Doc. IV-quater, n. 48





Onorevoli Colleghi! - 1. Premessa. La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità concernente il deputato Vittorio SGARBI con riferimento ad un procedimento civile pendente nei suoi confronti dal tribunale di Ferrara in seguito a una citazione della dottoressa Ilda Boccassini e attualmente in fase d'appello.
Il procedimento trae origine dalla puntata della trasmissione «Sgarbi quotidiani» del 27 marzo 1998.
In occasione della citata trasmissione televisiva, l'onorevole Sgarbi ebbe a pronunciare tra l'altro le seguenti frasi: «La puntata di oggi è sul procuratore generale Mele, oggi difendo il procuratore generale Mele, perché? Perché lo conosco. Lo conosco e mi pare meglio di gran parte di quelli che lo stanno inquisendo, se non di tutti. [...] posso dare i voti? Tutti sufficienti. Perché il mio conteggio dà l'insufficienza - come ho fatto così - dall'uno al nove (quella è l'insufficienza), dal dieci all'infinito tutti sufficienti [...] do alla Boccassini nove e mezzo e a Colombo nove e mezzo, a Mele 329, rispetto a loro. Questo è il mio punteggio. Sono magistrati. Se io fossi al concorso darei questo punteggio. Tutti positivi, tutti promossi, però uno con nove e mezzo [...] sentite questo passaggio: quando ci fu la prima domanda di Mele per diventare procuratore generale, incredibilmente, il CSM con un'azione irrituale, ascoltò Ilda Boccassini e ascoltò Gherardo Colombo. Essendo che loro erano i magistrati milanesi buoni, belli e bravi e Mele per loro un nemico cioè uno che aveva fatto le cose che a loro non sembravano giuste [...] la loro dichiarazione al CSM fece sì che Mele non fosse nominato. Allora, guardate bene: la Boccassini e Colombo bloccano la strada a Mele, ma la Boccassini con chi aveva lavorato negli anni scorsi? Con Cardella, amica di Cardella. È Cardella oggi che apre l'inchiesta su Mele [...] capite perché mi tocca difendere Mele? Perché non mi piacciono queste azioni [...] togliere quelli che non sono della stessa razza, che non sono dello stesso gruppo, della stessa casta, cioè prendere quelli del 396, 125, 220 per sostituirli con quelli del nove e mezzo! Questa è la logica». A seguito di queste dichiarazioni e di altre cui si fa riferimento nell'atto di citazione il dottor Colombo, sentitosi diffamato ha - per l'appunto - intrapreso un'azione civile contro il deputato Sgarbi.
La maggioranza dei componenti la Giunta espressisi sul punto ha ritenuto validi gli argomenti addotti nel DOC. IV-quater n. 146 della XIII legislatura e nei DOCC. IV-quater nn. 4 e 46 della XIV legislatura. È chiaro infatti che il tema toccato dal deputato richiedente è quello della giustizia e dell'attività dei magistrati, argomento oggetto di perdurante polemica politica e di dibattito parlamentare. Nel rilasciare le dichiarazioni in questione il deputato Sgarbi ha pertanto esercitato il suo legittimo diritto di critica politica.
Per il complesso delle esposte ragioni la Giunta, a maggioranza, propone all'Assemblea di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Vincenzo FRAGALÀ, relatore.


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