Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia d'insindacabilità concernente il deputato Vincenzo Visco, con riferimento ad un procedimento civile pendente nei suoi confronti presso il tribunale di Roma a seguito di un atto di citazione depositato dai deputati Gaetano Pecorella e Niccolò Ghedini. La vicenda trae origine da un articolo apparso sulla «Repubblica» del 20 luglio 2001 dal titolo «Visco: basta con gli avvocati di Berlusconi in Parlamento. Stanno governando con violenza inaudita». In tale articolo, a firma di Silvio Buzzanca, per come gli vengono attribuite nell'atto di citazione, l'onorevole Visco avrebbe affermato: «Non è la maggioranza che realizza il suo programma. È un gruppo di persone, un'organizzazione che manu militari cerca di cambiare le condizioni operative a favore della propria parte politica. A proposito del conflitto di interessi, qui siamo a livelli subliminali, incredibili». E ancora: «Sarebbe ora di finirla con questi avvocati del Presidente del Consiglio eletti in Parlamento che hanno cariche e incarichi e stanno lì a fare gli interessi del cliente e non quelli del Paese».
La Giunta ha esaminato il caso nella seduta del 13 dicembre 2001.
Nel corso dell'esame è emerso che le parole attribuite all'onorevole Visco rientrano nel contesto dell'accesa polemica politica che ha accompagnato l`esame parlamentare della proposta di legge di riforma del diritto societario (A.C. n. 1137), esaminata alla Camera, come largamente noto, in sede referente dalle Commissioni riunite II - Giustizia e VI - Finanze tra il 10 e il 24 luglio 2001 e dall'Assemblea dal 27 luglio al 3 agosto 2001.
Occorre ricordare al proposito che la proposta governativa era abbinata all'A.C. 969, a prima firma dell'onorevole Piero Fassino, che recava tra i suoi presentatori anche lo stesso deputato Visco. L`esame in sede referente fu particolarmente teso sia a motivo del fatto che nel provvedimento, così come modificato dalle proposte emendative della maggioranza parlamentare, veniva introdotta una disciplina della cooperazione societaria sfavorevole alle società cooperative ritenute vicine agli ambienti del centro-sinistra, sia in virtù del fatto che, a detta dei deputati dell'opposizione, attraverso le modifiche della disciplina penale del bilancio societario, la maggioranza stessa mirava ad agevolare la posizione processuale di taluni suoi esponenti. Questi elementi di duro confronto parlamentare risultarono poi particolarmente evidenti durante l`esame in Assemblea. Al riguardo basta consultare le risultanze degli atti parlamentari. Significativi esempi al riguardo appaiono, sulle cooperative l`intervento dell'onorevole Bellini, nella seduta del 2 agosto 2001 e, sulle falsità di bilancio, quello dell'onorevole Finocchiaro nella stessa seduta. Degna di menzione, per quel che qui rileva, è anche la lunga serie di brevi e analoghi interventi svoltisi in occasione dell'esame dell'articolo 11 - sempre il 2 agosto - da deputati dell'opposizione (Boccia, Giachetti, Del Bono, Bressa, Melandri, Zani, Duca, Duilio e molti altri) volti - con evidenti caratteri di teatralità - a sottolineare i denunziati interessi particolari sottesi alle modifiche legislative proposte e il fatto che ai lavori parlamentari partecipassero personalità della maggioranza che svolgevano la professione forense per conto di chi asseritamente avrebbe tratto giovamento dall'approvazione del provvedimento.
In tale quadro, l`onorevole Visco ha partecipato ai lavori parlamentari, segnatamente nelle sedute dell'Assemblea, votando a favore degli emendamenti dell'opposizione e contro sul testo degli articoli e sulla votazione finale.
Quanto esposto, dunque, dimostra un indubbio collegamento delle dichiarazioni in questione con l`esercizio del mandato elettivo del deputato Visco. Tali dichiarazioni sembrano costituire espressione di un diritto di critica di un membro della Camera in ordine a questioni di indubbio rilievo pubblico, nel quadro di quelle attività che possono senz`altro definirsi prodromiche e conseguenti agli atti tipici del mandato. Per questo, la Giunta all'unanimità propone all'Assemblea di deliberare nel senso che i fatti oggetto del procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.
Riccardo VILLARI, relatore
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