Doc. IV-quater, n. 13





Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità concernente il senatore Marcello Dell'Utri, deputato nella XIII legislatura, con riferimento ad un procedimento penale pendente nei suoi confronti presso il tribunale di Milano in seguito ad una querela sporta dai dottori Giancarlo Caselli, Guido Lo Forte, Domenico Gozzo, Antonio Ingroia, Mauro Terranova, Lia Sava e Umberto De Giglio. Il procedimento trae origine da un articolo apparso sul Corriere della Sera del 10 marzo 1999, intitolato «Voglio una candidatura all'europee» - sottotitolo: «Dell'Utri: servirà alla difesa io non scapperò. Ai miei familiari dico: sono un eroe perseguitato».
Il capo d'imputazione è così formulato: «[...] affermando, tra l'altro, in relazione all'indagine in corso presso la procura della Repubblica [di Palermo],» Questa richiesta d'arresto è l'inizio della campagna elettorale...il leit-motiv della difesa resta però l'«accanimento politico della procura. Se nel 1994 non avessi fondato Forza Italia non mi sarebbe successo nulla». Quindi il vero bersaglio dei pubblici ministeri è Berlusconi? «Forse, risponde Dell'Utri, avvisando che tra i diplomatici forse significa sì». Occorre sottolineare che nel testo dell'articolo le parole testualmente attribuite all'onorevole Dell'Utri sono intrecciate alle domande del cronista - Paolo Biondani - e a espressioni sintetiche con cui quest'ultimo riferisce di ulteriori impressioni espresse da Dell'Utri stesso. La contestazione dell'accusa pertanto risulta riferita indistintamente al parlamentare e al redattore dell'articolo.

La Giunta ha esaminato il caso nella seduta del 13 dicembre 2001.

Nel corso dell'esame è emerso che le parole attribuite all'onorevole Dell'Utri rientrano nel più ampio contesto di una pagina dedicata dal quotidiano milanese alla richiesta di arresto avanzata dalla procura della Repubblica di Palermo nei confronti del parlamentare in questione, richiesta che sarebbe stata poi respinta dall'Assemblea della Camera il 13 aprile 1999. La vicenda è apparsa alla grande maggioranza della Giunta rientrare nel contesto della polemica politica assai accesa, involgente i temi del rapporto tra politica e magistratura, da sempre terreno di dibattito politico-parlamentare e di aspra contrapposizione tra esponenti dei partiti.
Più in particolare, l'argomento dell'intervista riportata dal Biondani concerneva la vicenda specifica che riguardava direttamente l'onorevole Dell'Utri, deputato all'epoca dei fatti, vale a dire, come accennato, una richiesta di esecuzione di una misura cautelare nei suoi confronti avanzata alla Camera dei deputati, ai sensi dell'articolo 68, secondo comma, della Costituzione. Già con questo elemento, dunque, si delinea uno stretto collegamento tra le dichiarazioni rese dall'onorevole Dell'Utri e la sua attività parlamentare. Ma c'è di più.
Come la Giunta ha già avuto modo di osservare in occasione dell'esame di una richiesta di insindacabilità avanzata dall'onorevole Berlusconi (cfr. il doc. IV-quater, n. 10 approvato dall'Assemblea il 18 ottobre 2001), il gruppo parlamentare di Forza Italia, movimento politico fondato da Berlusconi e Dell'Utri, era già stato oggetto di richieste di esecuzione dell'arresto a carico di suoi appartenenti. L'autorità giudiziaria aveva infatti già richiesto alla Camera in precedenza l'autorizzazione all'arresto dei deputati Previti e Giudice, richieste anch'esse respinte con deliberazione dell'Assemblea. Sicché appare chiaro che l'intervista pubblicata il 10 marzo 1999 si collegava non solo ad un singolo episodio della vita parlamentare, bensì ad un vero e proprio filone di temi portati dalla magistratura all'attenzione della Camera.
A conferma di quanto esposto, deve essere sottolineato che i componenti il gruppo parlamentare di Forza Italia per tutta la XIII legislatura si sono impegnati in una incessante attività di sindacato ispettivo sui temi della giustizia, sulle modalità di conduzione delle indagini da parte degli uffici della pubblica accusa e sull'amministrazione dello strumento dei 'pentiti' (principali fonti d'accusa proprio nel caso Dell'Utri). Tra le molte, vale la pena citare l'interpellanza n. 2-00252, presentata il 21 settembre 1996, a prima firma dell'onorevole Vittorio Sgarbi, inerente al ruolo dei collaboratori di giustizia e in un'indagine a carico dello stesso Sgarbi e dell'onorevole Maiolo; e i due atti ispettivi presentati dall'onorevole Donato Bruno sull'attività investigativa della procura di Milano a carico dell'onorevole Berlusconi (l'interrogazione n. 3-01993 e l'interpellanza n. 2-00949) presentati entrambi in epoca anteriore all'articolo giornalistico qui in esame.
In seno alla Giunta è maturata, quindi, la convinzione che l'intervista dell'onorevole Dell'Utri debba essere ricollegata al suo ruolo di esponente dell'opposizione politica e parlamentare. Egli ha, infatti, denunciato quello che gli appariva un uso dell'esercizio della giurisdizione in chiave impropriamente politica. Peraltro, non è privo di rilievo il fatto che Marcello Dell'Utri parlasse anche e soprattutto mosso da un moto di autodifesa, posto che il provvedimento giudiziario lo attingeva personalmente.
Quanto esposto, dunque, sembra costituire espressione di un diritto di critica di un membro della Camera in ordine a questioni di indubbio rilievo pubblico, nel quadro di quelle attività che possono senz'altro definirsi prodromiche e conseguenti agli atti tipici del mandato. Per questo, la Giunta stessa propone all'Assemblea di deliberare nel senso che i fatti oggetto del procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Vincenzo MILIOTO, relatore


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