Doc. IV-quater, n. 36





Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità concernente il Presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, in qualità di deputato, con riferimento ad un procedimento penale pendente nei suoi confronti presso il tribunale di Roma (proc. n. 10427/99 RGNR) in seguito ad una querela sporta dai magistrati addetti alla procura della Repubblica di Palermo (dottori Caselli, Lo Forte, Gozzo, Ingroia, Terranova, Sava e De Giglio).
Il procedimento trae origine da dichiarazioni rese al Messaggero e pubblicate su tale testata il 10 marzo 1999 in un articolo dal titolo: Berlusconi: lo difenderemo, è una persona mite e buona, a firma di Marco Conti; il sottotitolo recitava: Il leader di Forza Italia duro: caso Dell'Utri e candidatura Paciotti, torna la sinistra giustizialista.
In tale articolo, in relazione alla vicenda della richiesta di arresto nei confronti di Marcello Dell'Utri, all'epoca deputato, richiesta poi respinta dall'Assemblea della Camera il 13 aprile 1999, all'onorevole Silvio Berlusconi vengono attribuite le seguenti frasi: È una provocazione, un teorema, siamo in campagna elettorale ed anche altre volte sono state avanzate delle procedure che hanno interferito pesantemente... è un metodo ricorrente che fa parte di una certa cultura, è un metodo di far politica».
La Giunta ha esaminato la questione nella seduta del 29 maggio 2002.
Nel corso dell'esame si è reso evidente che la vicenda oggetto del procedimento per cui è stata avanzata richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità è analoga a quella di cui al doc. IV-quater, n. 10, relazione predisposta per l'Assemblea in esito alla seduta del 16 ottobre 2001. I componenti intervenuti sul punto hanno pertanto ritenuto di potersi rifare alle motivazioni - valide anche in questo caso - espresse in tale documento che è stato approvato dall'Assemblea della Camera il 18 ottobre 2001. Si ritiene pertanto utile allegare alla presente relazione il testo del doc. IV-quater, n. 10.
La Giunta, all'unanimità, propone all'Assemblea di deliberare nel senso che i fatti oggetto del procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Sergio COLA, relatore.


ALLEGATO

Testo del doc. IV-quater n. 10 discusso e approvato nella seduta dell'Assemblea del 18 ottobre 2001.

Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità concernente l'onorevole Silvio Berlusconi, in qualità di deputato, con riferimento ad un procedimento penale pendente nei suoi confronti presso il tribunale di Milano in seguito ad una querela sporta dai magistrati addetti alla procura della Repubblica di Palermo (dottori Caselli, Lo Forte, Gozzo, Ingroia, Terranova, Sava e De Giglio).
Il procedimento trae origine da dichiarazioni rese al «Corriere della Sera» e pubblicate su tale testata il 10 marzo 1999 in un articolo dal titolo: «Berlusconi: i Ds usano i magistrati a fini politici», a firma di Gianna Fregonara.
In tale articolo, in relazione alla vicenda della richiesta di arresto nei confronti di Marcello Dell'Utri, all'epoca deputato, richiesta poi respinta dall'Assemblea della Camera il 13 aprile 1999, all'onorevole Silvio Berlusconi vengono attribuite le seguenti frasi: «Credo che si sia comportato da libero cittadino, essendo stato toccato nel vivo da accuse che si basano su affermazioni di personaggi che sono in libertà e che soltanto in Italia godono di una situazione anomala per uno Stato di diritto. [...] Comunque reagiremo a questa provocazione che non possiamo accettare e non è possibile in uno Stato di diritto. [...] Il cancro della nostra democrazia è l'uso della giustizia a fini politici [...] il PCI-PDS-DS candida l'ex presidente dell'Associazione magistrati Elena Paciotti alle elezioni europee, dimostrando che c'è un rapporto organico con una parte della magistratura. [...] Del caso Dell'Utri discuteremo in Parlamento per trarre un insegnamento e provvedimenti più generali sulla situazione della giustizia in Italia. [...] Non so se è una casualità la richiesta di arresto per Dell'Utri proprio ora. Siamo in campagna elettorale e normalmente anche nelle altre sono state sempre avanzate procedure e notizie che hanno interferito pesantemente. [C'è un] macigno sulla strada della democrazia che sono i casi Paciotti e Dell'Utri.»
Per tali affermazioni, l'onorevole Berlusconi è stato querelato dai predetti magistrati e ne è stato richiesto il rinvio a giudizio al giudice per le indagini preliminari di Milano. Deve, peraltro, essere evidenziato che il capo d'imputazione è formulato in maniera non del tutto ortodossa. Infatti, l'imputazione è mossa in un unico capo all'onorevole Berlusconi e alla cronista, attribuendo pertanto anche al primo frasi sintetiche e di collegamento adoperate solo dalla seconda per riferire della conversazione con l'allora capo dell'opposizione, come, per esempio: «Provocazione, cancro, falsità, teoremi, macigni, invenzioni, attacco alla democrazia: il Cavaliere sfodera tutta la sua grinta per difendere dalla richiesta di arresto Marcello Dell'Utri, amico dai tempi dell'università, fondatore di Forza Italia». Si tratta all'evidenza di una successione di termini che l'onorevole Berlusconi non ha usato e che, pertanto, non gli dovrebbe essere attribuita. Va, inoltre, evidenziato come l'onorevole Berlusconi non abbia mai, nell'intervista, fatto nomi di chicchessia e, in ispecie, dei magistrati che lo hanno querelato.
La Giunta ha esaminato la questione nella seduta del 16 ottobre 2001.
Nel corso dell'esame è emerso che le parole attribuite all'onorevole Berlusconi rientrano nel contesto di polemica politica assai accesa, involgente i temi del rapporto tra politica e magistratura, da sempre terreno di dibattito politico-parlamentare e di aspra contrapposizione tra esponenti dei partiti.
Più in particolare, l'argomento dell'intervista riportata da Gianna Fregonara si calava nella più specifica vicenda della richiesta di esecuzione della misura della custodia cautelare in carcere avanzata nei confronti del deputato Dell'Utri in data 8 marzo 1999, due giorni prima della pubblicazione dell'articolo, dalla procura della Repubblica di Palermo. Dell'affare peraltro la Camera dei deputati ebbe ad occuparsi, nelle sue varie sedi, fino al 13 aprile, data in cui l'Assemblea - come accennato - deliberò di denegare l'autorizzazione all'esecuzione dell'arresto. Già con questo elemento, dunque, si delinea uno stretto collegamento tra le dichiarazioni rese dall'onorevole Berlusconi e l'attività parlamentare. Ma c'è di più.
Il gruppo parlamentare di Forza Italia, movimento politico fondato da Berlusconi e Dell'Utri, era già stato oggetto di richieste di esecuzione di arresti a carico di suoi appartenenti. L'autorità giudiziaria aveva infatti già richiesto alla Camera in precedenza l'autorizzazione all'arresto dei deputati Previti e Giudice, richieste anch'esse respinte con deliberazione dell'Assemblea. Sicché appare chiaro che l'intervista pubblicata il 10 marzo 1999 si collegava non solo ad un singolo episodio della vita parlamentare, bensì ad un vero e proprio filone di temi portati dalla magistratura all'attenzione della Camera.
A conferma di quanto esposto, deve essere sottolineato che i componenti il gruppo parlamentare di Forza Italia per tutta la XIII legislatura si sono impegnati in una incessante attività di sindacato ispettivo sui temi della giustizia, sulle modalità di conduzione delle indagini da parte degli uffici della pubblica accusa e sull'amministrazione dello strumento dei 'pentiti' (principali fonti d'accusa proprio nel caso Dell'Utri). Tra le molte, vale la pena citare l'interpellanza n. 2-00252, presentata il 21 settembre 1996, cofirmata dallo stesso Silvio Berlusconi, inerente al ruolo dei collaboratori di giustizia e in un'indagine a carico dell'onorevole Sgarbi e dell'onorevole Maiolo; e i due atti ispettivi presentati dall'onorevole Donato Bruno sull'attività investigativa della procura di Milano a carico dell'onorevole Berlusconi (l'interrogazione n. 3-01993 e l'interpellanza n. 2-00949) presentati entrambi in epoca anteriore all'articolo giornalistico qui in esame.
In seno alla Giunta è maturata, quindi, la convinzione che l'intervista dell'onorevole Berlusconi debba essere ricollegata al suo ruolo di capo dell'opposizione politica e parlamentare. Egli ha, infatti, denunciato quello che gli appariva un oggettivo squilibrio nell'esercizio della giurisdizione, in ragione del quale, mentre alla sua parte politica venivano dedicate peculiari attenzioni investigative, gli esponenti della parte politica allora in maggioranza, da un lato ne sembravano indenni e, dall'altro, offrivano la candidatura alla dottoressa Elena Paciotti, ex-presidente dell'Associazione nazionale magistrati, nelle elezioni europee previste per il giugno del 1999.
Quanto esposto, dunque, sembra costituire espressione di un diritto di critica di un membro della Camera in ordine a questioni di indubbio rilievo pubblico, nel quadro di quelle attività che possono senz'altro definirsi prodromiche e conseguenti agli atti tipici del mandato. Per questo, la Giunta stessa, all'unanimità, propone all'Assemblea di deliberare nel senso che i fatti oggetto del procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Antonio LEONE, relatore


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