Doc. IV-quater, n. 25





Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità concernente l'onorevole Gianfranco Miccichè con riferimento ad un procedimento penale pendente nei suoi confronti presso il tribunale di Catania (proc. n. 16976/00 RGNR) in seguito ad una querela sporta dal professor Francesco Aiello, sindaco di Vittoria.
Il procedimento trae origine da alcuni articoli apparsi su La Sicilia, La Gazzetta del Sud e Il Giornale di Sicilia il 12 marzo 2000.
La vicenda da cui scaturiscono le dichiarazioni contestate al deputato Miccichè consiste nell'arresto di cinque imprenditori e due impiegati del comune di Vittoria nel corso di un procedimento penale per ipotizzate illiceità connesse nell'assegnazione degli appalti del medesimo comune. Nell'articolo della Sicilia intitolato «Vittoria, i siluri di Miccichè» al deputato siciliano viene contestato di aver affermato: «Il Consiglio comunale di Vittoria? Un consesso ad alto rischio di infiltrazioni mafiose, che dunque va sciolto. L'amministrazione della cosa pubblica a Palazzo Iacono? Allegra. E il sindaco Aiello? L'emblema della lotta demagogica alla criminalità organizzata». Prosegue il capo di imputazione: «Parola di Gianfranco Miccichè: Aiello, ha aggiunto Miccichè, non è un santo. Dice che sulle trattative private non ha mai messo il naso? Sarebbe l'unico sindaco ad aver affidato solo alla burocrazia comunale i piccoli appalti». Per come gli sono attribuite nella querela (quotidiano La Gazzetta del Sud), l'onorevole Miccichè avrebbe altresì affermato di aver chiesto «al ministro dell'interno, Enzo Bianco, lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose; all'assessorato regionale agli Enti locali un'ispezione a Palazzo Iacono; al Prefetto di Ragusa, Oreste Iovino, un accesso amministrativo al municipio». E infine per come la querela le riporta, il deputato Miccichè avrebbe dichiarato al Giornale di Sicilia: «I sette arresti dimostrano che noi non farneticavamo, che avevamo visto giusto. Io spero che il sindaco Aiello resti fuori da questa vicenda ma mi chiedo: poteva non sapere?».
La Giunta ha esaminato il caso nella seduta del 20 marzo 2002.
Nel corso dell'esame è emerso che le parole attribuite all'onorevole Miccichè rientrano nel più ampio contesto dell'eco giornalistica suscitata da ipotizzate irregolarità negli appalti del comune di Vittoria. In tale ambito, due parlamentari di Forza Italia eletti in Sicilia, il medesimo Miccichè ed il senatore Centaro, svolsero una conferenza stampa per esprimere il loro parere sull'accaduto. E ciò non solo in quanto parlamentari ma anche come componenti della commissione d'inchiesta sulla mafia e sui fenomeni criminali similari. A tal riguardo deve essere sottolineato che all'interno della commissione d'inchiesta sulla mafia, nella XIII legislatura, ai sensi dell'articolo 1, comma 4, della legge istitutiva (n. 509 del 1996), fu istituito un comitato sugli appalti delle opere pubbliche e l'onorevole Miccichè ne fu nominato coordinatore (vedi la comunicazione resa dal presidente Del Turco nella seduta plenaria del 14 ottobre 1999). Peraltro, già nella seduta della commissione d'inchiesta del 6 luglio 1999 l'onorevole Miccichè era intervenuto nel corso della discussione che si svolse in seguito all'audizione del ministro dell'interno Jervolino Russo. In tale circostanza l'onorevole Miccichè espresse rilievi proprio in ordine alla tematica delle infiltrazioni mafiose nei consigli comunali e al caso allora d'attualità dello scioglimento dei consigli comunali di Bagheria, Villabate e Ficarazzi in provincia di Palermo. Vale la pena riportarne un passaggio: «Si fa riferimento per quanto riguarda Bagheria a un appalto che in realtà è stato soltanto confermato dall'amministrazione di Bagheria, poiché la prima volta fu dato dai commissari prefettizi insediati dopo il primo scioglimento del consiglio comunale. Tutto ciò è avvenuto a un mese dall'elezione della nuova amministrazione. [...]. Credo che invece al di là di questa valutazione sugli enti locali, in Sicilia dobbiamo andare a fondo sul problema degli appalti».
In seno alla Giunta si è pertanto formata la convinzione che l'onorevole Miccichè nel caso in esame abbia legittimamente esercitato il suo diritto di critica come parlamentare in ordine a questioni di indubbio rilievo pubblico, nel quadro di quelle attività che possono senz'altro definirsi prodromiche e conseguenti agli atti tipici del mandato parlamentare. Al riguardo, si è anche dimostrato il collegamento funzionale tra le parole oggi contestate al deputato e interventi da lui svolti in formali sedi del Parlamento. Per questo, la Giunta stessa, all'unanimità, propone all'Assemblea di deliberare nel senso che i fatti oggetto del procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Erminia MAZZONI, relatore.


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