponara, presentata il 3 dicembre 1996, nella quale veniva affermata la tesi dell'uso politico della giustizia da parte di alcuni magistrati della pubblica accusa, tesi ad avvalorare la quale l'atto ispettivo riportava l'esempio della scelta dei tempi in cui notificare agli indagati gli avvisi di garanzia. A tale ultimo riguardo l'onorevole Saponara ricordava proprio l'episodio della notifica all'onorevole Berlusconi dell'invito a comparire, effettuata nel novembre 1994 in modo da ottenere il massimo clamore sui mass-media. Destinatari di una simile tempistica, secondo l'interrogante appartenente al gruppo di Forza Italia, sarebbero stati anche altri uomini politici i provvedimenti nei confronti dei quali furono eseguiti sotto i riflettori della cronaca.
In un altro atto di sindacato ispettivo (l'interpellanza n. 2-01335) l'onorevole Maiolo, anch'ella appartenente al gruppo di Forza Italia, poneva l'ulteriore tema della pretesa compiacenza di taluni quotidiani, tra cui la Repubblica, a ospitare interventi di magistrati il cui operato, secondo la tesi avanzata, poteva dirsi politicamente connotato.
Pur in presenza di questa pronuncia del GIP l'esame della Camera è stato sollecitato poiché la procura della Repubblica presso il tribunale di Roma l'ha impugnata e il procedimento pertanto pende innanzi alla corte d'appello.
La Giunta ha esaminato la questione nella seduta del 19 marzo 2002.
Nel corso dell'esame è emerso come il ragionamento del giudice per le indagini preliminari sia del tutto condivisibile e che quindi - anche alla luce di ulteriori atti di sindacato ispettivo citati nel provvedimento del magistrato - le parole attribuite all'onorevole Berlusconi rientrano nel contesto di polemica politica assai accesa, involgente i temi del rapporto tra politica e magistratura, da sempre terreno di dibattito politico-parlamentare e di aspra contrapposizione tra esponenti dei partiti.
In seno alla Giunta è maturata, quindi, la convinzione che l'intervista dell'onorevole Berlusconi debba essere ricollegata al suo ruolo di capo dell'opposizione politica e parlamentare.
Quanto esposto, dunque, sembra costituire espressione di un diritto di critica di un membro della Camera in ordine a questioni di indubbio rilievo pubblico, nel quadro di quelle attività che possono senz'altro definirsi prodromiche e conseguenti agli atti tipici del mandato. Per questo, la Giunta stessa, all'unanimità, propone all'Assemblea di deliberare nel senso che i fatti oggetto del procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Aurelio GIRONDA VERALDI, relatore.


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